Guida Gravel e MTB · Colli Vicentini

🚴 Sul Monte Grande in Bicicletta: Un’Avventura tra Natura e Storia

Un itinerario ad anello da Sovizzo che collega Montorso Vicentino, la Chiesa di San Marcello, l’argine del Chiampo, il Castello di Arzignano e una sequenza di sterrate, ciottolati e single track: il giro del Monte Grande è una piccola avventura completa, perfetta per chi vuole esplorare il territorio vicentino in gravel o mountain bike.

32 km circa 500 m D+ circa Quota massima indicativa 243 m Gravel · MTB · e-bike Asfalto · sterrato · single track
Risposta rapida

Com’è il Monte Grande in bicicletta?

Il Monte Grande in bicicletta è un percorso ad anello di circa 32 chilometri e 500 metri di dislivello positivo, con partenza e rientro nell’area di Sovizzo. Il tracciato attraversa strade secondarie, ciclabili, sterrate veloci, brevi single track e passaggi storici tra Montorso Vicentino, Arzignano, Tezze e Montecchio Maggiore. La bici più versatile è una gravel con gomme tassellate e generose; una mountain bike offre più margine nei tratti tecnici.

Perché vale la pedalata

Monte Grande in bicicletta: un itinerario che cambia carattere a ogni settore

Il fascino del giro del Monte Grande non dipende da una quota elevata, da una salita interminabile o da un singolo panorama iconico. Nasce invece dalla varietà concentrata in pochi chilometri. In una sola uscita si passa dalla calma delle ciclabili alla salita collinare, dalla sterrata scorrevole al sentiero guidato, dalla quiete di una chiesa medievale all’atmosfera del borgo fortificato di Arzignano. È proprio questa successione di ambienti a rendere il percorso interessante sia per chi vive nel Vicentino sia per chi cerca un itinerario gravel nel Veneto capace di unire sport, paesaggio e cultura.

La partenza da Sovizzo permette di entrare gradualmente nel giro. Non si viene catapultati subito in una rampa dura: i primi collegamenti danno il tempo di scaldare le gambe, controllare la bici e trovare il ritmo. Avvicinandosi a Montorso Vicentino, il profilo cambia. Le colline che chiudono la parte meridionale della Valle del Chiampo diventano protagoniste, la strada inizia a salire e il fondo si trasforma. Il Monte Grande appare così non come una vetta alpina, ma come un territorio da attraversare, leggere e collegare.

Chi ama il gravel troverà molte delle caratteristiche che rendono questa disciplina così coinvolgente: asfalto secondario, sterrato compatto, fondo irregolare, cambi di aderenza, brevi passaggi tecnici e lunghi tratti in cui si può pedalare con continuità. Chi utilizza una mountain bike apprezzerà invece la possibilità di affrontare i single track con maggiore sicurezza, soprattutto quando il terreno è umido, coperto di foglie o scavato dalle piogge. Una e-bike adatta allo sterrato rende il giro accessibile a un pubblico più ampio, ma non elimina la necessità di saper frenare, scegliere la linea e gestire il peso del mezzo.

L’itinerario sul Monte Grande è anche un buon esempio di come si possa fare cicloturismo vicino a casa. Non servono trasferimenti lunghi o una giornata intera a disposizione. Con una preparazione corretta, una traccia salvata e il giusto equipaggiamento, il percorso può diventare una mezza giornata di esplorazione. Le soste alla Chiesa di San Marcello e nell’area del Castello di Arzignano non sono semplici interruzioni: fanno parte del viaggio e aiutano a comprendere il paesaggio attraversato.

Paesaggio

Colline, vigneti, margini boschivi, argini, borghi e aperture sulla pianura vicentina.

Terreno

Alternanza continua di asfalto, sterrato, ciottolato e passaggi su sentiero.

Esperienza

Un percorso gravel con anima MTB, adatto a chi ama esplorare senza cercare l’estremo.

Il punto chiave

Non giudicare il Monte Grande in bicicletta soltanto dai 32 chilometri. Distanza e dislivello sono moderati, ma i cambi di fondo, i single track e le brevi rampe richiedono concentrazione. Il tempo finale dipende più dalla qualità del terreno e dalle soste che dalla velocità media su asfalto.

Dati essenziali

Scheda tecnica dell’itinerario sul Monte Grande

I dati seguenti derivano dal percorso originale. Considerali come riferimenti utili, non come valori immutabili: il punto preciso di partenza, eventuali deviazioni, lavori, chiusure, condizioni del fondo e aggiornamenti della traccia possono modificare distanza, tempo e difficoltà percepita. Prima dell’uscita apri sempre la mappa aggiornata e verifica che il percorso sia compatibile con il tuo livello.

Distanza32 km circa
Dislivello500 m D+ circa
Quota massima243 m indicativi
Tempo3–4 ore
FormatoAnello
Voce Dato indicativo Cosa significa in pratica
Partenza e arrivo Sovizzo Comodo per impostare un anello senza trasferimenti e per entrare gradualmente nella parte collinare.
Località principali Sovizzo, Montorso Vicentino, Arzignano, Tezze, area di Montecchio Maggiore Il giro collega più ambienti e permette di alternare natura, storia e tratti urbani controllati.
Fondo Asfalto, ciclabili, sterrato, ciottolato, single track Serve una bici versatile, con gomme capaci di offrire grip senza penalizzare troppo i trasferimenti.
Difficoltà fisica Media Il dislivello è accessibile a chi pedala con una certa regolarità, ma le rampe e i rilanci spezzano il ritmo.
Difficoltà tecnica Da facile a impegnativa nei brevi tratti su sentiero La maggior parte del giro è gestibile, ma il single track indicato come S2 richiede esperienza o può essere aggirato.
Bici consigliata Gravel robusta o MTB La gravel è più veloce nei tratti scorrevoli; la MTB offre più controllo nei settori tecnici.
Gomme Almeno 40 mm tassellati per gravel Una sezione generosa aumenta comfort, trazione e protezione del cerchio sui fondi irregolari.
Periodo ideale Primavera e autunno con terreno asciutto Temperature più miti e colori migliori; dopo piogge il fango può aumentare molto la difficoltà.
Attenzione alla quota e ai dati GPS

La quota massima di 243 metri è quella indicata nel materiale originale del giro. Dispositivi diversi possono registrare valori leggermente differenti. Per navigare usa la traccia, non il solo riepilogo numerico.

