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Collezione: Occhiali per Alpinismo
Categoria • Occhiali da alpinismo
🏔️ Occhiali da Alpinismo Demon – Protezione, Performance e Sicurezza in Alta Quota
Gli occhiali da alpinismo Demon sono progettati per chi affronta ambienti estremi, dove la protezione degli occhi diventa fondamentale per prestazioni, sicurezza e comfort visivo. Non sono semplici occhiali sportivi: sono strumenti tecnici indispensabili per chi pratica alpinismo, scalate ad alta quota, trekking glaciale e spedizioni in condizioni estreme, fino a vette oltre gli 8000 metri.
Realizzati con materiali ultraleggeri e resistenti, garantiscono stabilità, durabilità e comfort anche durante le escursioni più impegnative, permettendo di concentrarsi esclusivamente sulla performance e sulla sicurezza.
🕶️ Tipologie di Lenti per Ogni Condizione
Qui sotto trovi le configurazioni disponibili: in alta montagna la luce cambia rapidamente e, tra pareti esposte, canaloni in ombra e ghiacciaio, scegliere la lente giusta significa migliorare comfort visivo e sicurezza sul gesto tecnico.
Gli occhiali da alpinismo Demon sono disponibili con diverse tipologie di lenti, pensate per rispondere a ogni condizione di luce e altitudine:
Lenti Fotocromatiche Categoria 2-4
Queste lenti intelligenti si adattano automaticamente alla luminosità esterna, regolando in modo progressivo la tinta: da toni più chiari (categoria 2) quando la luce è moderata, fino a toni più scuri (categoria 4) quando il sole diventa intenso e la riflessione aumenta (tipico in quota e su neve/ghiaccio).
Sono la scelta ideale per chi affronta itinerari con continui cambi di luce ad esempio alternanza tra creste esposte, tratti in ombra, canalini, passaggi in ghiacciai, crepacci e zone schermate perché aiutano a mantenere una visione più stabile senza dover cambiare occhiali o lenti durante l’uscita.
Le lenti fotocromatiche 2-4 offrono:
- Maggiore comfort visivo lungo tutta la giornata, riducendo lo sforzo di strizzare gli occhi e l’affaticamento.
- Adattabilità in alta quota, dove l’intensità luminosa può variare rapidamente con nuvole, esposizione e riflessi.
- Versatilità “tutto in uno”, perfetta per trekking glaciale, alpinismo e traversate con meteo e condizioni variabili.
Una lente pensata per accompagnarti in modo continuo, migliorando sicurezza, precisione e qualità della visione quando l’ambiente cambia di minuto in minuto.
Lenti Categoria 4
Le lenti Categoria 4 sono progettate per offrire il massimo livello di protezione in altitudini estreme, dove l’irraggiamento solare è molto più intenso e la riflessione di neve e ghiaccio amplifica la quantità di luce che raggiunge l’occhio. In queste condizioni, il rischio di abbagliamento, affaticamento visivo e fotofobia aumenta sensibilmente: una lente troppo “leggera” può rendere la visione stressante e meno stabile proprio quando serve precisione.
Grazie alla loro schermatura elevata, queste lenti aiutano a mantenere una visione più confortevole e controllata anche nelle ore centrali della giornata e su superfici altamente riflettenti. Offrono protezione totale dai raggi UV e dalla luminosità eccessiva, supportando concentrazione e sicurezza durante l’azione.
Ideali per:
- Spedizioni in alta quota e ambienti con luce estrema.
- Scalate su ghiacciai e progressione su neve/ghiaccio dove il riverbero è costante.
- Arrampicate alpine e traversate esposte, quando la luce intensa può diventare un limite reale alla performance.
La Categoria 4 è la scelta giusta quando l’obiettivo è ridurre al minimo lo stress visivo e avere una protezione affidabile nelle condizioni più dure, trasformando la luce intensa da “nemico” a variabile gestibile.
Lenti Categoria 4 Polarizzate
Le lenti Categoria 4 Polarizzate uniscono la massima schermatura per luce intensa alla tecnologia polarizzata, pensata per gestire uno dei problemi più critici in alta montagna: i riflessi. La polarizzazione elimina i riflessi della neve e del ghiaccio, riducendo l’effetto “specchio” tipico di ghiacciai e pendii innevati, e rendendo la visione più pulita e meno affaticante.
