🚵 Itinerario tra Valdiezza e Val Leogra: avventura su due ruote tra colli e pianura
Un anello di 40,3 km con circa 440 metri di dislivello positivo, partenza e arrivo a Creazzo, salite collinari, il sentiero Rivamala, sterrati poco battuti, una dorsale panoramica, tratti tecnici e guadi sul Leogra. Una guida completa per affrontarlo in gravel o mountain bike con più consapevolezza, sicurezza e divertimento.
Un itinerario gravel nel Vicentino capace di unire mondi diversi
L’itinerario tra Valdiezza e Val Leogra in bicicletta è uno di quei percorsi che difficilmente si lasciano riassumere con una sola etichetta. Non è una semplice uscita collinare, perché dopo la prima parte movimentata si apre su una pianura scorrevole e su ciclabili urbane. Non è un giro esclusivamente gravel, perché alcuni passaggi ricordano più da vicino la mountain bike leggera. Non è neppure un itinerario puramente turistico: pur rimanendo vicino a Vicenza, richiede attenzione sul fondo, capacità di leggere il terreno e una minima preparazione meccanica.
Il valore del tracciato nasce proprio da questa alternanza. Si parte da Creazzo, alle porte di Vicenza, e si sale progressivamente verso Monteviale. Le strade secondarie e gli sterrati della prima parte portano il ciclista fuori dal ritmo urbano, dentro un paesaggio fatto di campi, boschi, piccole contrade e dorsali. Il sentiero Rivamala aggiunge una componente più dinamica; la deviazione verso la Strada delle False e il collegamento con l’Ortogonale 1 introducono un carattere esplorativo; il tratto in pietra scura richiede prudenza; i guadi sul Leogra trasformano l’uscita in una piccola avventura.
Nel finale il giro cambia ancora. La pianura permette di recuperare fluidità, mentre il rientro attraverso Vicenza e la ciclabile verso Creazzo rende la chiusura più rilassata. Questa progressione è importante anche dal punto di vista fisico: le salite e le difficoltà sono concentrate soprattutto nella prima metà, quando energie e concentrazione sono più alte; la seconda parte consente di riportare gradualmente il ritmo verso un’andatura di endurance.
La traccia riporta 40,3 km, un tempo pedalato indicativo di 2 ore e 58 minuti, una velocità media di 13,6 km/h e circa 440 metri di salita e discesa. Questi numeri descrivono un giro accessibile a un ciclista allenato in modo normale, ma non raccontano tutta la difficoltà. Il fondo umido, i brevi tratti ripidi, le pietre smosse e il livello dei guadi possono cambiare radicalmente la percezione dell’uscita. Per questo è meglio ragionare in termini di terreno e condizioni, non soltanto di chilometri e dislivello.
Verdetto rapido: percorso consigliato a chi ha già una discreta confidenza con sterrati, discese su fondo irregolare e brevi passaggi tecnici. Con terreno asciutto è un giro gravel avventuroso; dopo pioggia può avvicinarsi, in alcuni punti, a una facile uscita MTB.
Scheda tecnica dell’itinerario Valdiezza–Val Leogra
Prima di entrare nella descrizione dettagliata, è utile avere una visione sintetica del percorso. I dati della traccia servono per valutare durata, impegno e materiale da portare, ma devono essere interpretati in base alla stagione. Un giro di quaranta chilometri può risultare relativamente veloce in estate con fondo asciutto oppure molto più lento dopo pioggia, quando bosco, pietre e guadi richiedono continue verifiche.
| Voce | Dettaglio | Indicazione pratica |
|---|---|---|
| Tipo di percorso | Anello | Partenza e arrivo nella stessa area, comodo per logistica e parcheggio. |
| Partenza e arrivo | Creazzo | Controllare il punto esatto sulla traccia prima di partire. |
| Distanza | 40,3 km | Prevedere margine per soste, foto, controlli e tratti a piedi. |
| Tempo pedalato indicativo | 2 h 58 min | Per una giornata tranquilla considerare 3,5–4,5 ore complessive. |
| Dislivello positivo | circa 440 m | Concentrato soprattutto nella parte iniziale e collinare. |
| Altitudine massima | circa 325 m | Quota modesta, ma con microclima diverso tra pianura, dorsale e bosco. |
| Fondo | Asfalto, sterrato compatto, single track, pietra smossa, guadi | Gomme tassellate e freni efficienti aumentano controllo e margine. |
| Difficoltà sentieri | S0–S1 | Facile tecnicamente, con singoli punti da affrontare con cautela. |
| Bici ideale | Gravel robusta o MTB front | Una e-gravel o e-MTB è adatta se gestita con prudenza nei guadi. |
| Pneumatici | 40 mm o più, meglio tassellati | Tubeless consigliato per comfort, grip e gestione delle piccole forature. |
| Navigazione | Traccia GPX fortemente consigliata | Una deviazione non è evidente sulle principali mappe digitali. |
| Punti delicati | Pietra scura, discese ripide, guadi | Dopo pioggia valutare varianti su asfalto e rinunciare ai passaggi dubbi. |
La difficoltà complessiva può essere definita intermedia non tanto per la lunghezza o il dislivello, quanto per la varietà. Il ciclista deve passare rapidamente dalla gestione dello sforzo in salita alla guida sullo sterrato, dalla lettura delle pietre alla verifica di un guado, per poi ritrovare un’andatura regolare in pianura. È proprio questa capacità di adattamento a rendere l’itinerario interessante e formativo.
↑ Torna all’indicePerché questo anello è più interessante di quanto dicano i numeri
Quaranta chilometri e poco più di quattrocento metri di dislivello potrebbero far pensare a un giro semplice. In realtà l’itinerario Valdiezza e Val Leogra è prezioso perché concentra molte esperienze differenti in una distanza relativamente contenuta. In poche ore si attraversano periferia, collina agricola, bosco, dorsale panoramica, contrade, pianura fluviale e rete ciclabile urbana. Il paesaggio non resta mai uguale abbastanza a lungo da diventare monotono.
La prima qualità è la varietà del fondo. L’asfalto serve per collegare i settori, ma non domina l’uscita. Gli sterrati ampi consentono di pedalare con ritmo; i single track aggiungono precisione di guida; le pietre smosse costringono a scegliere la traiettoria; i guadi introducono una variabile naturale. Non si tratta di difficoltà estreme, ma di continui piccoli cambiamenti che tengono alta l’attenzione.
La seconda qualità è la progressione narrativa. Creazzo rappresenta la partenza pratica, Monteviale il passaggio verso la collina, Rivamala il momento più giocoso, la Strada delle False l’anima esplorativa, la dorsale il respiro panoramico, Castelnuovo il ritorno verso i centri abitati e Caldogno la porta della pianura. Vicenza e la ciclabile finale chiudono l’anello con un tratto lineare, quasi una fase di defaticamento.