Navigazione e anteprima

Video e traccia GPS del Monte Grande in bicicletta

Prima di partire, guarda il video e apri la traccia completa. Il filmato aiuta a capire il carattere del terreno, la successione dei settori e la differenza tra i tratti scorrevoli e quelli tecnici. La mappa GPS è invece indispensabile per riconoscere i cambi di direzione, soprattutto nelle zone collinari, sugli argini e nei punti in cui una strada agricola può sembrare la continuazione naturale del percorso.

Sul Monte Grande in bicicletta: itinerario gravel e MTB tra Sovizzo, Montorso Vicentino e Arzignano
Apri la traccia prima dell’uscita, salvala offline e sincronizzala con il ciclocomputer o con lo smartphone.
Backup di navigazione consigliato

Salva il percorso sia sul ciclocomputer sia sul telefono. Porta una piccola power bank nelle giornate fredde o quando utilizzi molto lo schermo: la batteria può scendere più rapidamente del previsto.

Descrizione passo passo

Il percorso sul Monte Grande: da Sovizzo alla Valle del Chiampo e ritorno

La descrizione seguente racconta il giro nel suo ordine naturale. Non sostituisce la traccia GPS, ma aiuta a capire dove conservare energie, dove aspettarsi cambi di fondo e quali punti meritano una sosta. In un itinerario misto, sapere in anticipo come cambia il terreno è utile quanto conoscere il dislivello: permette di scegliere rapporti, pressione delle gomme, abbigliamento e ritmo con maggiore precisione.

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Partenza da Sovizzo: chilometri fluidi per trovare il ritmo

Il giro del Monte Grande parte dall’area di Sovizzo, a ovest di Vicenza. I primi chilometri sono utili per scaldare le gambe e controllare che tutto funzioni: cambio, freni, pressione e navigazione. Si pedala su collegamenti prevalentemente asfaltati, ciclabili e strade secondarie, con un ritmo più regolare rispetto alla parte centrale dell’itinerario.

Questa fase non va affrontata come una cronometro. Partire troppo forte è uno degli errori più comuni nei giri collinari brevi: la distanza sembra contenuta e si tende a spingere subito, ma le rampe sterrate richiedono energia e lucidità. Mantieni una cadenza agile, evita rapporti troppo lunghi e usa i primi minuti per capire la temperatura reale. In autunno o primavera, l’aria può essere fresca in pianura e più calda appena il sole raggiunge le colline.

Il paesaggio comincia gradualmente a cambiare. La pianura lascia spazio a ondulazioni, filari, piccoli nuclei abitati e visuali verso le propaggini della Valle del Chiampo. È un ingresso morbido nell’avventura, ideale anche per chi non conosce la zona.

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Verso Montorso Vicentino: la porta naturale del Monte Grande

Raggiungendo Montorso Vicentino, il percorso acquista carattere. Il paese rappresenta il passaggio tra il trasferimento iniziale e la parte più collinare. Le pendenze aumentano, le strade diventano più strette e il ciclista inizia a percepire la struttura del territorio: rilievi bassi ma ravvicinati, versanti coltivati, boschi e affacci sulla valle.

Il Monte Grande non va immaginato come una salita unica con tornanti regolari. È piuttosto un sistema di strade e sentieri che obbliga a cambiare ritmo. Alcuni tratti permettono di pedalare seduti con continuità; altri richiedono di alleggerire il rapporto, spostare il peso e mantenere trazione sulla ruota posteriore. Con una gravel, evita scatti violenti sullo sterrato: una pedalata rotonda riduce lo slittamento e preserva le energie.

Montorso è anche il punto in cui conviene ricontrollare la traccia. Prima della salita vera e propria, assicurati di avere acqua sufficiente e di non aver perso oggetti dalle tasche o dalle borse. I settori successivi sono più naturali e meno adatti a fermarsi per sistemare l’equipaggiamento.

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La salita al Monte Grande: dall’asfalto alla sterrata veloce

La salita inizia su asfalto e si trasforma progressivamente in una sterrata veloce. È uno dei passaggi che definiscono l’identità dell’itinerario Monte Grande: il fondo resta generalmente pedalabile, ma il comportamento della bici cambia. La ruota anteriore segue maggiormente le irregolarità, la trazione dipende dalla pressione e una posizione troppo rigida aumenta la fatica su braccia e schiena.

Su questo tratto, guarda qualche metro avanti e scegli la linea più compatta. Non fissare la singola pietra davanti alla ruota: rischieresti di irrigidire la guida e correggere continuamente. Mantieni gomiti leggermente flessi, presa rilassata e peso centrale. Se la pendenza aumenta, resta seduto finché possibile; alzarti sui pedali può alleggerire la ruota posteriore e farla slittare, soprattutto su ghiaia fine.

La salita regala aperture verso la pianura e aiuta a comprendere perché questa zona sia così piacevole per il gravel. Nonostante la vicinanza ai centri abitati, basta guadagnare quota per percepire silenzio, vento e profondità del paesaggio. È il momento giusto per rallentare, respirare e ricordare che l’obiettivo non è soltanto completare il giro, ma leggere il territorio.

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Chiesa di San Marcello: la sosta storica più importante

La sterrata conduce alla Chiesa di San Marcello, uno dei punti più affascinanti del percorso. La piccola chiesa sorge sopra il colle di Bellimadore, in località Pontecocco, e domina la valle. La posizione invita naturalmente a fermarsi: non soltanto per recuperare dopo la salita, ma per osservare la struttura del paesaggio e la relazione tra edifici religiosi, antichi percorsi e territori agricoli.

La Chiesa di San Marcello viene indicata come l’elemento architettonico più antico di Montorso Vicentino e la sua costruzione viene collocata tra il XIII e il XIV secolo. L’edificio ha pianta rettangolare e un campanile a vela più recente, sorto sulle rovine di un campanile precedente. La configurazione interna con una navata e due absidi affiancate contribuisce alla sua particolarità.

Per il ciclista, questo è anche un punto strategico. Bevi, mangia qualcosa di piccolo, controlla la traccia e verifica il meteo. Il tratto successivo è breve ma più tecnico. Una pausa di cinque o dieci minuti permette di affrontarlo con mani rilassate e maggiore attenzione.

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Il single track dopo San Marcello: breve, intenso e aggirabile

Subito dopo la chiesa arriva uno dei punti più delicati del giro: un single track breve ma impegnativo, indicato nel percorso originale come S2. La classificazione non significa che ogni metro sia estremo, ma segnala la possibile presenza di fondo irregolare, radici, curve strette, gradini naturali e passaggi in cui la scelta della linea diventa importante.