Il vantaggio principale è una percezione più chiara dell’ambiente: migliorano contrasto e nitidezza visiva, aiutando l’occhio a distinguere meglio forme e dislivelli anche quando la luce è aggressiva. In pratica, diventano un alleato quando devi interpretare rapidamente il terreno e mantenere concentrazione per molte ore, senza essere “disturbato” da lampi e bagliori continui.
Ideali per:
- Ambienti estremi con superfici altamente riflettenti.
- Progressione su ghiacciaio, lettura di zone complesse e cambi di pendenza.
- Aree con crepacci, pendii ghiacciati e colline innevate, dove il riflesso costante può compromettere comfort e precisione visiva.
Una lente pensata per chi cerca una visione più stabile e definita in condizioni di luce estrema, migliorando comfort, controllo e sicurezza quando il riverbero è al massimo.
Lenti Categoria 3
Le lenti Categoria 3 sono una scelta estremamente versatile per la montagna: ideali nelle giornate di sole o su percorsi con esposizione diretta alla luce solare, quando serve una protezione efficace ma senza arrivare ai livelli di schermatura più estremi. Offrono infatti un ottimo equilibrio tra protezione e visibilità, permettendo di muoversi con comfort e sicurezza in molte situazioni tipiche delle uscite alpine ed escursionistiche.
La loro funzione principale è ridurre l’abbagliamento e lo stress visivo, mantenendo però una visione naturale: non alterano la percezione dei colori, così riesci a leggere meglio il terreno, distinguere dettagli, cambi di superficie e variazioni del percorso con maggiore immediatezza.
Ideali per:
- Sole pieno in montagna (primavera/estate) e itinerari esposti.
- Trekking e ascese dove vuoi una lente protettiva ma equilibrata, adatta a una vasta gamma di condizioni luminose.
- Uscite lunghe in cui contano comfort e resa visiva costante, senza una tinta eccessivamente scura.
La Categoria 3 è perfetta quando vuoi una lente “tuttofare” per la montagna, capace di garantire protezione, comfort e una visione fedele dell’ambiente durante l’escursione.
✅ Guida rapida per scegliere la lente in alpinismo
Se vuoi decidere in pochi secondi (prima di partire o quando prepari lo zaino), usa questa logica “da ambiente”: è semplice, concreta e pensata per situazioni reali in montagna.
Luce variabile (bosco → cresta → ombra)
Fotocromatica Categoria 2-4: per passaggi rapidi tra zone ombreggiate e tratti esposti, mantenendo l’occhio più rilassato.
Neve / ghiaccio + quota elevata
Categoria 4: quando la luminosità è estrema e il riverbero è continuo, per ridurre abbagliamento e fotofobia.
Riflessi aggressivi su ghiacciaio
Categoria 4 Polarizzata: per “tagliare” i riflessi e aumentare contrasto e nitidezza su superfici altamente riflettenti.
Tip pratico: quando sei in cordata o affronti passaggi tecnici, la visione deve restare stabile, “pulita” e immediata, senza costringerti a continui adattamenti. Una lente adeguata alla luce e all’ambiente riduce i micro-stress tipici dell’alta quota strizzare gli occhi, lacrimazione, affaticamento, perdita di contrasto e abbagliamento e ti permette di mantenere più a lungo concentrazione, lettura del terreno e precisione dei movimenti. In pratica, meno distrazioni visive significa più continuità nell’azione: migliori tempi di reazione, maggiore sicurezza e una sensazione di controllo più costante, soprattutto quando la luce cambia o il riverbero diventa intenso.

⚡ Caratteristiche Tecniche e Prestazioni
In alpinismo la differenza la fanno i dettagli: materiali, stabilità, gestione di sudore/vento, luce parassita e comfort prolungato. Qui trovi le caratteristiche chiave e (sotto) un approfondimento pratico su fit e accessori.
Gli occhiali da alpinismo Demon combinano innovazione, comfort e sicurezza:
Protezione UV400: schermatura completa contro raggi UVA e UVB, essenziale in alta quota dove l’intensità solare è fino a tre volte maggiore rispetto al livello del mare.
Materiali ultraleggeri e resistenti: perfetti per resistere a temperature estreme, urti e sollecitazioni tipiche delle scalate alpine.
Ventilazione ottimizzata: sistemi studiati per ridurre l’appannamento e mantenere la lente asciutta anche in condizioni di forte sforzo fisico.