La terza qualità è la vicinanza alla città. Non serve organizzare una trasferta complessa per vivere una vera uscita gravel. Il percorso dimostra quanto il territorio vicentino sia adatto a collegare aree urbane, colline e corsi d’acqua attraverso strade secondarie e tracciati naturali. Questa accessibilità, però, non deve indurre a sottovalutare il giro. L’ambiente resta variabile e alcuni passaggi richiedono decisioni prudenti.
- È completo: unisce salita, guida tecnica moderata, pianura e ciclabili.
- È allenante: permette di lavorare su ritmo, agilità, equilibrio e resistenza.
- È panoramico: alterna vedute sulla pianura a tratti immersi nel bosco.
- È facilmente personalizzabile: chi non vuole affrontare i passaggi più delicati può rientrare su viabilità asfaltata, verificando prima la variante sulla mappa.
- È adatto al gravel moderno: premia una bici stabile, gomme generose e un assetto orientato al controllo più che alla sola velocità.
Il percorso tappa per tappa: da Creazzo alla Val Leogra e ritorno
Seguire la traccia GPX resta il modo migliore per affrontare il giro, soprattutto nei punti in cui le deviazioni non sono evidenti. La sequenza seguente aiuta però a comprendere in anticipo che cosa aspettarsi, come distribuire le energie e quali passaggi meritano un’attenzione particolare.
1. Partenza da Creazzo: non sprecare energie nei primi chilometri
Creazzo è un punto di partenza strategico perché si trova all’incontro tra la pianura vicentina e le prime ondulazioni collinari. Il giro comincia in modo apparentemente tranquillo, ma è meglio non lasciarsi ingannare. Le difficoltà maggiori si concentrano nella prima metà, quindi i chilometri iniziali dovrebbero essere usati per scaldare gambe, schiena e braccia, verificare la pressione delle gomme e capire immediatamente se il fondo è più umido del previsto.
Su una gravel conviene mantenere un rapporto agile e una cadenza regolare. Cercare velocità sull’asfalto iniziale offre un vantaggio minimo, mentre può aumentare la fatica quando iniziano gli sterrati in salita. Anche in gruppo è utile partire compatti, senza trasformare il tratto di avvicinamento in una gara. Chi conosce già la zona può essere tentato di procedere “a memoria”, ma il percorso contiene deviazioni meno intuitive: la traccia deve essere attiva fin dall’inizio.
2. Da Creazzo a Monteviale: la salita che costruisce il ritmo
Avvicinandosi a Monteviale, il paesaggio cambia. Le strade diventano più strette, il traffico diminuisce e la pianura comincia ad aprirsi alle spalle. L’ascesa alterna strade secondarie e sentieri ampi, con pendenze che possono sembrare più severe quando il fondo assorbe energia. È la fase in cui una gomma troppo gonfia tende a rimbalzare e una pressione eccessivamente bassa aumenta la sensazione di trascinamento: l’assetto corretto rende la pedalata molto più fluida.
Il consiglio è salire seduti nei tratti con trazione incerta, mantenendo il peso distribuito tra le ruote. Alzarsi sui pedali può aiutare sugli strappi asfaltati, ma su ghiaia o terra umida rischia di alleggerire troppo il posteriore. Se la ruota slitta, non serve aumentare la forza: meglio scalare un rapporto, arretrare leggermente il bacino e rendere la pedalata più rotonda. Questa prima salita è anche il punto ideale per capire se l’abbigliamento è corretto. Prima di entrare nel bosco conviene aprire la giacca o alleggerire uno strato, evitando di accumulare sudore.
3. Monteviale: il passaggio dalla pedalata alla guida
Raggiunta la zona di Monteviale, l’uscita cambia carattere. La salita ha già creato un po’ di fatica e il percorso richiede maggiore precisione. Qui è utile abbassare lo sguardo sul terreno senza perdere la visione periferica: buche, piccoli solchi e pietre vanno letti con anticipo, non quando sono già sotto la ruota. La posizione deve restare rilassata, con gomiti leggermente aperti e mani pronte sui freni.
La tentazione di aumentare subito il ritmo in discesa è forte, soprattutto quando il sentiero appare scorrevole. È meglio usare i primi metri per interpretare aderenza e consistenza. Foglie, zone d’ombra e terreno scuro possono nascondere umidità. Un buon ciclista gravel non è quello che entra più veloce in ogni tratto, ma quello che sa adeguare la velocità prima che il fondo lo costringa a farlo.
↑ Torna all’indiceRivamala, Strada delle False e Ortogonale 1
Il sentiero Rivamala: fluido, divertente e mai banale
Il sentiero Rivamala, classificato S1, è uno dei tratti più piacevoli dell’itinerario. La difficoltà tecnica resta moderata, ma il fondo naturale, le curve e l’ambiente ombreggiato richiedono più attenzione rispetto a una strada bianca lineare. In condizioni asciutte può essere affrontato con una gravel ben guidata; con foglie bagnate o terra morbida, una MTB front offre più margine e permette di correggere con maggiore facilità.
La chiave è la fluidità. Frenare continuamente irrigidisce la guida, carica l’avantreno e rende ogni ostacolo più evidente. Meglio scegliere una velocità sostenibile, frenare prima della curva e lasciare che la bici scorra nel punto di massima inclinazione. Le mani devono restare salde ma non contratte. Uno sguardo lontano permette di anticipare la linea, mentre fissare la ruota anteriore porta spesso a reagire troppo tardi.
Il bosco crea frequenti variazioni di luce. Una lente molto scura, perfetta sull’asfalto assolato, può togliere contrasto appena si entra in ombra. Per questo su un percorso gravel tra Valdiezza e Val Leogra è particolarmente utile una lente fotocromatica o comunque abbastanza versatile da proteggere in pianura senza chiudere eccessivamente la visione nei passaggi coperti. La protezione fisica da rami, insetti, fango e polvere resta importante anche quando il sole non è intenso.
La deviazione verso la Strada delle False
A metà della discesa compare una deviazione a destra che non risulta evidente sulle principali mappe digitali. È uno dei motivi per cui la traccia GPX è indispensabile. Il largo sentiero sterrato scende con pendenza marcata verso la Strada delle False, parte del più ampio tracciato dell’Ortogonale 1. In questo punto l’orientamento non deve dipendere soltanto dalla direzione generale: due sentieri apparentemente simili possono portare in aree differenti.
Prima di imboccare la deviazione è utile fermarsi, controllare il dispositivo e osservare il terreno. Se il fondo è molto bagnato, se la vegetazione ha coperto la traccia o se il gruppo è composto da persone con capacità diverse, il passaggio deve essere rivalutato. Una sosta di trenta secondi evita spesso dieci minuti di ritorno in salita. Scaricare la mappa offline protegge anche dalla mancanza di segnale.
Ortogonale 1: natura, silenzio e senso di esplorazione
Il tratto dell’Ortogonale 1 attraversato dall’itinerario offre una dimensione diversa dal resto del giro. L’ambiente appare più isolato, la vegetazione è fitta e il rumore della pianura scompare. È il momento in cui il percorso esprime al meglio la sua anima gravel: non la ricerca della difficoltà estrema, ma la scoperta di collegamenti secondari che permettono di leggere il territorio da una prospettiva nuova.