Chi ha buona esperienza in mountain bike può affrontarlo mantenendo velocità controllata, sguardo avanti e frenata progressiva. Con una gravel rigida, gomme strette o terreno bagnato, la difficoltà aumenta sensibilmente. Non esiste alcun premio per chi forza un passaggio oltre il proprio livello: scendere dalla bici per pochi metri è sempre una scelta intelligente quando la linea non è chiara.

Il vantaggio di questo itinerario è la presenza di un’alternativa. Il single track può essere aggirato tornando sulla sterrata principale e proseguendo verso nord fino al ricongiungimento. Questa possibilità rende il Monte Grande in bicicletta più flessibile: gruppi con livelli diversi possono scegliere la variante adatta senza rinunciare all’intero percorso.

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La sterrata di collegamento: velocità, panorama e controllo

Dopo il tratto tecnico, la strada torna più scorrevole. La sterrata permette di ritrovare cadenza e velocità, ma è importante non trasformare il sollievo in eccessiva sicurezza. Su un fondo veloce, piccole buche, ghiaia accumulata nelle curve e rami possono comparire all’improvviso. Mantieni una distanza adeguata dagli altri ciclisti e non pedalare affiancato nei settori stretti.

Questa parte del giro è particolarmente piacevole nelle giornate limpide. Il paesaggio si apre, la luce attraversa i filari e la bici scorre senza la tensione del single track. È uno dei momenti in cui una gravel ben regolata esprime il suo vantaggio: velocità simile a quella di una bici da strada sui tratti duri, ma maggiore sicurezza quando il fondo si sporca.

Nei mesi secchi può sollevarsi polvere. Chi pedala dietro deve aumentare la distanza per vedere il terreno e respirare meglio. Gli occhiali avvolgenti diventano una protezione concreta contro particelle, insetti e vento, non un semplice accessorio estetico.

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Ritorno a Montorso e argine del torrente Chiampo

Il percorso torna verso Montorso Vicentino e punta quindi in direzione di Arzignano, sfruttando il collegamento lungo l’argine del torrente Chiampo. Il carattere cambia ancora: dopo la dimensione collinare, arriva un tratto più lineare e aperto, utile per recuperare e per osservare la valle da una prospettiva diversa.

L’argine invita a spingere, ma occorre mantenere attenzione. Questi percorsi possono essere condivisi con pedoni, runner, famiglie, cani e altri ciclisti. Riduci la velocità in prossimità degli incroci, segnala con anticipo i sorpassi e non dare per scontato che chi ti precede abbia sentito la bici arrivare. Il rispetto degli altri utenti è parte integrante del gravel e del cicloturismo.

Dal punto di vista fisico, questo settore permette di alimentarsi e bere con più facilità. Fallo quando la linea è sicura e non nei punti trafficati. Un piccolo apporto di carboidrati qui può fare la differenza nella salita verso il castello e nelle ultime rampe del rientro.

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Salita al Castello di Arzignano: il secondo grande punto storico

Avvicinandosi ad Arzignano, il percorso sale su asfalto verso il Castello Scaligero e il borgo fortificato. La pendenza arriva dopo diversi cambi di terreno, quindi può sembrare più impegnativa di quanto suggeriscano i numeri. Usa un rapporto agile, resta regolare e lascia che la vista sul territorio ripaghi la fatica.

La rocca e il sistema fortificato raccontano la funzione strategica di questo punto dominante sulla Valle del Chiampo. Il complesso è stato restaurato in occasione del Giubileo del 2000; il recupero ha riportato alla luce il cammino di ronda e testimonianze decorative, mentre nel cortile è conservato un antico pozzo quattrocentesco. Anche senza una visita interna, la zona merita una sosta per il panorama e per l’atmosfera del borgo.

Quando ti fermi, lascia libero il passaggio e appoggia la bici con cura. Nei luoghi storici il comportamento del ciclista contribuisce alla percezione dell’intera comunità: rispetto, discrezione e pulizia sono fondamentali.

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Discesa verso Tezze di Arzignano: divertimento con margine

Dal castello il percorso scende verso Tezze di Arzignano attraverso un altro tratto su sentiero. È una discesa divertente, con curve, cambi di pendenza e fondo variabile. Il principio più importante è entrare nelle curve con la velocità già controllata. Frenare violentemente dentro la curva riduce aderenza e capacità di correggere la linea.

Usa entrambi i freni in modo progressivo, mantieni i talloni leggermente bassi e porta il bacino indietro soltanto quanto serve. Spostarsi troppo dietro può alleggerire eccessivamente la ruota anteriore, riducendo precisione. Con una gravel, assorbi le irregolarità con braccia e gambe; con una MTB, sfrutta le sospensioni senza dimenticare che la trazione dipende comunque dalla tua posizione.

Se il sentiero è bagnato, coperto da foglie o scavato, considera una variante più facile. Le condizioni reali contano più della classificazione scritta. Un tratto che in estate appare semplice può diventare scivoloso dopo una notte di pioggia.

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Verso Montecchio Maggiore: risalite, ciottolato e memoria del territorio

Dopo Tezze, il giro prosegue verso l’area di Montecchio Maggiore e il sistema collinare che guarda in direzione della valle dell’Agno. Qui tornano le risalite, con una combinazione di asfalto e tratti ciottolati. Il ciottolato richiede una guida diversa dallo sterrato: le pietre sono dure, irregolari e possono diventare molto scivolose se umide.

In salita, scegli una traiettoria che eviti le fughe più profonde e mantieni una cadenza costante. Non irrigidire le braccia. Una pressione eccessiva delle gomme aumenta rimbalzi e perdita di contatto; una pressione troppo bassa espone invece il cerchio ai colpi. È uno dei punti in cui il corretto assetto gravel mostra il suo valore.

Il ciottolato aggiunge fascino storico al percorso. Pedalare su queste superfici significa percepire fisicamente il modo in cui il territorio veniva collegato prima delle strade moderne. La velocità scende, ma l’esperienza diventa più intensa e memorabile.

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Discesa finale e rientro a Sovizzo

L’ultima parte riporta verso Sovizzo alternando asfalto, sterrato e passaggi più guidati. La stanchezza può rendere questo settore più difficile rispetto all’inizio. Mani e avambracci hanno già lavorato, la concentrazione cala e si tende a sottovalutare gli ostacoli. Rallentare di poco spesso permette di guidare meglio e arrivare più velocemente, perché evita errori e frenate improvvise.

Nei tratti asfaltati, controlla che le gomme non abbiano raccolto fango o piccoli detriti prima di affrontare curve veloci. Sui collegamenti urbani, torna a una guida difensiva: luci, precedenze, auto in uscita, pedoni e superfici sporche richiedono attenzione diversa dal bosco.