Comfort e stabilità: montature ergonomiche che aderiscono perfettamente al viso e possono essere indossate sopra eventuali strati protettivi o maschere.
Adatti a spedizioni estreme: progettati per resistere a condizioni climatiche e altitudini estreme, fino a vette superiori agli 8000 metri.
Visione “leggibile” del terreno
Quando devi interpretare pendenze, cambi di consistenza neve/ghiaccio e micro-dettagli (scalini, sastrugi, tratti misti), una visione stabile e senza distrazioni supporta decisioni più rapide e sicure.
Protezione laterale e luce parassita
In quota, ridurre l’ingresso di luce laterale può migliorare comfort visivo nei tratti esposti e nelle ore centrali della giornata, soprattutto su neve e ghiacciaio.
Materiali e sicurezza in caso di impatto
Per attività tecniche è importante che lente e montatura siano progettate per gestire urti e sollecitazioni: la robustezza non è un optional quando l’ambiente è severo.
🧩 Fit, stabilità e accessori: quando ogni dettaglio conta
Durante l’azione (corda, piccozza, bastoncini, casco, vento, sudore), un occhiale deve rimanere “in posizione” senza farti pensare a lui. Qui trovi ciò che, in base al modello, può fare la differenza in alta quota.
Stabilità in movimento: quando il ritmo aumenta o i passaggi diventano più tecnici, grip e calzata diventano fondamentali per evitare micro-aggiustamenti continui (che distraggono e affaticano).
Gestione di vento, polvere e sudore: in montagna gli occhi possono essere esposti a detriti, cristalli di neve e raffiche improvvise. A seconda del modello, elementi dedicati possono aumentare protezione e comfort, soprattutto su creste esposte e ghiacciaio.
Naselli regolabili: in base al modello, la possibilità di adattare la calzata alla propria fisionomia aiuta a mantenere l’occhiale stabile e comodo anche per molte ore.
Cordini / fasce: in base al modello, accessori di ritenzione aumentano il fit e la sicurezza nei tratti più impegnativi, quando non vuoi correre il rischio di perdere l’occhiale durante un movimento.
Ventilazione e appannamento
Tra salita e discesa la temperatura cambia rapidamente: una buona ventilazione e una calzata corretta aiutano a mantenere la lente più pulita e la visione stabile, anche quando lo sforzo aumenta.
Protezione laterale in quota
Ridurre l’ingresso di luce laterale può migliorare il comfort visivo, soprattutto nei tratti esposti e su neve/ghiaccio dove il riverbero è continuo.
Comfort “da spedizione”
Quando l’uscita dura molte ore (o più giorni), il comfort prolungato non è un lusso: è parte della sicurezza, perché riduce affaticamento e distrazioni.
👓 Occhiali da vista per alpinismo: protezione + correzione visiva
Se utilizzi lenti da vista, la protezione in alta quota non deve essere un compromesso. Esistono soluzioni tecniche pensate per integrare correzione visiva e protezione in ambiente alpino.
Obiettivo: mantenere visione nitida e corretta durante la salita, senza rinunciare alla schermatura e alla stabilità tipiche di un occhiale tecnico da montagna.
In pratica: in base al modello, può essere presente una soluzione con inserto/clip ottica interna che permette di utilizzare lenti graduate personalizzate.
Risultato: più comfort, più sicurezza e un’esperienza più fluida quando devi leggere terreno e dettagli senza sforzo.

🏔️ Per chi sono pensati
Dall’uscita tecnica in giornata alla spedizione impegnativa: qui trovi i profili e gli scenari in cui questi occhiali diventano un vero “pezzo di attrezzatura”.
Gli occhiali da alpinismo Demon sono pensati per chi vive la montagna in modo serio, dove luce intensa, vento, neve e variazioni meteo mettono alla prova occhi e concentrazione. Sono perfetti per:
- Alpinisti e scalatori esperti: ideali quando affronti creste, pareti e passaggi esposti, dove la visione deve restare stabile e precisa anche con luce dura e riflessi.
- Escursionisti in alta quota: perfetti per trekking lunghi e itinerari sopra il limite del bosco, dove l’irraggiamento aumenta e il comfort visivo diventa fondamentale per arrivare a fine giornata senza affaticamento.
- Guide alpine e professionisti della montagna: strumenti affidabili per lavorare in sicurezza e con continuità, spesso per molte ore consecutive e in condizioni variabili.