In queste aree è importante mantenere un comportamento rispettoso. La velocità deve essere adeguata alla visibilità; escursionisti, animali e mezzi agricoli possono comparire improvvisamente; i cancelli eventualmente presenti vanno lasciati come sono stati trovati. Dopo piogge intense, evitare derapate e passaggi che scavano il fondo riduce l’erosione e mantiene il sentiero percorribile anche per chi verrà dopo.
Regola pratica per Rivamala e Strada delle False: entra più lentamente di quanto pensi necessario, aumenta il ritmo solo dopo aver verificato il grip e non esitare a scendere dalla bici se il sentiero è viscido o fortemente scavato.
Dorsale panoramica e 300 metri di fondo in pietra scura
Dopo il settore naturale, il percorso torna su asfalto e raggiunge la dorsale che collega l’area di Gambugliano a Isola Vicentina. Il tratto rialzato offre vedute aperte sulla valle e rappresenta un cambio di ritmo importante. È il momento giusto per bere, mangiare qualcosa e rilassare mani e spalle. La difficoltà successiva non è lunga, ma richiede lucidità.
Il sentiero che segue appare inizialmente ampio e invitante. Dopo poche decine di metri, però, la superficie cambia: compaiono pietre scure, smosse e irregolari. Quando il terreno è asciutto, la difficoltà deriva soprattutto dalla scelta della linea e dalla capacità di mantenere inerzia. In condizioni umide, le pietre possono diventare scivolose e le zone tra un blocco e l’altro possono trattenere fango.
Il tratto critico misura circa 300 metri. Non è necessario affrontarlo come una prova di abilità. Chi non si sente sicuro può scendere e spingere la bici senza compromettere il valore dell’uscita. Anzi, riconoscere il limite è parte della buona guida fuoristrada. Una caduta a bassa velocità su pietre appuntite può causare danni a ciclista, cambio, disco o ruota; percorrere a piedi cinquanta metri costa pochissimo in confronto.
Come guidare sulle pietre smosse
La scelta della traiettoria viene prima della forza. Cerca una linea continua, evita i gradini più alti e non cambiare direzione all’ultimo momento. Il corpo deve restare centrale, con il peso leggermente arretrato nelle pendenze negative ma senza scaricare completamente l’avantreno. Una ruota anteriore troppo leggera perde precisione; una troppo caricata si incastra tra le pietre.
Usa i freni in modo progressivo. Bloccare il posteriore può sembrare rassicurante, ma riduce il controllo e sposta pietre sotto la gomma. Il freno anteriore resta fondamentale, purché venga modulato con sensibilità e rilasciato nei punti più sconnessi. Se devi superare un ostacolo, guarda l’uscita e lascia che braccia e gambe assorbano il colpo. Sulla gravel, alzarsi leggermente dalla sella permette alla bici di muoversi sotto il corpo.
La discesa verso Castelnuovo
Superato il segmento in pietra, una discesa asfaltata molto ripida porta rapidamente verso Castelnuovo di Isola Vicentina. Il fondo più regolare può indurre ad accelerare troppo dopo la tensione del tratto tecnico. È preferibile considerare la discesa come una fase separata: verificare che i freni non siano surriscaldati, mantenere una linea prevedibile e controllare la presenza di ghiaia nelle curve.
In prossimità del centro abitato aumenta la possibilità di incontrare auto, pedoni, accessi privati o mezzi agricoli. La velocità va ridotta prima delle intersezioni. Il primo guado del percorso si trova in questa zona e, durante l’uscita descritta nella traccia originale, risultava asciutto e facilmente attraversabile. Questa condizione non è garantita: il letto del corso d’acqua può cambiare dopo piogge e manutenzioni.
Il tratto più tecnico non definisce il valore del giro. Camminare per qualche metro non significa “non essere capaci”: significa proteggere l’uscita, la bici e il gruppo quando il margine si riduce.
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I guadi sul Leogra: il passaggio più variabile dell’intero itinerario
Entrando in pianura, il percorso diventa più scorrevole e alterna strade secondarie a sterrati compatti. La sensazione di facilità aumenta, ma è proprio qui che compare la variabile meno prevedibile: l’acqua. In prossimità di Caldogno si affrontano i passaggi sul torrente Leogra. Durante la prova descritta nel percorso, un guado presentava circa 30 centimetri d’acqua e un fondo compatto, tanto da consentire l’attraversamento in sella. Al ritorno il livello risultava più alto e bagnarsi i piedi era quasi inevitabile.
Questi dati raccontano una singola uscita, non una condizione permanente. Il livello può cambiare in poche ore a causa delle piogge nel bacino, non soltanto del meteo visibile nel punto in cui ci si trova. Un cielo sereno sopra Caldogno non garantisce un corso d’acqua basso se a monte ha piovuto. Anche il fondo può essere modificato dalla corrente: pietre spostate, sabbia, fango, rami e buche cambiano la sicurezza del passaggio.
Come valutare un guado prima di entrare
Fermati sulla riva e osserva almeno quattro elementi: profondità, velocità della corrente, regolarità del fondo e qualità dell’uscita. L’acqua torbida impedisce di vedere ostacoli; una corrente laterale può spostare la ruota; un bordo ripido sull’altra sponda può rendere difficile ripartire. Non basarti soltanto sulle tracce lasciate da altri ciclisti, perché potrebbero essere state create in condizioni diverse.
Se decidi di attraversare in sella, scegli un rapporto agile ma non troppo leggero, mantieni una velocità costante e pedala senza strappi. Evita frenate improvvise e movimenti laterali. Nei guadi bassi può essere utile tenere i pedali quasi orizzontali e avanzare con brevi colpi, ma la tecnica dipende dalla profondità. Se l’acqua raggiunge mozzi o movimento centrale, se la corrente è forte o se il fondo non è visibile, la scelta più prudente è rinunciare e cercare una variante.
Attraversare a piedi non è sempre più sicuro
Scendere dalla bici sembra automaticamente prudente, ma una corrente importante può rendere instabile anche chi cammina. La bici offre appoggio, ma può essere trascinata dall’acqua e sbilanciare. Prima di entrare a piedi, slaccia eventuali sistemi che impediscono di liberarsi rapidamente, tieni la bici a monte rispetto al corpo e avanza con passi corti. Le scarpe con suola rigida da ciclismo possono scivolare sulle pietre lisce: questo dettaglio va considerato.
Dopo il guado: freni, trasmissione e comfort
Una volta fuori dall’acqua, aziona delicatamente i freni per asciugare dischi e pastiglie prima di una discesa o di un incrocio. Se il fondo era fangoso, controlla che non ci siano rami tra cambio e ruota. L’acqua può lavare parte del lubrificante della catena, soprattutto nei passaggi ripetuti; per un giro di questa lunghezza non serve normalmente intervenire subito, ma al rientro è importante pulire e rilubrificare la trasmissione.