Il rientro chiude un anello sorprendentemente ricco per la sua distanza. Hai attraversato colline, storia medievale, sentieri, argini e borghi, con un dislivello accessibile ma sufficiente a dare soddisfazione. È questo equilibrio a rendere il Monte Grande in bicicletta un itinerario da ripetere in stagioni diverse.

Territorio e memoria

Natura e storia lungo il giro del Monte Grande

Pedalare sul Monte Grande significa attraversare un paesaggio costruito nel tempo. Le colline non sono soltanto uno sfondo naturale: portano i segni delle coltivazioni, delle vie di collegamento, delle proprietà storiche, dei luoghi religiosi e dei punti difensivi. L’itinerario acquista valore quando si osservano questi elementi insieme, invece di considerarli semplici attrazioni separate.

La Chiesa di San Marcello e il colle Bellimadore

La Chiesa di San Marcello sorge nella frazione di Pontecocco, sopra il colle Bellimadore. La sua posizione elevata domina la Valle del Chiampo e permette di spaziare con lo sguardo verso Montecchio, Montebello e Brendola. La costruzione viene collocata tra il 1200 e il 1300 e l’edificio è considerato il più antico elemento architettonico di Montorso Vicentino.

La semplicità esterna non deve ingannare. La chiesetta conserva una struttura particolare con navata e due absidi affiancate, mentre il campanile a vela attuale è più recente e sorge sulle rovine di un campanile precedente. All’interno sono presenti statue lignee di San Marcello e Sant’Anna attribuite al Seicento. La relazione tra la chiesa, il sentiero naturale e la sommità del colle suggerisce una lunga funzione comunitaria e religiosa.

Per chi arriva in bicicletta, il luogo comunica immediatamente quiete. È importante viverlo con rispetto: riduci la voce, non lasciare rifiuti, non appoggiare la bici contro elementi delicati e non occupare gli accessi. Una sosta consapevole trasforma il passaggio in un’esperienza culturale reale.

Il Castello di Arzignano e il controllo della valle

Il complesso fortificato di Arzignano occupa un punto dominante e rende evidente la funzione strategica delle alture. Il castello non era semplicemente un edificio isolato: faceva parte di un sistema di controllo del territorio e delle vie di transito. Salire in bicicletta permette di percepire direttamente la ragione geografica della sua posizione.

Dopo un lungo periodo di abbandono, la rocca è stata restaurata alla fine degli anni Novanta in vista del Giubileo del 2000. Il recupero ha valorizzato il cammino di ronda che collega le torri e ha portato alla luce una porzione di affresco con il leone di San Marco e cinque stemmi. Nel cortile è visibile un pozzo risalente al Quattrocento.

Questi dettagli aiutano a leggere il percorso non come una semplice uscita sportiva, ma come un collegamento tra punti che per secoli hanno avuto funzioni precise: pregare, sorvegliare, coltivare, spostarsi, proteggere e commerciare.

Vigneti, boschi e strade minori

Tra San Marcello e Arzignano, il paesaggio alterna zone coltivate, boschi e margini urbani. Questa mescolanza è tipica delle colline vicentine. Il ciclista passa in pochi minuti da un tratto silenzioso a una strada abitata, da un filare ordinato a un sentiero irregolare. La varietà non è un difetto: è la vera identità del territorio.

Le strade bianche e i ciottolati raccontano inoltre una mobilità precedente all’automobile. Oggi sono perfetti per il gravel perché permettono di esplorare a una velocità abbastanza alta da coprire distanza, ma abbastanza bassa da osservare dettagli, edifici, muretti e cambi di vegetazione.

Il progetto dell’itinerario

Demon è partner di INTO PREALPS Bike Adventure, realtà che ha creato e raccontato il percorso originale sul Monte Grande.

Impegno reale

Quanto è difficile il Monte Grande in bicicletta?

La difficoltà del percorso è media, ma va interpretata correttamente. Dal punto di vista fisico, 32 chilometri e 500 metri di dislivello positivo sono accessibili a un ciclista che pedala con una certa regolarità. Dal punto di vista tecnico, invece, il giro contiene brevi settori che possono risultare impegnativi, soprattutto con gravel rigida, terreno bagnato o poca esperienza fuoristrada.

La parte più importante non è la lunghezza del single track, ma il modo in cui viene affrontato. Un passaggio breve può richiedere molta concentrazione quando arriva dopo una salita, con mani stanche e pressione non ideale. Per questo la difficoltà percepita cambia da persona a persona e da stagione a stagione.

Fattore Livello indicativo Perché conta
Resistenza Media Il dislivello è distribuito, ma rilanci e rampe interrompono il ritmo.
Tecnica in salita Facile–media La trazione su ghiaia richiede cadenza regolare e posizione equilibrata.
Tecnica in discesa Media, con brevi punte più alte Single track, curve e fondo irregolare richiedono controllo dei freni e scelta della linea.
Navigazione Media I cambi di strada e sentiero possono essere poco intuitivi senza traccia.
Terreno bagnato Difficoltà in forte aumento Radici, foglie, ciottolato e argilla possono diventare scivolosi.

A chi è consigliato

Il giro del Monte Grande è adatto a ciclisti gravel con una base di guida fuoristrada, mountain biker che cercano un anello scorrevole e cicloturisti allenati che non hanno problemi a scendere dalla bici nei passaggi più tecnici. È anche una buona uscita di transizione per chi vuole passare da percorsi completamente asfaltati a itinerari misti più avventurosi.

A chi può risultare difficile

Può essere impegnativo per chi non ha mai pedalato su sterrato, utilizza gomme lisce e strette, teme le discese o non è abituato a seguire una traccia. In questi casi conviene affrontare il percorso con una mountain bike, scegliere terreno asciutto, partire con un compagno esperto e utilizzare le varianti che evitano i single track.

Mai inseguire la classificazione

Un sentiero non diventa sicuro perché sulla carta è indicato con una sigla. Se il fondo reale è oltre il tuo livello, rallenta, scendi o aggira il tratto. La scelta migliore è quella che ti permette di completare il giro senza perdere controllo.

Scelta del mezzo

Gravel o mountain bike per il Monte Grande?

Entrambe le biciclette possono essere adatte, ma offrono esperienze diverse. La scelta dipende dal tuo livello, dalla stagione e da quanto vuoi privilegiare velocità o controllo. Non esiste una bici universalmente migliore: esiste la configurazione più coerente con il terreno e con il ciclista.