- Tutti coloro che affrontano condizioni climatiche estreme, ghiacciai o nevai ad alta esposizione solare: quando neve e ghiaccio amplificano la luminosità, proteggere gli occhi non è un optional, ma parte dell’attrezzatura essenziale.
Che tu stia affrontando una scalata tecnica, una spedizione glaciale o semplicemente esplorando montagne innevate, gli occhiali Demon ti aiutano a mantenere massima protezione, visione nitida e comfort prolungato. In pratica, riducono abbagliamento e stress visivo, migliorano la leggibilità dell’ambiente e ti permettono di restare concentrato su ciò che conta davvero: movimento, sicurezza e performance, senza compromessi.
✅ Perché scegliere gli occhiali da alpinismo Demon
Scegliere gli occhiali da alpinismo Demon significa puntare su una soluzione pensata per la montagna vera: quando la luce cambia in pochi minuti, il riverbero aumenta su neve e ghiaccio e serve un accessorio che non ti faccia perdere tempo, attenzione o comfort. È una scelta che unisce protezione, affidabilità e usabilità reale in quota, dove ogni dettaglio conta.
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Lenti fotocromatiche e polarizzate per ogni condizione di luce
Ideali quando alterni tratti esposti e zone d’ombra o quando affronti superfici altamente riflettenti: la visione resta più stabile, riducendo abbagliamento e stress visivo. -
Montature leggere, resistenti e confortevoli
Progettate per essere indossate a lungo senza fastidi: meno pressione, più stabilità e una sensazione di controllo costante anche nelle uscite impegnative. -
Protezione totale dai raggi UV in alta quota
In quota l’intensità solare cresce e la luce si “moltiplica” con la riflessione: la protezione UV diventa un requisito essenziale per tutelare gli occhi durante tutta la giornata. -
Affidabili anche su vette estreme oltre gli 8000 metri
Pensati per resistere a condizioni severe e ambienti intensi, dove l’affidabilità dell’attrezzatura fa la differenza tra comfort e difficoltà. -
Design tecnico e versatile, per performance e stile
Funzionali e curati: un occhiale che lavora davvero in montagna e che resta piacevole da indossare anche fuori dall’ambiente tecnico.
Con gli occhiali Demon, ogni spedizione in montagna diventa più sicura, più visibile e più piacevole: la protezione degli occhi non è un dettaglio, ma un vero alleato che ti aiuta a mantenere concentrazione, precisione e comfort quando l’ambiente spinge al massimo.
📚 Approfondimenti: alpinismo, alta quota, tecniche e difficoltà
Contenuti di cultura e tecnica alpina, utili per contestualizzare l’ambiente d’uso degli occhiali da alpinismo. (Li ho resi più leggibili su mobile con sezioni a fisarmonica, senza modificare una parola.)
L’alpinismo: significato e contesto +
L’alpinismo è la fusione tra l’uomo e la montagna, il pieno senso di libertà e la sfida con se stessi nel raggiungimento della vetta, il superamento dei propri limiti. Conquista.
Alpinismo, proprio dall’etimologia della parola Alpi rimanda ai primi tentativi della scalata delle principali e più alte vette. E la disciplina praticata in alta montagna basata sul superamento dei propri limiti e delle avversità legate alla scalata della vetta. L’ascesa può avvenire su: Roccia, ghiaccio o neve, o percorsi misti.
ORIGINI DELL'ALPINISMO +
ORIGINI DELL'ALPINISMO
La zona alpina è stata popolata dai tempi della preistoria e la presenza umana, è testimoniata grazie a ritrovamenti archeologici ad altitudini ben più alte rispetto al fondovalle. Si ipotizza che i primi abitanti delle alpi tramite caccia o allevamento in quota erano soliti risalire la montagna.
Le prime imprese del passato (riferendosi ai pionieri di un alpinismo arcaico) descritte da storici greci e romani come: Erodoto, Sallustio e Livio, raccontano le gesta delle prime ascese a vette come Mont Ventoux (1909m) nel 1336 o il Rocciamelone montagna alta 3538m, imprese per l’epoca formidabili.
Tra le varie imprese della “preistoria alpinistica” nel 1492 è quella del Mount Auguille (2085m) su ordine di Carlo VIII è una delle più note. Capitanata da un esperto militare dove parteciparono religiosi e maestranze locali per erigere sulla vetta 3 croci e una cappella votiva.