Dal punto di vista personale, calze bagnate e scarpe chiuse possono diventare fastidiose anche se mancano pochi chilometri. In primavera e autunno conviene portare un paio di calze sottili di ricambio in una busta impermeabile. In estate, scarpe ben ventilate asciugano più rapidamente. In ogni stagione, evitare di restare fermi a lungo subito dopo l’attraversamento limita la sensazione di freddo.
- Non attraversare se non riesci a vedere o valutare il fondo.
- Non entrare solo perché altri ciclisti lo hanno fatto in precedenza.
- Controlla la corrente con un ramo o da una posizione sicura, senza esporti.
- Proteggi telefono, chiavi e documenti in una custodia impermeabile.
- Dopo il guado verifica la risposta dei freni prima di aumentare la velocità.
Dalla pianura di Caldogno a Vicenza e ritorno a Creazzo
Dopo i guadi, la parte più avventurosa è alle spalle. Il percorso continua nella pianura vicentina, dove sterrati ben battuti e strade secondarie consentono di ritrovare una cadenza regolare. Questa fase non deve essere considerata soltanto un trasferimento. Dopo salite, discese e tratti tecnici, il corpo ha bisogno di tornare a una posizione rilassata: aprire le mani, muovere le spalle, cambiare presa e bere aiuta a ridurre tensioni accumulate.
Avvicinandosi a Vicenza aumenta la presenza di incroci, ciclisti, pedoni e traffico urbano. La concentrazione deve quindi cambiare obiettivo. Nel bosco il rischio principale era il fondo; in città sono le interazioni con gli altri utenti. Le ciclabili offrono protezione, ma non eliminano attraversamenti, accessi laterali e persone che cambiano direzione senza preavviso. Il campanello, una luce anteriore anche di giorno e una velocità moderata migliorano la convivenza.
Il collegamento ciclabile verso Creazzo rende il finale particolarmente gradevole. Il fondo regolare permette di completare l’anello senza ulteriori difficoltà tecniche e di valutare le sensazioni dell’uscita. È un buon momento per capire se la pressione delle gomme era corretta, se l’alimentazione è stata sufficiente e se il setup ha prodotto dolori o fastidi. Annotare queste informazioni subito dopo il giro aiuta a preparare meglio la ripetizione successiva.
Chi affronta l’itinerario in gruppo dovrebbe arrivare compatto al tratto urbano. Lasciare indietro un compagno negli ultimi chilometri è un errore frequente: proprio quando si pensa che il giro sia finito, stanchezza e distrazione possono aumentare. La vera conclusione è il ritorno al punto di partenza, non l’uscita dal bosco.
Ultimi chilometri, stessa attenzione: il tratto finale è più facile, ma traffico, incroci e stanchezza richiedono lucidità. Usa la ciclabile come fase di recupero, non come sprint conclusivo.
Video, mappa e traccia Komoot del percorso
Demon è partner di INTO PREALPS Bike Adventure, il progetto che ha creato l’itinerario. Prima della partenza guarda il video, apri la traccia e salvala sul dispositivo che utilizzerai. Nei settori meno evidenti è preferibile avere anche una copia offline sullo smartphone.
La durata reale dipende dal ritmo, dalle soste e dalle condizioni del fondo. Il tempo Komoot rappresenta una stima di movimento, non il tempo totale della giornata. Per una prima percorrenza è ragionevole aggiungere almeno trenta-sessanta minuti per foto, controlli, guadi, eventuali tratti a piedi e piccoli imprevisti.
↑ Torna all’indiceGravel, MTB o e-bike: quale bici è più adatta?
Il percorso può essere affrontato con bici differenti, ma ogni scelta cambia il modo in cui si vive l’uscita. La domanda corretta non è soltanto “si può fare?”, bensì “quanto margine voglio avere nei tratti tecnici e quanto desidero essere veloce in pianura?”.
Gravel bike
È la scelta più equilibrata per chi possiede buona tecnica e monta gomme generose. Sull’asfalto e nella pianura è efficiente; sugli sterrati compatti permette di mantenere ritmo; nei tratti S0–S1 resta divertente. Il limite emerge sulle pietre smosse e con terreno molto bagnato, dove manubrio stretto, posizione più raccolta e assenza di sospensione riducono il margine.
Una gravel con geometria stabile, freni a disco, rapporti agili e coperture da almeno 40 mm è preferibile a un modello molto corsaiolo con gomme sottili e battistrada quasi liscio.
Mountain bike front
Una hardtail offre più sicurezza su Rivamala, pietre e discese sconnesse. La forcella assorbe gli impatti, il manubrio largo facilita le correzioni e le gomme da MTB aumentano il grip. In cambio, la bici è meno rapida nei trasferimenti asfaltati e in pianura.
Per chi ha poca esperienza gravel o vuole affrontare il giro dopo un periodo umido, la MTB front è spesso la scelta più rilassante. Una full suspension non è necessaria, anche se può essere usata senza problemi.
E-gravel ed e-MTB
L’assistenza elettrica rende più accessibili le salite iniziali, ma non semplifica automaticamente la guida. Il peso maggiore aumenta lo spazio di frenata, rende più impegnativo sollevare la bici e può creare difficoltà se bisogna attraversare un guado a piedi. Nei passaggi in pietra serve una velocità ancora più controllata. La batteria dovrebbe essere sufficiente per il giro, ma è utile partire con carica completa perché fango, pressione bassa e rapporti aggressivi aumentano i consumi.
Prima dei guadi, verifica le indicazioni del produttore relative all’esposizione all’acqua. Le e-bike moderne sono progettate per l’uso outdoor, ma non devono essere immerse oltre i limiti previsti. Se il livello è alto, la presenza di motore e batteria è un motivo in più per scegliere una deviazione.
Bici trekking e bici da corsa
Una trekking robusta con gomme tassellate può completare gran parte del percorso, ma manubrio, peso e componenti devono essere adatti ai tratti sconnessi. Portapacchi e borse vanno fissati bene, perché le vibrazioni possono allentare viti o far oscillare il carico.
La bici da corsa tradizionale non è consigliata. Gomme strette, rapporti lunghi e minore protezione contro urti e pizzicature riducono troppo il margine su pietra, sterrato e guadi. Anche una all-road dovrebbe montare coperture adeguate e affrontare soltanto condizioni asciutte.
| Bici | Vantaggi | Limiti | Valutazione |
|---|---|---|---|
| Gravel 40–45 mm | Veloce, versatile, perfetta sul misto | Richiede tecnica sulle pietre | Scelta ideale con fondo asciutto |
| MTB front | Grip, controllo, comfort | Più lenta in pianura | Scelta più sicura con umido |
| E-gravel | Aiuto nelle salite, buona scorrevolezza | Peso e attenzione nei guadi | Adatta con esperienza |
| E-MTB | Massimo margine sul tecnico | Peso, autonomia, acqua | Comoda ma da gestire con prudenza |
| Trekking | Comfort e praticità | Assetto meno preciso | Solo con gomme e freni adeguati |
| Bici da corsa | Velocità su asfalto | Poco margine sullo sterrato | Sconsigliata |
Gomme, pressioni, rapporti e freni per affrontare il misto
Su un itinerario così variabile, le gomme incidono più di molti componenti costosi. Una copertura veloce ma troppo liscia può funzionare bene nella pianura asciutta e diventare limitante appena il bosco trattiene umidità. Al contrario, una gomma molto aggressiva offre controllo ma aumenta resistenza nei chilometri finali. L’equilibrio migliore è un battistrada scorrevole al centro con tasselli laterali sufficientemente pronunciati.