Gravel: la scelta equilibrata per il percorso completo

Una gravel con gomme da almeno 40 millimetri e un battistrada adatto allo sterrato è probabilmente la soluzione più versatile. Scorre bene sui collegamenti asfaltati e sugli argini, mantiene velocità sulle sterrate compatte e resta abbastanza maneggevole nelle salite. Nei single track richiede però tecnica, soprattutto se il telaio è rigido, il manubrio è basso o le coperture sono poco tassellate.

Per questo giro è preferibile un assetto adventure rispetto a uno puramente race: posizione non troppo aggressiva, rapporti agili, gomme con protezione laterale e freni ben modulabili. Un manubrio leggermente svasato aumenta controllo nelle discese e offre una presa più stabile.

Mountain bike front: più margine e meno stress

Una MTB front suspended è perfetta per chi vuole affrontare i tratti tecnici con maggiore serenità. La forcella assorbe gli impatti, le gomme larghe aumentano trazione e il manubrio largo facilita le correzioni. Sui trasferimenti sarà meno veloce di una gravel, ma la differenza non è determinante in un giro di 32 chilometri.

La mountain bike è particolarmente consigliata dopo periodi di pioggia, quando il terreno può essere scavato o coperto di foglie. Anche i ciclisti meno esperti beneficiano della posizione più eretta e del maggiore margine di frenata.

Full suspension: possibile, ma non necessaria

Una full suspension rende molto confortevoli i single track, ma per la maggior parte dell’itinerario non è indispensabile. Se è la bici che usi abitualmente, va benissimo; se devi scegliere appositamente, una front o una gravel robusta risultano più efficienti. Ricorda di regolare sospensioni e pressione in base al tuo peso, non copiando valori casuali.

E-bike: autonomia e controllo prima della potenza

Una e-gravel o e-MTB permette di gestire il dislivello con minore fatica e di concentrarsi sul paesaggio. Tuttavia, il peso aggiuntivo richiede maggiore attenzione in discesa. Freni, gomme e tecnica devono essere adeguati. Parti con batteria sufficiente, evita livelli di assistenza massimi nei primi chilometri e controlla che la modalità scelta non faccia slittare la ruota sulle rampe sterrate.

Più veloce

Gravel con gomme da 40–45 mm e battistrada misto.

Più sicura

MTB front con gomme ben tassellate e freni controllati.

Più accessibile

E-MTB o e-gravel, purché il ciclista sappia gestirne peso e frenata.

Assetto e aderenza

Gomme, tubeless e pressione per il percorso del Monte Grande

Le gomme sono probabilmente il componente che modifica maggiormente l’esperienza sul Monte Grande. Il percorso alterna superfici molto diverse: una pressione ottima per l’asfalto può diventare eccessiva sullo sterrato, mentre una pressione pensata per il single track può risultare troppo bassa nei trasferimenti. L’obiettivo è trovare un compromesso che garantisca scorrevolezza, comfort e protezione del cerchio.

Sezione consigliata per gravel

Una copertura da 40 millimetri o più rappresenta una base sensata. Chi utilizza cerchi compatibili e ha spazio nel telaio può scegliere 42 o 45 millimetri per aumentare stabilità e assorbimento. Un battistrada con centro scorrevole e tasselli laterali pronunciati è adatto a un itinerario misto: riduce resistenza sull’asfalto ma offre appoggio in curva.

Tubeless o camera d’aria?

Il tubeless offre vantaggi concreti: permette di usare pressioni più basse, riduce il rischio di pizzicatura e può sigillare piccoli fori. Non è però infallibile. Il liquido deve essere fresco, la valvola serrata e il nastro in buone condizioni. Porta comunque una camera d’aria, una pompa, leve e un sistema di riparazione tubeless.

Con camera d’aria, aumenta leggermente la pressione rispetto a un assetto tubeless equivalente e guida con più margine sui sassi. La protezione contro le pizzicature dipende dal volume della gomma e dalla capacità di alleggerire la bici sugli impatti.

Come scegliere la pressione corretta

Non esiste un valore unico valido per tutti. Peso del ciclista, peso della bici, larghezza reale della gomma, cerchio, carcassa, tubeless o camera, terreno e stile di guida cambiano il risultato. Parti dalle indicazioni del produttore e modifica con piccoli intervalli. Se la bici rimbalza, perde aderenza e affatica le mani, la pressione può essere troppo alta. Se senti il cerchio, la gomma si muove in curva o appare instabile, può essere troppo bassa.

Annota il valore utilizzato e le sensazioni al rientro. Dopo due o tre uscite sullo stesso percorso avrai un riferimento molto più affidabile di qualsiasi numero generico trovato online.

Approfondimento utile

Per capire meglio tubeless, inserti, pressione e kit di emergenza, leggi la guida Demon sulle forature gravel e su come tornare a casa.

  • Controlla la pressione la mattina dell’uscita, non la sera precedente.
  • Verifica tagli, spine, tasselli strappati e usura dei fianchi.
  • Con tubeless, scuoti la ruota e accertati che il sigillante non sia secco.
  • Porta sempre una camera compatibile anche se utilizzi il tubeless.
  • Non gonfiare in modo eccessivo per paura di forare: una gomma troppo dura rimbalza e perde grip.
Guidare meglio

Tecnica di guida su sterrato, single track e ciottolato

Il Monte Grande è un ottimo percorso per migliorare la tecnica perché propone difficoltà brevi e diverse. L’obiettivo non è andare al limite, ma imparare a cambiare posizione e stile in base al fondo. Una guida fluida conserva energia, protegge la bici e aumenta il divertimento.

Salire su ghiaia senza perdere trazione

Usa un rapporto agile prima che la pendenza diventi dura. Cambiare sotto forte carico può stressare trasmissione e catena. Rimani seduto, sposta il busto leggermente in avanti e mantieni il peso sufficiente sulla ruota posteriore. La pedalata deve essere rotonda: spinte improvvise fanno slittare il copertone.

Affrontare una discesa su fondo irregolare

Guarda oltre l’ostacolo, non direttamente sulla ruota. Tieni gomiti e ginocchia morbidi, pedali in posizione stabile e un dito su ciascuna leva del freno. Riduci velocità prima della curva e lascia scorrere la bici nel punto più pulito. Una frenata leggera e continua offre più controllo di una serie di bloccaggi.

Gestire radici e piccoli gradini

Attraversa le radici il più possibile con un angolo aperto, soprattutto se bagnate. Alleggerisci la ruota anteriore sul gradino senza tirare violentemente il manubrio. Se non conosci la tecnica o il passaggio è esposto, scendi. Camminare pochi metri non rovina l’uscita; una caduta può rovinarla completamente.