Fino al 1700 la scalata delle grandi vette rappresentava eventi sporadici in quanto prive di risorse di interesse. Le grandi montagne rimasero per moltissimi anni terreno ignoto.
LA SALITA DELLE PRINCIPALI VETTE DELLE ALPI +

LA SALITA DELLE PRINCIPALI VETTE DELLE ALPI
Per tradizione la nascita dell’alpinismo è segnata l’8 Agosto 1786 giorno della prima ascensione del Monte Bianco. La spinta ad effettuare la salita fu fatta dallo scienziato di Ginevra Horace-Bénédict de Saussure ma la salita fu realizzata dal medico Michel Gabriel Paccard e dal cacciatore e cercatore di cristalli Jacques Balmat originari di Chamonix.
Le iniziali motivazioni per le quali si intendeva raggiungere la cima delle principali vette furono per scopi scientifici, infatti si voleva misurare pressione e temperatura oltre che esplorare ambienti all’epoca ancora sconosciuti.
L'ascensione sulle vette alpine venne ben presto affiancata dal gusto della scoperta come estensione del turismo alpino praticato in particolare da inglesi e tedeschi. Nella prima metà dell'ottocento vengono salite per la prima volta tutte le cime principali delle Alpi tra cui:
- Großglockner – 1800
- Punta Giordani (Monte Rosa)– 1801
- Ortles – 1804
- Jungfrau – 1811
- Bernina – 1829
- Pelmo – 1857
- Monviso – 1861
- Grandes Jorasses – 1865
- Marmolada – 1864
- Cervino – 1865
Il periodo della scalata delle vette per scopi scientifici si conclude idealmente il 14 luglio 1865 con la prima scalata del Cervino.
Se la salita del Monte Bianco era stata in qualche misura suscitata da un interesse scientifico e di scoperta, l'impresa dell'inglese Edward Whymper contiene gli ingredienti che caratterizzeranno l'alpinismo moderno: la sfida fine a sé stessa con una montagna di grande attrazione estetica, la competizione tra diverse cordate e nazionalità, la tragedia di un incidente mortale (durante la discesa persero la vita quattro dei sette componenti della cordata) e le successive polemiche.
NASCITA DEI PRIMI CLUB ALPINI • ALPINISMO MODERNO • ANNI 90/2000 +
NASCITA DEI PRIMI CLUB ALPINI
Nello stesso periodo nascono le prime associazioni alpinistiche:
- Alpine Club (inglese) nel 1857
- Österreichischer Alpenverein (austriaco) nel 1862
- Club Alpino Italiano (CAI) nel 1863
- Deutscher Alpenverein (DAV) nel 1869
- Società degli alpinisti Tridentini (S.A.T.) nel 1872
- Club Alpino Francese nel 1874
- Società Alpina Friulana (SAF) nel 1874
ALPINISMO MODERNO
E se gli eventi che si imprimono nella storia sono la punta di un iceberg di un più profondo substrato, non è difficile sostenere la tesi di un primato francese nella costruzione dei fondamenti dell’alpinismo moderno.
All'inizio degli anni 70 il nuovo movimento alpinistico prese il nome di "Nuovo Mattino", dal titolo di un articolo di Gian Piero Motti sulla Rivista della Montagna. Si cominciarono a mettere in dubbio e contestare i metodi e gli scopi dei classici scalatori con l'idea della conquista per mezzo delle vie classiche, da ripetere con tecniche e metodologie consolidate. L'idea del movimento era quella di basare l'alpinismo sulla scoperta della libertà, il gusto per la trasgressione, rifiutando la cultura alpinistica della vetta a tutti i costi, dei rifugi, degli scarponi, del CAI, delle guide, e deprecando lo sfruttamento ambientale delle montagne.
Tramite metodi specifici di allenamento fisico e psichico, innovazioni tecniche spesso importate dagli Stati Uniti (i primi pionieri del free climbing) si rese possibile vincere difficoltà che allora sembravano insormontabili: è il periodo in cui si cominciano ad utilizzare le scarpette a suola liscia, in cui viene sviluppato il free climbing.
Passati gli anni settanta e ottanta il Nuovo Mattino tramonterà con le sue contraddizioni, lasciando nell'innovazione solo quello che poteva essere consumato e massificato.