Larghezza: perché 40 mm è il punto di partenza
Il percorso originale consiglia gomme tassellate da 40 mm o superiori. Questa misura offre un volume d’aria sufficiente per assorbire pietre e irregolarità senza penalizzare troppo l’asfalto. Chi usa cerchi compatibili e telaio con spazio adeguato può scegliere 42–45 mm per aumentare comfort e grip. Una MTB con gomme da 2,1–2,3 pollici dispone naturalmente di più margine.
La larghezza nominale non coincide sempre con quella reale: cerchio, carcassa e pressione possono modificare la misura. Controlla lo spazio nel telaio anche con fango. Una gomma che passa a pochi millimetri dal carro quando è pulita può accumulare terra e detriti fino a bloccare la ruota.
Pressione: non copiare un numero senza contesto
Non esiste una pressione universale. Peso del ciclista, peso della bici, sezione, larghezza interna del cerchio, presenza di camera o tubeless, stile di guida e umidità del fondo cambiano il valore corretto. La regola generale è cercare abbastanza sostegno da evitare urti sul cerchio, ma non così tanto da far rimbalzare la bici sulle pietre.
Prima di partire, usa una pressione già collaudata su percorsi simili. Se senti l’avantreno nervoso e perdi aderenza sulle piccole pietre, la pressione potrebbe essere eccessiva. Se la gomma si muove in curva, tocca il cerchio o appare instabile, potrebbe essere troppo bassa. Effettua modifiche piccole e annotate, non correzioni casuali di mezzo bar alla volta.
Tubeless e kit di riparazione
Il tubeless è particolarmente utile perché consente pressioni più basse e sigilla molte piccole perforazioni. Non elimina però il rischio di tagli, stallonamenti o perdita completa d’aria. Porta sempre almeno una camera compatibile, leve, pompa o CO₂, strumento per vermicelli e un piccolo elemento per riparare tagli importanti. Controlla il lattice prima dell’uscita: un sistema tubeless asciutto offre un vantaggio soltanto teorico.
Rapporti e trasmissione
Le salite non raggiungono quote elevate, ma alcuni strappi su fondo irregolare richiedono rapporti agili. Un rapporto minimo vicino a 1:1 o più corto permette di pedalare seduti e mantenere trazione. Il monocorona semplifica la gestione; la doppia corona offre maggiore progressione in pianura. Entrambe le soluzioni funzionano, purché la trasmissione sia pulita e il cambio regolato.
Freni
Freni a disco efficienti sono fortemente consigliati. Controlla spessore delle pastiglie, centratura delle pinze e stato dei dischi. Dopo i guadi la frenata può essere temporaneamente meno pronta: aziona i freni con anticipo e lascia che il contatto asciughi le superfici. In una lunga discesa ripida evita di tenere le leve continuamente tirate; alternare e modulare riduce surriscaldamento e affaticamento delle mani.
Setup equilibrato: gravel con gomme tassellate 40–45 mm, tubeless in buono stato, rapporto agile, freni a disco controllati e pressione già testata. Non è necessario inseguire il componente più leggero: qui contano stabilità e affidabilità.
Periodo migliore, terreno e condizioni meteorologiche
L’itinerario può essere percorso in più stagioni, ma il suo carattere cambia radicalmente. Quota e dislivello sono contenuti, quindi il limite principale non è la neve in alta montagna, bensì la combinazione tra pioggia, fango, vegetazione, caldo in pianura e livello dei corsi d’acqua.
Primavera
La primavera offre temperature piacevoli e paesaggi molto verdi. È probabilmente uno dei periodi migliori, a condizione di verificare le piogge dei giorni precedenti. Il bosco può trattenere umidità per molto tempo e i guadi possono essere più alti. Dopo una settimana asciutta, il fondo tende a essere compatto e il contrasto tra collina e pianura è particolarmente bello.
Estate
In estate conviene partire presto. La prima parte collinare offre zone ombreggiate, mentre la pianura e le ciclabili finali possono diventare molto calde nelle ore centrali. Porta più acqua di quanto suggerisca la sola distanza: quaranta chilometri a ritmo moderato sembrano pochi, ma l’umidità e i continui rilanci aumentano il consumo. Dopo periodi secchi la polvere diventa un fattore importante, soprattutto se si pedala in gruppo.
Autunno
L’autunno può regalare colori eccezionali e temperature ideali. Le foglie, però, nascondono pietre, solchi e radici. Nei tratti di Rivamala e sulla pietra scura il grip può diminuire anche senza pioggia recente. Le giornate più corte richiedono una luce anteriore e posteriore, oltre a una lente adatta al rientro con luminosità ridotta.
Inverno
Le quote modeste rendono il giro teoricamente praticabile anche in inverno, ma ghiaccio, terreno saturo e ore di luce limitate possono trasformarlo. Le zone ombreggiate vanno trattate con prudenza, specialmente al mattino. Se le temperature sono vicine allo zero o il terreno è molto bagnato, è più sensato scegliere una variante asfaltata o rimandare l’uscita.
| Stagione | Punti di forza | Rischi principali | Scelta consigliata |
|---|---|---|---|
| Primavera | Temperature miti, natura verde | Fango e guadi alti | Partire dopo alcuni giorni asciutti |
| Estate | Fondo asciutto, giornate lunghe | Caldo, polvere, disidratazione | Partenza al mattino presto |
| Autunno | Colori e clima piacevole | Foglie scivolose, luce ridotta | Gomme tassellate e luci |
| Inverno | Poca affluenza | Gelo, terreno saturo, buio | Solo con condizioni stabili |
Quanto conta la pioggia dei giorni precedenti?
Conta più della previsione del giorno stesso. Il sole può asciugare rapidamente le strade aperte, ma non il terreno sotto gli alberi. Le pietre restano viscide, i solchi trattengono acqua e il Leogra può ricevere portata da aree lontane. Prima di partire controlla almeno le precipitazioni delle ultime 48–72 ore e osserva eventuali avvisi locali.
↑ Torna all’indiceSicurezza sul percorso: decisioni semplici che fanno la differenza
Questo itinerario non è estremo, ma combina elementi che possono sommarsi: fondo umido, deviazioni poco visibili, guadi, traffico nei trasferimenti, pietre, stanchezza e luce variabile. La sicurezza nasce dalla gestione dell’insieme. Casco e freni sono fondamentali, ma non sostituiscono la capacità di rallentare, fermarsi e cambiare programma.
Parti con la traccia già pronta
Aprire il link soltanto quando ci si è persi è troppo tardi. Scarica la traccia, verifica che il dispositivo la legga, attiva le mappe offline e porta una fonte di energia. Se usi lo smartphone sul manubrio, proteggilo da acqua e urti. Un piccolo power bank può essere utile, soprattutto se registri l’attività, scatti foto e usi la navigazione contemporaneamente.