Pedalare sul ciottolato

Il ciottolato richiede una presa leggera e una linea stabile. Lascia che la bici si muova sotto di te, senza tentare di correggere ogni vibrazione. Evita le frenate brusche sulle pietre lucide e cerca le zone con fughe regolari. In salita, mantieni slancio e rapporto agile; in discesa, aumenta la distanza di sicurezza.

Guidare in gruppo

Su sterrato, chi segue vede meno. Segnala buche, rami, pedoni e cambi di direzione. Non cambiare linea improvvisamente, non frenare senza motivo e non restare troppo vicino alla ruota davanti. Nei single track si procede in fila, lasciando spazio sufficiente per fermarsi senza coinvolgere chi segue.

  1. Prima guarda, poi frena. La linea si decide con anticipo, non quando l’ostacolo è già sotto la ruota.
  2. Rilassa la parte alta del corpo. Mani rigide e spalle contratte riducono sensibilità.
  3. Usa entrambi i freni. La modulazione vale più della forza.
  4. Conserva margine. Non devi dimostrare nulla su un sentiero condiviso.
  5. Adatta la tecnica alla stanchezza. Negli ultimi chilometri rallenta prima che cali la precisione.
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Clima e condizioni

Quando affrontare il Monte Grande in bicicletta

Il percorso può essere pedalato in più periodi dell’anno, ma primavera e autunno offrono il miglior equilibrio tra temperatura, luce e paesaggio. La scelta della giornata conta più della stagione scritta sul calendario. Due giorni asciutti dopo una pioggia moderata possono rendere il fondo perfetto; un temporale intenso può invece lasciare fango, rami e erosioni anche quando il cielo è tornato sereno.

Primavera: terreno vivo e temperature ideali

In primavera la vegetazione è intensa, le temperature sono generalmente gradevoli e le giornate si allungano. È un periodo eccellente per il Monte Grande in bicicletta, ma occorre considerare piogge frequenti, erba alta e fango nelle zone ombreggiate. Dopo l’inverno, controlla che la traccia non presenti rami caduti o piccole frane.

Estate: partire presto e gestire il caldo

In estate il giro è fattibile, ma le quote basse non garantiscono temperature fresche. Parti al mattino, porta più acqua e riduci l’intensità nelle ore calde. Le sterrate secche possono essere polverose e la luce molto intensa nei tratti aperti. Una lente adatta e una buona idratazione aiutano a mantenere concentrazione.

Autunno: colori spettacolari e foglie insidiose

L’autunno valorizza boschi, vigneti e colline. La luce è più bassa e i colori rendono il percorso particolarmente fotografico. Le foglie possono però nascondere sassi, buche e radici. Nei tratti in ombra l’umidità resta a lungo, quindi usa gomme con buon grip e frena con anticipo.

Inverno: possibile, ma con maggiore prudenza

Nelle giornate asciutte e limpide, l’inverno può regalare visuali molto profonde sulla pianura. Il terreno può però essere gelato al mattino e morbido nelle ore centrali. Portare fango sui sentieri aumenta erosione e danneggia il fondo: se le condizioni sono pessime, scegli un percorso asfaltato o rimanda l’uscita.

Stagione Vantaggi Criticità Scelta consigliata
Primavera Temperature miti, verde intenso, giornate lunghe Pioggia, fango, rami e vegetazione Partire dopo alcuni giorni asciutti
Estate Fondo spesso asciutto, luce lunga Caldo, polvere, sole forte Partenza mattutina e più acqua
Autunno Colori, temperature piacevoli, atmosfera Foglie, umidità, luce variabile Gomme con grip e lente fotocromatica
Inverno Aria limpida e sentieri meno frequentati Freddo, gelo, fango, giornate corte Solo con fondo stabile e rientro anticipato
Preparazione pratica

Cosa portare per il giro del Monte Grande

Un itinerario di 32 chilometri può sembrare breve, ma la presenza di sterrati e single track rende importante l’autosufficienza. Non serve trasformare la bici in un mezzo da spedizione, però è necessario avere ciò che consente di risolvere una foratura, un problema alla catena o un calo di energia.

Kit meccanico minimo

  • Camera d’aria compatibile con diametro e larghezza della gomma.
  • Leve smontagomme resistenti e mini pompa funzionante.
  • Kit plug per tubeless e piccolo flacone di sigillante se l’uscita è lontana da casa.
  • Multitool con brugole, Torx adatta ai freni e smagliacatena.
  • Falsamaglia compatibile con il numero di velocità della trasmissione.
  • Una fascetta e un piccolo pezzo di nastro telato per riparazioni temporanee.

Acqua e alimentazione

Per tre o quattro ore, una sola borraccia può essere insufficiente nelle giornate calde. Porta una quantità coerente con temperatura, intensità e possibilità di rifornimento. Bevi a piccoli sorsi regolari invece di aspettare la sete. Per l’energia sono sufficienti snack semplici e già provati: barretta, banana, panino piccolo, frutta secca o gel nei casi in cui sei abituato a usarli.

Evita di sperimentare prodotti nuovi durante il giro. La digestione è personale e un alimento molto concentrato può creare fastidio proprio sulle salite. Una colazione normale e un piccolo rifornimento durante l’uscita sono spesso più efficaci di una strategia complicata.

Abbigliamento

Vestiti a strati. Nelle mezze stagioni, una mantellina leggera antivento occupa poco spazio e protegge nelle discese. I guanti migliorano presa e proteggono le mani in caso di caduta. Il casco deve essere regolato correttamente e allacciato per tutta l’uscita. In estate considera crema solare e una fascia per gestire il sudore.

Navigazione e comunicazione

Carica telefono e ciclocomputer, scarica la traccia offline e comunica a una persona il giro previsto. Porta un documento, una piccola somma e un sistema di pagamento digitale. In caso di problema, sapere indicare la propria posizione è più utile di descrivere genericamente “un sentiero sopra Montorso”.

Controllo di cinque minuti prima di partire

Premi entrambi i freni, verifica che le ruote siano fissate, controlla pressione e tagli, prova il cambio, scuoti la bici per individuare rumori e accendi le luci. Cinque minuti possono evitare un rientro anticipato.

Protezione visiva

Quali occhiali usare sul Monte Grande in gravel o MTB

In questo itinerario gli occhiali da ciclismo svolgono più funzioni contemporaneamente. Proteggono dal vento nei tratti veloci, dalla polvere sulle sterrate, dagli insetti lungo gli argini e dai piccoli rami nei single track. Aiutano inoltre a mantenere una visione stabile quando si passa dal sole dei versanti aperti all’ombra del bosco.