ANNI 90
Sono da ricordare le grandi discese dalle pareti nord del Monte Bianco, da parte del grande snowboarder francese Marco Siffredi, che calcando le orme di Jean-Marc Boivin è stato il primo snowboarder a scendere in solitaria la parete Nant Blanc (oltre 50º di pendenza).
ANNI 2000
L'alpinismo nel terzo millennio ha assunto una connotazione sempre più sportiva, con alpinisti-atleti capaci di grandi prestazioni fisiche (percorsi effettuati in velocità, concatenamenti di più itinerari in un solo giorno) oppure tecniche (gradi di difficoltà altissimi in arrampicata, discese estreme con gli sci) coadiuvati anche dalle più moderne ed evolute tecniche di allenamento e tecnologie alpinistiche.
Parallelamente si assiste ad una diffusione delle pratiche alpinistiche anche al di fuori dei professionisti di settore, ovvero semplici appassionati ed amatori, fino a spingere in alcuni casi l'alpinismo stesso verso vere e proprie forme di sport di massa o turismo sportivo, spesso sottovalutando rischi e limiti personali.
TECNICHE DI SALITA • ALTA QUOTA • GRADI • AVVICINAMENTO +


TECNICHE DI SALITA E DIFFICOLTA'
L'alpinismo si basa sul superamento delle difficoltà derivanti dall'ascensione.
Queste possono essere legate agli ostacoli del terreno (pareti verticali, creste strette ecc.) o dall'ambiente stesso (alta quota, condizioni di variabilità atmosferica ecc.).
Le difficoltà variano a seconda della stagione in cui si affronta la scalata e del tipo di ambiente che si decide di affrontare.
A volte si rendono necessarie tecniche di arrampicata risalendo vie d'arrampicata, altre volte si sfruttano vie completamente attrezzate come le vie ferrate.
Salita in ambiente estivo
Le difficoltà poste dall'ambiente estivo in quote non elevate sono principalmente dovute al superamento di ostacoli verticali (pareti) di roccia. Le tecniche applicate per il superamento di queste difficoltà sono quelle proprie dell'arrampicata, libera o artificiale. In particolare si va da tecniche di avanzamento in cordata, costituendo ciascuno l'assicurazione dell'altro, all'uso della catena di assicurazione, della sosta, del freno o dei punti di ancoraggio.
Salita in ambiente invernale
In inverno le basse temperature e la presenza di neve e ghiaccio pone all'alpinista difficoltà diverse da quelle poste dall'ambiente estivo (spesso in ambiente invernale le nuove difficoltà si sommano a quelle tipiche dell'ambiente estivo). Per affrontare le temperature rigide si ricorre ad un apposito abbigliamento, mentre per le difficoltà tecniche (progressione su neve e arrampicata su ghiaccio) si rende necessario l'uso di appositi attrezzi, quali una o due piccozze, ramponi e chiodi da ghiaccio. Su terreno costituito da ghiaccio verticale si applicano le tecniche usate sulle cascate di ghiaccio. Alcuni percorsi permettono in tutto o in parte l'utilizzo di tecniche proprie dello sci alpinismo.
ALTA QUOTA
L'alpinismo comporta spesso il raggiungimento di quote elevate. Qui le temperature rigide dovute all'altitudine fanno sì che l'ambiente sia molto simile a quello invernale anche d'estate, mentre le caratteristiche invernali sono ancor più accentuate nella stagione fredda. A questo si aggiunge una maggior variabilità atmosferica e la presenza dei disturbi fisiologici dovuti all'alta quota.
La quota può essere classificata in base agli effetti fisiologici che si osservano sull'organismo umano:
- 0-500 m, livello del mare (near sea level): i cambiamenti atmosferici sono impercettibili dall'uomo e non hanno alcun effetto sulla fisiologia umana.
- 500-2000 m, bassa quota: i cambiamenti atmosferici sono avvertibili, ma non si rilevano notevoli svantaggi. Negli atleti d'élite si osserva una riduzione della prestazione al di sopra dei 1500 m.
- 2000-3000 m, media quota: i cambiamenti ambientali diventano evidenti e si osserva la comparsa dei disturbi da altitudine dopo alcune ore di permanenza. La prestazione fisica si riduce progressivamente ma può essere ripristinata con l'acclimatamento.