Comunica il giro
Se pedali da solo, comunica a una persona il percorso, l’orario di partenza e una finestra di rientro. Non serve creare allarme: è una buona abitudine che accelera la gestione di un problema. Condividere il link Komoot è più utile di un generico “vado verso Monteviale”.
Gestisci il gruppo in base al ciclista meno esperto
In un gruppo misto, il ritmo deve essere definito dalla persona che ha meno confidenza sui tratti tecnici. Le salite separano per capacità fisica, le discese per tecnica: aspettare soltanto in cima non basta. Stabilite punti di ricongiungimento prima dei bivi e non lasciate che chi è in difficoltà affronti da solo pietre o guadi.
Riduci la velocità dove la visibilità è limitata
Curve nel bosco, strade agricole e accessi privati possono nascondere pedoni, animali o mezzi. La traccia non garantisce l’assenza di ostacoli. Su un sentiero condiviso, la priorità pratica è poter arrestare la bici nello spazio visibile. Usare il campanello con anticipo è più rispettoso che arrivare alle spalle di un escursionista frenando all’ultimo momento.
Rinuncia ai guadi incerti
Non esiste un “obbligo” di completare la linea esatta. Se l’acqua è alta, torbida o veloce, cerca una deviazione su strada. La traccia è uno strumento, non un contratto. La stessa logica vale per il tratto in pietra: se il grip è scarso, scendi o torna indietro.
In caso di emergenza
In Italia il numero unico di emergenza è il 112. Comunica posizione, tipo di incidente, numero di persone coinvolte e condizioni del ferito. Se la zona è accessibile, evita di spostare una persona con possibile trauma serio salvo pericolo immediato. Conserva la batteria e segui le istruzioni dell’operatore. Un kit di primo soccorso compatto non sostituisce la formazione, ma consente di gestire abrasioni e piccoli tagli.
- Casco correttamente regolato e guanti sempre indossati.
- Luce posteriore accesa anche di giorno nei trasferimenti.
- Traccia offline e telefono protetto dall’acqua.
- Controllo meteo e piogge precedenti, non solo previsione oraria.
- Nessuna pressione sociale nei tratti tecnici: si scende quando serve.
Abbigliamento, occhiali, acqua, cibo e kit meccanico
Un percorso di circa tre ore pedalate non richiede il carico di un viaggio, ma la varietà del terreno giustifica una preparazione completa. Portare troppo peso rende la bici meno piacevole; dimenticare un oggetto essenziale può trasformare una piccola foratura o un guado in un problema. L’obiettivo è un kit leggero, ordinato e realmente utilizzabile.
Casco e guanti
Il casco deve essere della misura corretta, stabile e chiuso. I guanti migliorano presa e protezione in caso di caduta. Nei tratti sconnessi riducono l’affaticamento, mentre nelle giornate calde aiutano a gestire il sudore sulle mani. Controlla che le leve siano raggiungibili dalla posizione che usi in discesa.
Occhiali da ciclismo
Gli occhi vengono esposti a polvere, insetti, rami, vento e cambi continui tra sole e ombra. Un occhiale avvolgente con lente ampia protegge fisicamente e mantiene il campo visivo libero. Una lente fotocromatica è particolarmente adatta quando si passa dalla pianura luminosa al bosco; una lente specchiata categoria 3 può offrire più comfort nelle giornate estive molto chiare, ma deve conservare sufficiente visibilità nei tratti coperti.
La stabilità conta quanto la lente. Nasello e aste devono mantenere l’occhiale fermo sulle vibrazioni, senza creare pressione eccessiva. Chi necessita di correzione visiva può scegliere modelli con clip ottica o lenti graduate dedicate, verificando che il campo periferico resti adeguato alla guida.
Abbigliamento a strati
Tra salita, bosco e pianura la temperatura percepita cambia. Una base traspirante, una maglia adatta alla stagione e uno strato antivento leggero coprono gran parte delle condizioni. In primavera e autunno, manicotti o gilet permettono di regolare la protezione senza riempire le tasche. Evita capi molto larghi che possono impigliarsi o muoversi con il vento.
Acqua e alimentazione
La quantità d’acqua dipende da temperatura e intensità, ma è meglio partire autonomi senza contare su fonti lungo la traccia. Per un’uscita di tre-quattro ore complessive, molti ciclisti portano due borracce o una sacca idrica. Bevi a intervalli regolari prima di avvertire sete intensa. Una barretta, un panino piccolo, frutta secca o gel possono coprire il fabbisogno; scegli alimenti già testati, non novità difficili da digerire.
La prima parte collinare richiede energia, quindi aspettare i guadi per mangiare può essere tardi. Una piccola assunzione dopo la salita iniziale e una seconda prima della pianura aiutano a mantenere lucidità. Il cibo non serve soltanto alla performance: una riduzione di energia peggiora coordinazione e capacità decisionale.
Kit meccanico minimo
- Camera d’aria compatibile anche con setup tubeless.
- Leve copertone, pompa efficiente o due cartucce CO₂.
- Multitool con brugole, Torx e smagliacatena.
- Falsa maglia compatibile con la catena.
- Kit vermicelli e materiale per un taglio nel copertone.
- Fascette, piccolo nastro resistente e guanti sottili monouso.
- Documento, denaro, telefono e chiavi in custodia impermeabile.
Calze di ricambio e busta impermeabile
È un dettaglio semplice ma molto utile su questo percorso. Una coppia di calze sottili pesa poco e può rendere più confortevole il rientro dopo un guado. Mettila in una busta richiudibile; la stessa busta può contenere le calze bagnate. Nei mesi freddi valuta anche copriscarpe compatibili con il fango, ricordando che nessuna protezione leggera mantiene asciutti se l’acqua supera la caviglia.
↑ Torna all’indiceCome distribuire le energie sui 40 km dell’anello
Il dislivello totale è moderato, ma la sua distribuzione suggerisce una strategia precisa. La prima parte deve essere affrontata con margine, perché alle salite seguono tratti che richiedono concentrazione. Arrivare a Rivamala già affaticati non riduce soltanto la velocità: peggiora la capacità di scegliere linee, modulare i freni e reagire agli ostacoli.
Prima fase: riscaldamento controllato
Nei primi venti-trenta minuti mantieni un’intensità che consenta di parlare. La cadenza dovrebbe essere fluida e i rapporti sufficientemente agili. Se usi cardiofrequenzimetro o misuratore di potenza, evita di inseguire numeri rigidi: il terreno modifica lo sforzo. L’obiettivo è arrivare alla salita principale con respirazione stabile.
Seconda fase: salita e sterrati
Sugli strappi non serve mantenere la velocità del compagno più forte. Pedalare oltre soglia per pochi minuti può creare un debito che si paga nel tratto tecnico. Riduci il rapporto prima che la cadenza crolli e resta seduto quando il fondo richiede trazione. Brevi recuperi sulle dorsali sono più efficaci di una sosta lunga dopo essersi svuotati.