Lenti fotocromatiche per luce variabile

Una lente fotocromatica è la scelta più versatile quando l’uscita attraversa condizioni diverse o si svolge nelle mezze stagioni. Diventa più scura con maggiore presenza di raggi UV e più chiara quando la luce diminuisce. Non sostituisce l’attenzione, ma riduce il rischio di trovarsi con una lente troppo scura nel bosco o troppo chiara nei tratti esposti.

Lenti specchiate nelle giornate luminose

Con sole stabile e fondo asciutto, una lente specchiata categoria 3 può offrire comfort nei settori aperti e sulle strade chiare. Deve però mantenere sufficiente contrasto per leggere buche e ghiaia. Se prevedi lunghi passaggi in ombra o un rientro tardo, valuta una lente intercambiabile o una soluzione più chiara.

Lenti trasparenti per cielo coperto e luce bassa

Una lente trasparente è utile nelle giornate molto nuvolose, nelle uscite serali e quando la funzione principale è proteggere da vento e detriti. Trasparente non significa inutile: su un sentiero buio può offrire una lettura del fondo molto migliore rispetto a una lente solare troppo filtrante.

Montatura avvolgente e stabilità

La forma deve coprire bene l’occhio lateralmente senza limitare ventilazione e campo visivo. Nasello e aste devono restare fermi con sudore e vibrazioni. Una lente ampia aiuta a vedere il terreno anche con il busto inclinato e riduce l’ingresso di aria.

Guida collegata

Per scegliere in modo più preciso tra fotocromatico, specchiato, polarizzato e trasparente, approfondisci quali lenti usare nel gravel tra polvere, vento e sole basso.

Dopo il giro, non strofinare la polvere a secco. Sciacqua le lenti con acqua, usa un detergente adatto e asciuga con una microfibra pulita. La guida Demon su come pulire gli occhiali sportivi senza rovinarli spiega la procedura completa.

Responsabilità sul percorso

Sicurezza, rispetto dei sentieri e gestione degli imprevisti

La sicurezza sul Monte Grande nasce da una serie di decisioni semplici. Nessun singolo gesto elimina il rischio, ma preparazione, velocità adeguata e rispetto delle condizioni riducono molto la probabilità di cadute o problemi. Il fatto che il giro resti vicino ai centri abitati non significa che ogni punto sia facilmente raggiungibile da un veicolo.

Controlla il meteo e il terreno

Le previsioni indicano pioggia e temperatura, ma non descrivono sempre lo stato dei sentieri. Considera quanto ha piovuto nei giorni precedenti. Il terreno argilloso può restare scivoloso, le foglie possono coprire radici e i ciottoli umidi diventano insidiosi. In caso di temporali, vento forte o allerta, rimanda l’uscita.

Rispetta proprietà, divieti e chiusure

La traccia originale non autorizza automaticamente il passaggio in ogni momento. Se trovi un cancello chiuso, un divieto, lavori o una deviazione ufficiale, non forzare l’accesso. Cerca un’alternativa pubblica e aggiorna la navigazione. La buona reputazione dei ciclisti dipende dal comportamento di ciascuno.

Dai precedenza agli utenti più vulnerabili

Su sentieri e argini, rallenta quando incontri pedoni, bambini, cavalli o cani. Avvisa con voce gentile, aspetta di avere spazio e supera lentamente. In discesa non pretendere che gli altri si spostino all’ultimo momento. La velocità va adattata alla visibilità, non soltanto alla propria capacità tecnica.

Gestisci un guasto senza bloccare il passaggio

Se devi riparare la bici, spostati in un punto sicuro e visibile. Non lasciare il mezzo in mezzo al sentiero o dietro una curva. Se il problema non è risolvibile, valuta il rientro su strada e comunica la posizione. Portare la bici a piedi per qualche chilometro può essere faticoso, ma è preferibile a una riparazione improvvisata che compromette freni o ruote.

Cosa fare in caso di caduta

Fermati, respira e valuta prima te stesso. Dolore intenso, trauma alla testa, confusione, difficoltà a muovere un arto o sanguinamento importante richiedono assistenza. Non ripartire soltanto perché la bici sembra integra. In caso di emergenza chiama il numero unico 112 e comunica posizione GPS, condizioni e accesso più vicino.

La traccia non è una garanzia

Sentieri e strade cambiano. Erosione, vegetazione, lavori, proprietà e meteo possono rendere non praticabile un settore. Osserva sempre la situazione reale e scegli l’alternativa più prudente.

Adatta l’esperienza

Varianti del giro del Monte Grande per livelli diversi

Uno dei vantaggi del percorso è la possibilità di modificarlo senza perdere completamente il suo carattere. Le varianti vanno costruite sulla traccia aggiornata e sul territorio reale, ma è possibile immaginare quattro approcci principali.

Versione facile: evitare i single track

Chi vuole privilegiare panorama e storia può aggirare il tratto tecnico dopo San Marcello e cercare collegamenti asfaltati o sterrati più semplici anche nella discesa verso Tezze. La distanza può cambiare, ma l’itinerario conserva i suoi punti principali. È la versione migliore per principianti del gravel, gruppi misti e giornate con fondo incerto.

Versione standard: seguire l’anello originale con prudenza

La versione standard mantiene l’intera sequenza: Sovizzo, Montorso, Monte Grande, San Marcello, argine del Chiampo, Castello di Arzignano, Tezze, area di Montecchio e ritorno. È adatta a chi ha una buona base e sa affrontare brevi sentieri tecnici senza cercare velocità elevate.

Versione tecnica: MTB e ripetizione dei settori guidati

I mountain biker esperti possono utilizzare il giro come base e dedicare più attenzione ai single track, eventualmente ripetendo alcuni tratti consentiti e senza creare conflitti con altri utenti. La priorità resta il rispetto del sentiero: niente tagli di curva, frenate che scavano il fondo o passaggi su terreno saturo d’acqua.

Versione e-bike: ritmo turistico e soste più lunghe

Con una e-bike, il giro può essere vissuto come un itinerario culturale. L’assistenza riduce la fatica delle salite e lascia più tempo per visitare San Marcello e il borgo di Arzignano. Mantieni però una velocità controllata: peso e accelerazione del motore possono aumentare spazi di arresto e slittamento.

Collegare il Monte Grande ad altri itinerari vicentini

I ciclisti allenati possono inserire il Monte Grande in una giornata più lunga collegandolo con percorsi verso i Monti Castellari, i castelli dell’ovest vicentino o altri tracciati della rete locale. Questa scelta aumenta dislivello e complessità di navigazione. Porta più acqua, parti presto e verifica che i collegamenti siano pubblici e praticabili.