- 3000-5500 m, alta quota: un numero elevato di soggetti va incontro a disturbi da altitudine, anche gravi. La prestazione fisica è ridotta anche dopo una corretta acclimatazione.
- >5500 m, quota estrema: a causa delle condizioni estreme e della comparsa di disturbi da alta quota, al di sopra dei 5500 metri non è possibile la presenza umana permanente.
GRADO DI DIFFICOLTA’
Per sapere quale ascensione (via) può affrontare in base alle sue capacità tecniche e alla sua preparazione fisica, l'alpinista ha bisogno di conoscere la difficoltà della via stessa, al fine di non correre il pericolo di trovarsi su un terreno che non è in grado di superare senza poter tornare indietro. L'operazione di assegnare un grado a una via è detta quotare o gradare e viene effettuata dagli apritori e dai primi ripetitori della via. Data la difficoltà di classificare le vie per i soli dati oggettivi, le vie vengono gradate attraverso il confronto con vie note, di riferimento, per le quali c'è un largo consenso del loro grado di difficoltà Tuttavia può capitare che subentrino dati soggettivi (ad esempio l'abilità dell'alpinista o l'abitudine a muoversi in un certo ambiente) e fattori oggettivi ma variabili (ad esempio le condizioni atmosferiche o l'innevamento).
Le varie discipline dell'alpinismo e dell'arrampicata usano differenti scale di difficoltà e inoltre a seconda dei paesi (Europa, Stati Uniti) ci possono essere scale diverse:
- difficoltà alpinistica: è una scala di difficoltà di origine francese che descrive complessivamente i valori di lunghezza, difficoltà, esposizione della via. Il grado è espresso con le lettere F, PD, AD, D, TD, ED, e ABO.
- arrampicata libera: le scale di difficoltà più usate sono quella UIAA, espressa da un numero romano che va da I a XI e quella francese, espressa da una cifra (3 - 9) seguita da una lettera (a - c). Si usa inoltre il simbolo "+" per i gradi intermedi. Ci sono anche altre scale come quella degli Stati Uniti, dell'Inghilterra o dell'Australia.
- arrampicata artificiale: viene utilizzata una scala di sei gradi crescenti dall'A0 all'A5 (più un settimo a parte) basata sulla difficoltà e sulla quantità di strumenti artificiali usati.
- arrampicata su ghiaccio: si utilizza la scala canadese, che esprime sia la difficoltà d'ambiente che quella tecnica, e una chiamata WI, Water Ice, che va dal WI1 al WI7.
- arrampicata su misto: si utilizza una scala di difficoltà chiamata M, Mixed che va dal M1 all'M13.
AVVICINAMENTO
Le ascensioni alpinistiche comprendono in genere una fase detta di "avvicinamento", che comprende il percorso effettuato fino al primo punto in cui si incontrano difficoltà alpinistiche. Il percorso dell'avvicinamento è quindi di tipo escursionistico, e segue la medesima scala di difficoltà utilizzate nell'escursionismo:
- T, turistico: itinerari con percorsi evidenti, su stradine, mulattiere o comodi sentieri, generalmente sotto i 2000 metri. Richiedono una certa conoscenza dell'ambiente montano e una preparazione fisica alla camminata.
- E, escursionistico: Itinerari che si svolgono su sentiero o su tracce non sempre facili da reperire, o anche a quote più elevate. A volte esposti, su pendii erbosi o detritici, su tratti nevosi, con passaggi attrezzati non impegnativi, ecc. Richiedono senso dell'orientamento e conoscenza della montagna, oltre a calzature ed equipaggiamento adeguati.
- EE, per escursionisti esperti: Itinerari che comportano singoli passaggi rocciosi di facile arrampicata, attraversamento di canali nevosi, tratti aerei ed esposti, passaggi su terreno infido, ecc. Richiedono equipaggiamento e preparazione adeguata, esperienza della montagna, passo sicuro e assenza di vertigini.
Il grado EE, considerato il limite dell'attività escursionistica, in alcuni casi tende a coincidere con il grado F della scala alpinistica, sebbene in genere le vie classificate come alpinistiche richiedano maggior impegno e dimestichezza nel muoversi su percorsi non segnati. Esistono tuttavia anche ascensioni a vette lungo percorsi o vie di salita giudicate con difficoltà escursionistiche e non alpinistiche, tipicamente su cime più modeste, spesso erbose senza o con ridotta presenza di roccia.
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