Terza fase: guida tecnica
Qui la priorità non è allenante. Mantieni una velocità che permetta di osservare e correggere. Le braccia devono restare morbide; stringere troppo il manubrio consuma energia e riduce precisione. Se avverti mani intorpidite, fermati un minuto, cambia la posizione delle leve per il futuro e riparti soltanto quando la presa è sicura.
Quarta fase: pianura e rientro
Dopo Castelnuovo il ritmo può diventare più regolare. È facile esagerare perché il fondo scorre, ma i guadi e il tratto urbano richiedono ancora attenzione. Mantieni un’andatura endurance e usa la ciclabile finale per defaticare. Un ultimo sprint non aggiunge valore all’uscita e aumenta il rischio quando la concentrazione è in calo.
Strategia semplice: facile all’inizio, regolare in salita, prudente sul tecnico, costante in pianura. L’itinerario premia chi conserva lucidità più di chi cerca la massima velocità media.
Logistica, orientamento e buone abitudini sul territorio
Il punto esatto di partenza va individuato dalla traccia Komoot. Prima di raggiungere Creazzo, controlla dove è consentito parcheggiare e non occupare accessi, aree private o spazi destinati ai residenti. Un itinerario vicino alla città non deve creare disagio a chi vive nelle località attraversate.
Orario di partenza
In estate la mattina presto riduce caldo e traffico. In autunno e inverno è meglio partire abbastanza tardi da evitare il gelo nei punti ombreggiati, ma con margine per rientrare prima del buio. Considera il tempo totale e non soltanto le tre ore pedalate: una foratura, un guado da aggirare o una sosta fotografica possono allungare la giornata.
Traccia e dispositivi
Carica completamente ciclocomputer e smartphone. Se il dispositivo consente avvisi di svolta, attivali, ma non affidarti soltanto ai segnali acustici: nei boschi la precisione GPS può ridursi. Porta il telefono in una posizione raggiungibile senza dover svuotare borse. Una mappa di backup sullo smartphone è utile anche se navighi con un ciclocomputer separato.
Rispetto dei sentieri
Rallenta in presenza di persone, saluta e lascia spazio. Non tagliare le curve, non creare nuove linee e non entrare in campi coltivati. Se incontri un cancello, verifica se il passaggio è consentito e richiudilo. In caso di lavori forestali o segnaletica temporanea, rispetta le indicazioni anche se la traccia continua oltre.
Rifiuti e manutenzione
Conserva involucri, camere d’aria e cartucce CO₂. Un piccolo sacchetto richiudibile evita di sporcare tasche e borse. Dopo il giro, pulisci la bici senza scaricare fango e lubrificanti nei corsi d’acqua. Controlla particolarmente trasmissione, pastiglie e cuscinetti se hai attraversato i guadi.
Fotografia senza bloccare il percorso
Le dorsali e i tratti naturali invitano a fermarsi. Scegli uno spazio fuori dalla linea di passaggio, appoggia la bici in modo stabile e non sostare subito dopo una curva. Se scatti foto al gruppo, concorda il punto prima di separarti: tornare indietro contromano su un sentiero stretto può creare rischi.
Prima di chiudere l’auto: casco, scarpe, borracce, traccia, pompa, camera, telefono, chiavi e documento. Una checklist di trenta secondi evita di scoprire una dimenticanza quando la salita è già iniziata.
A chi è adatto l’itinerario e chi dovrebbe scegliere una variante
Il giro è adatto a ciclisti intermedi che abbiano già esperienza su strade bianche e semplici sentieri. Non serve una tecnica da enduro, ma è importante saper frenare in discesa, affrontare pietre smosse, alzarsi dalla sella e prendere decisioni autonome. La forma fisica necessaria è moderata: chi pedala regolarmente 30–50 km su terreno misto dovrebbe gestire la distanza, purché mantenga un ritmo adeguato.
Principianti gravel
Un principiante può affrontarlo con una guida esperta, fondo asciutto e bici adatta. È utile provare prima un percorso più semplice per prendere confidenza con manubrio, rapporti e frenata. Il tratto in pietra può essere percorso a piedi senza problemi; i guadi devono essere valutati sul posto. La prima esperienza non dovrebbe coincidere con il giorno successivo a piogge forti.
Ciclisti su strada
Chi proviene dalla bici da corsa possiede spesso buona resistenza, ma può sottovalutare la tecnica. Su sterrato la velocità media ha meno valore e la frenata deve essere anticipata. Una gravel ben configurata e un’uscita di prova su ghiaia sono consigliate prima di affrontare Rivamala.
Famiglie e ragazzi
Il percorso completo non è una ciclabile per famiglie. Guadi, discese ripide e tratti S1 richiedono esperienza, bici adeguate e autonomia. Ragazzi allenati e abituati alla MTB possono partecipare sotto la responsabilità di adulti competenti, ma il gruppo deve essere piccolo e omogeneo. Per bambini o ciclisti occasionali è preferibile scegliere soltanto i tratti pianeggianti e ciclabili.
Chi usa una e-bike
L’assistenza aiuta fisicamente, ma il peso richiede sicurezza nella guida. Chi non sa controllare una e-MTB su pietre o spingerla in un guado dovrebbe evitare il percorso completo. La modalità di assistenza più alta non sostituisce l’equilibrio e può far slittare la ruota posteriore sulle salite sterrate.
Quando scegliere una variante
Scegli una variante su asfalto se il terreno è saturo, i guadi sono alti, la visibilità è scarsa o un componente del gruppo è affaticato. Non improvvisare deviazioni senza mappa. Il territorio offre numerose strade, ma alcune possono essere trafficate o non collegarsi come previsto. Individua in anticipo almeno due punti in cui abbandonare l’anello e rientrare verso Creazzo.
↑ Torna all’indiceGli errori più comuni su un percorso gravel misto
1. Guardare soltanto chilometri e dislivello
Quaranta chilometri non sono molti per un ciclista allenato, ma fondo e condizioni possono raddoppiare la fatica percepita. Valuta sempre il tipo di terreno, non soltanto la distanza.
2. Usare gomme troppo lisce o troppo strette
Una copertura veloce può perdere grip su pietra umida e fango. La larghezza minima consigliata di 40 mm offre un margine più coerente con l’itinerario.
3. Partire troppo forte
Le salite iniziali e i tratti tecnici richiedono energia. Inseguire la media nei primi chilometri riduce lucidità proprio dove serve.
4. Affidarsi alla connessione dati
La deviazione verso la Strada delle False può non essere evidente. Mappa e traccia offline evitano errori quando il segnale è debole.
5. Entrare nei guadi senza osservare
La profondità vista in un video o durante un’uscita precedente non vale oggi. Corrente e fondo devono essere controllati ogni volta.
6. Frenare all’ultimo sulle pietre
Una frenata brusca riduce aderenza e rende la linea instabile. La velocità va corretta prima del punto più sconnesso.