Organizzazione della giornata

Partenza, parcheggio, acqua, soste e tempi

Per vivere bene l’itinerario, la logistica deve essere semplice. Scegli un punto di partenza a Sovizzo vicino alla traccia, in un’area dove il parcheggio sia consentito e non crei disturbo ai residenti. Non bloccare accessi, cancelli, marciapiedi o attività. Se arrivi in bici da Vicenza, considera i chilometri aggiuntivi nel calcolo di acqua e tempo.

Quanto tempo prevedere

Un ciclista allenato può completare il giro in circa tre ore di movimento, ma una giornata realmente piacevole richiede margine. Tra fotografie, San Marcello, castello, controllo della traccia e piccoli imprevisti, quattro ore sono una stima più realistica. I principianti o i gruppi numerosi dovrebbero considerare ancora più tempo.

Dove fermarsi

La Chiesa di San Marcello è la sosta naturale dopo la prima salita. L’area del Castello di Arzignano è ideale per una seconda pausa culturale e panoramica. Nei centri abitati è possibile trovare servizi, ma orari e disponibilità possono cambiare: non partire contando su una singola fontana o attività.

Acqua

Porta acqua sufficiente dalla partenza. Nelle giornate calde, due borracce sono una soluzione prudente. Non utilizzare fonti non segnalate come potabili. Se devi rifornirti in un locale, rispetta spazi e clienti e non entrare con scarpe o bici sporche senza chiedere.

Fotografie e punti panoramici

I punti più interessanti sono il belvedere di San Marcello, le aperture sulla Valle del Chiampo, l’area fortificata di Arzignano e i tratti collinari al tramonto. Fermati soltanto dove puoi spostarti completamente dalla traiettoria. Una fotografia non vale il rischio di sostare dietro una curva o in mezzo a un sentiero.

Ritmo consigliato

Dividi mentalmente il giro in tre parti: riscaldamento fino a Montorso, settore centrale tecnico e storico, rientro progressivo. Questa gestione evita di spendere troppe energie all’inizio e mantiene lucidità nelle discese finali.

Approfondimenti Demon

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Domande frequenti

FAQ sul Monte Grande in bicicletta

Da dove parte il giro del Monte Grande?

L’itinerario originale parte e rientra nell’area di Sovizzo. Il punto preciso può essere adattato in base a parcheggio e provenienza, ma conviene restare vicino alla traccia per non aggiungere collegamenti urbani inutili.

Quanti chilometri e quanto dislivello ha il percorso?

Il giro misura circa 32 chilometri con 500 metri di dislivello positivo. Distanza e quota possono cambiare leggermente in base al dispositivo, al punto di partenza e alle varianti scelte.

Il Monte Grande è adatto a una bici gravel?

Sì, una gravel con gomme tassellate da almeno 40 millimetri è una scelta equilibrata. Nei single track serve però esperienza; con fondo bagnato o poca tecnica è preferibile aggirare i passaggi più impegnativi.

È meglio la gravel o la mountain bike?

La gravel è più veloce sui trasferimenti e sulle sterrate compatte. La mountain bike offre più controllo, grip e comfort nei tratti tecnici. Chi è alle prime esperienze fuoristrada troverà probabilmente la MTB più rassicurante.

Il single track dopo San Marcello è obbligatorio?

No. Il tratto tecnico può essere aggirato tornando sulla sterrata principale e proseguendo verso il ricongiungimento. Apri la traccia e verifica sul posto che l’alternativa sia praticabile e consentita.

Quanto tempo serve per completare il giro?

La durata media indicativa è di tre o quattro ore. Considera più tempo se vuoi visitare i punti storici, scattare fotografie, pedalare in gruppo o affrontare con calma i passaggi tecnici.

Qual è il periodo migliore?

Primavera e autunno sono generalmente i periodi più piacevoli, con temperature miti e paesaggi molto belli. Il terreno asciutto è più importante della stagione: dopo piogge intense, fango e ciottolato possono aumentare la difficoltà.

Si può fare con una e-bike?

Sì, con una e-gravel o e-MTB adatta allo sterrato. L’assistenza aiuta in salita, ma il peso della bici richiede freni efficienti e maggiore prudenza nei single track e nelle discese.

È un percorso adatto ai principianti?

Un principiante allenato può affrontare una versione semplificata evitando i single track. Per il percorso completo sono consigliate una base di guida fuoristrada, gomme adatte e la presenza di un compagno esperto.

Quali gomme usare?

Per gravel sono consigliate gomme tassellate da almeno 40 millimetri, preferibilmente tubeless se il sistema è ben mantenuto. Per MTB, scegli coperture coerenti con terreno misto e condizioni della giornata.

Serve scaricare la traccia GPS?

Sì. I cambi di direzione tra strade secondarie, argini, sterrate e sentieri possono essere poco intuitivi. Salva la traccia offline e portala sia sul ciclocomputer sia sul telefono.

Quali sono i principali punti di interesse storico?

I punti più importanti sono la Chiesa di San Marcello sul colle Bellimadore e il complesso fortificato del Castello di Arzignano. Entrambi offrono anche visuali panoramiche sul territorio.

Che tipo di lenti sono più adatte?

Le lenti fotocromatiche sono molto versatili per i passaggi tra sole e ombra. In pieno sole possono essere adatte lenti specchiate, mentre con cielo coperto o luce bassa sono utili lenti chiare o trasparenti.

È consigliabile percorrerlo dopo la pioggia?

Meglio evitare subito dopo piogge intense. Radici, foglie, fango e ciottolato possono diventare scivolosi, mentre il passaggio delle bici su terreno saturo può danneggiare i sentieri.

Il Monte Grande è un piccolo viaggio, non soltanto un allenamento

Il valore di questo itinerario sta nell’equilibrio: abbastanza breve da essere organizzato facilmente, abbastanza vario da non diventare monotono, abbastanza tecnico da richiedere attenzione e abbastanza ricco di storia da lasciare qualcosa oltre ai chilometri. Prepara la bici, salva la traccia, scegli una giornata asciutta e affronta ogni tratto con il ritmo giusto.

Tra Sovizzo, Montorso Vicentino, San Marcello, la Valle del Chiampo e il Castello di Arzignano, il giro del Monte Grande dimostra che una vera avventura gravel può iniziare vicino alla città e trasformarsi, curva dopo curva, in una scoperta completa del territorio.

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