7. Pulire gli occhiali a secco
Polvere e fango possono graffiare la lente se trascinati con la maglia. Al rientro sciacqua con acqua, poi usa microfibra pulita.
8. Dimenticare le luci
Il rientro urbano, il cielo coperto o una sosta lunga possono ridurre visibilità. Una luce posteriore pesa poco e aumenta la sicurezza.
9. Non portare una camera perché si usa il tubeless
Il lattice non chiude ogni taglio. Una camera resta l’ultima soluzione per tornare a casa.
10. Confondere prudenza con rinuncia
Scendere dalla bici o aggirare un guado non rovina l’avventura. La rende ripetibile. Il miglior percorso è quello che si conclude in sicurezza.
↑ Torna all’indiceFAQ sull’itinerario tra Valdiezza e Val Leogra
Quanto è lungo l’itinerario Valdiezza e Val Leogra?
La traccia riporta 40,3 km. La distanza può cambiare leggermente in base al punto esatto di partenza, a eventuali deviazioni e alle condizioni che rendono necessario aggirare guadi o tratti di sentiero.
Quanto dislivello positivo ha il percorso?
Il profilo della traccia indica circa 440 metri di dislivello positivo e una quota massima vicina a 325 metri. La maggior parte della salita è concentrata nella prima parte tra Creazzo, Monteviale e la dorsale collinare.
Quanto tempo serve per completare il giro?
Komoot indica circa 2 ore e 58 minuti di movimento. Per una prima percorrenza è meglio prevedere 3,5–4,5 ore complessive, includendo soste, controlli, foto, guadi e possibili tratti a piedi.
È meglio una gravel o una mountain bike?
Con fondo asciutto e buona tecnica, una gravel con gomme tassellate da almeno 40 mm è ideale. Con terreno umido, poca esperienza o desiderio di maggiore sicurezza, una MTB front offre più controllo sulle pietre e nei single track.
Il percorso è adatto a principianti?
Non è consigliato come primissima uscita fuoristrada in autonomia. Un principiante allenato può affrontarlo con una persona esperta, condizioni asciutte e disponibilità a scendere dalla bici nei punti tecnici.
Posso percorrerlo con una e-bike?
Sì, con e-gravel o e-MTB, ma peso e assistenza richiedono controllo. Nei guadi bisogna rispettare i limiti di esposizione all’acqua indicati dal produttore e considerare la difficoltà di spingere una bici più pesante.
Quali gomme sono consigliate?
Il percorso originale consiglia gomme tassellate da 40 mm o superiori. Una sezione 42–45 mm offre più comfort e grip su pietra e fondo umido, purché sia compatibile con telaio e cerchi.
I guadi sono sempre attraversabili?
No. Profondità, corrente e fondo cambiano con le piogge. Ogni guado deve essere valutato sul posto. Se l’acqua è torbida, veloce o troppo alta, è necessario cercare una variante e non tentare l’attraversamento.
Serve scaricare la traccia GPX?
Sì, è fortemente consigliato. La deviazione verso la Strada delle False non è evidente sulle principali mappe e alcuni collegamenti possono creare dubbi. Salva la traccia offline su ciclocomputer o smartphone.
Qual è il periodo migliore?
Primavera e autunno asciutti offrono spesso le condizioni più piacevoli. In estate è meglio partire presto; in inverno bisogna valutare gelo e terreno saturo. Le piogge dei giorni precedenti contano molto.
Ci sono tratti da fare a piedi?
Con fondo asciutto e buona tecnica il percorso è generalmente pedalabile. Nel segmento di circa 300 metri in pietra scura, oppure con fango e guadi difficili, può essere prudente scendere e spingere la bici.
È un percorso adatto alle famiglie?
Il giro completo non è una semplice ciclabile per famiglie. Discese, fondo smosso e guadi richiedono esperienza. Per bambini o ciclisti occasionali è preferibile scegliere soltanto i tratti pianeggianti e ciclabili.
Che tipo di lente è utile su questo itinerario?
Una lente fotocromatica è versatile nei continui passaggi tra sole e bosco. Nelle giornate molto luminose può essere indicata una lente più scura o specchiata, purché non penalizzi la visione nei tratti ombreggiati.
Cosa portare per le forature?
Camera d’aria, leve, pompa o CO₂, multitool, falsa maglia e, con tubeless, kit vermicelli. Una piccola toppa interna o materiale per tagli importanti aumenta le possibilità di rientro.
Dove posso trovare video e mappa?
Nella sezione dedicata trovi il video YouTube e il collegamento alla traccia Komoot creata da INTO PREALPS Bike Adventure.
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Valdiezza e Val Leogra: un piccolo viaggio gravel alle porte di Vicenza
L’itinerario tra Valdiezza e Val Leogra dimostra che non servono distanze estreme o quote elevate per vivere una giornata completa in bicicletta. In poco più di quaranta chilometri si affrontano salite, sterrati, single track, dorsali panoramiche, pietre, guadi, pianura e ciclabili. Ogni ambiente richiede un modo diverso di pedalare e rende l’uscita più ricca di una semplice somma di chilometri.
La gravel è probabilmente la bici che interpreta meglio questo equilibrio, purché abbia gomme adeguate e venga guidata con prudenza. La MTB offre più margine nei tratti sconnessi; l’e-bike amplia l’accessibilità ma non elimina la necessità di tecnica. In ogni caso, la preparazione resta semplice: controllare meteo e piogge, scaricare la traccia, portare attrezzi essenziali, rispettare i sentieri e accettare di cambiare programma quando acqua o terreno riducono la sicurezza.
Il percorso è bello proprio perché non è sempre uguale. Rivamala regala fluidità, la Strada delle False aggiunge esplorazione, la dorsale apre il panorama, il fondo in pietra richiede concentrazione e il Leogra ricorda che la natura non segue una traccia digitale. Il rientro su Vicenza e Creazzo riporta gradualmente alla città, lasciando la sensazione di aver attraversato un territorio molto più ampio della distanza indicata dal GPS.
Salva la traccia, scegli una giornata stabile e affronta l’anello senza fretta. La velocità media passerà in secondo piano; resteranno la varietà, i paesaggi e la soddisfazione di aver collegato colli e pianura in una sola avventura su due ruote.
↑ Torna all’indiceRiferimenti utilizzati per la guida
Descrizione del percorso, video, immagini e dati principali derivano dal materiale originale dell’itinerario e dalla traccia collegata di INTO PREALPS Bike Adventure. Le condizioni di sentieri e guadi possono cambiare: controlla sempre aggiornamenti locali, segnaletica, meteo e accessibilità prima della partenza.
- INTO PREALPS Bike Adventure – progetto e percorsi cicloturistici nel territorio vicentino.
- Traccia Komoot – mappa, profilo e navigazione dell’anello.
- Blog Ciclismo Demon – altri itinerari gravel, MTB e guide tecniche.
Avvertenza: le informazioni hanno finalità descrittive. Il ciclista è responsabile della verifica del percorso, delle proprie capacità, della bici, delle condizioni meteo e dell’eventuale presenza di divieti o modifiche temporanee.