🚵 Pedalando sulle Strade Militari: Un Viaggio nella Storia sui Monti Castellari
Un itinerario in bicicletta da Vicenza tra l’Ortogonale 1, la Strada delle Falde, Monte Pulgo, Monte Piano e le antiche bretelle militari: una pedalata completa in cui sterrato, bosco, tecnica di guida e memoria della Grande Guerra diventano parte dello stesso viaggio.
Che cos’è l’itinerario delle strade militari sui Monti Castellari?
È un percorso ad anello con partenza e rientro a Vicenza, ideato da INTO PREALPS Bike Adventure, che utilizza un tratto dell’Ortogonale 1 e alcune strade militari secondarie costruite per collegare la dorsale Agno-Leogra ai fondovalle. La scheda originale indica 600 metri di dislivello positivo, 371 metri di quota massima, fondo misto tra asfalto e sterrato e difficoltà indicativa S1. È adatto soprattutto a gravel con gomme generose, mountain bike ed e-bike predisposte per il fuoristrada, ma richiede controllo della bici nei tratti erosi e nel single track successivo alla salita di Monte Pulgo.
Monti Castellari in bici: quando il terreno diventa un documento storico
Pedalare sulle strade militari dei Monti Castellari significa attraversare un paesaggio che non è soltanto naturale. Curve regolari, muri a secco, cunette, tagli nella roccia, ricoveri e tracciati protetti dal versante raccontano ancora oggi il modo in cui il territorio vicentino venne organizzato durante la Prima Guerra Mondiale.
Il fascino di questo itinerario nasce dalla sovrapposizione di più livelli. Il primo è sportivo: ci sono salite, sterrati, brevi passaggi tecnici, un single track da affrontare con attenzione e un fondo che cambia con le stagioni. Il secondo è paesaggistico: si passa dalla città alla campagna, dai versanti aperti al bosco, dalle vedute sulla pianura alle zone più raccolte della Val Leogra. Il terzo è storico: una parte delle strade percorse non nacque per il turismo, né per l’agricoltura moderna, ma per rendere possibile il movimento di uomini, animali, artiglierie e rifornimenti lungo un sistema difensivo arretrato.
È proprio questa combinazione a rendere il giro interessante anche per chi conosce già i Colli Vicentini. Non serve raggiungere quote alpine per percepire il carattere dell’avventura. La difficoltà non dipende soltanto dall’altitudine, ma dalla continuità dei cambi di ritmo, dalla qualità del fondo e dalla capacità di leggere il terreno. Una strada militare può sembrare larga e rassicurante, ma dopo una stagione piovosa può presentare canali di erosione, sassi smossi, rami e foglie che nascondono le traiettorie.
Il risultato è un itinerario che invita a pedalare con due attenzioni contemporanee. Da una parte si guida la bici, scegliendo rapporti, pressione delle gomme e linee pulite. Dall’altra si osserva il paesaggio, cercando di riconoscere le tracce di un’infrastruttura costruita oltre un secolo fa. È un modo lento e rispettoso di avvicinarsi alla memoria: non una visita separata dalla pedalata, ma una lettura continua del territorio mentre lo si attraversa.
La vera ricchezza del percorso non è un singolo punto panoramico: è la sensazione di pedalare dentro una rete di collegamenti pensata per un’altra epoca e ancora leggibile nella forma delle strade.
Per vivere bene l’esperienza conviene partire senza l’ossessione della velocità media. Le soste sono parte del giro. Fermarsi davanti a un muro in pietra, osservare l’andamento di una curva o riconoscere l’imbocco di un ricovero permette di capire perché il tracciato segue proprio quel versante. Su percorsi di questo tipo la qualità dell’uscita non si misura soltanto in watt o chilometri: conta la capacità di tornare con una conoscenza più profonda del luogo.
Scheda tecnica del percorso sulle strade militari
I dati seguenti derivano dalla scheda del percorso pubblicata da INTO PREALPS. La distanza totale e il tempo di percorrenza non vengono fissati qui in modo rigido perché possono variare in base al punto preciso scelto per la partenza a Vicenza, agli aggiornamenti della traccia, alle deviazioni e alle condizioni del fondo. Prima dell’uscita è quindi importante aprire il collegamento Komoot e verificare il tour aggiornato.
| Voce | Dato | Cosa significa in pratica |
|---|---|---|
| Tipologia | Percorso ad anello | Si torna al punto di partenza senza organizzare un trasferimento; conviene scegliere un parcheggio o un ritrovo comodo rispetto all’uscita dalla città. |
| Partenza e arrivo | Vicenza | La prima e l’ultima parte possono essere più scorrevoli; il cuore tecnico e storico si concentra sui rilievi e sulle strade militari. |
| Dislivello positivo | Circa 600 metri | Impegno collinare medio: non estremo, ma da non sottovalutare per la presenza di fondo irregolare e rilanci. |
| Quota massima | Circa 371 metri | La quota è contenuta, ma non elimina la necessità di controllare meteo, umidità, fango e stato dei sentieri. |
| Fondo | Asfalto, sterrato e single track | Serve una bici capace di affrontare terreni misti e una guida attiva nei passaggi erosi o più stretti. |
| Difficoltà sentieri | Media, indicativamente S1 | Ostacoli piccoli, fondo naturale e qualche tratto dove traiettoria e frenata fanno la differenza. |
| Gomme usate nella prova | 45 mm mediamente tassellate | Una sezione generosa aiuta su sassi, terra smossa e canali, soprattutto con una pressione corretta. |
| Condizioni della prova | Sole, circa 18 °C, fondo asciutto con zone umide | Le condizioni reali possono cambiare molto dopo pioggia, lavori forestali o passaggi frequenti. |
Nota importante: la classificazione S1 e il dislivello non sono una garanzia di facilità. Su un fondo bagnato o eroso lo stesso tratto può richiedere più tecnica, più tempo e una bici diversa rispetto a una giornata asciutta.
Perché nacque l’Ortogonale 1
Per capire le strade militari dei Monti Castellari bisogna tornare al 1916. La Strafexpedition, l’offensiva austro-ungarica lanciata dal Trentino, mostrò con chiarezza quanto potesse essere vulnerabile il sistema difensivo dell’Alto Vicentino. Se il fronte del Pasubio e della Vallarsa avesse ceduto, le valli e le dorsali verso Vicenza avrebbero assunto un ruolo decisivo sia per contenere l’avanzata, sia per organizzare un eventuale ripiegamento.
La dorsale tra le valli dell’Agno e del Leogra non era una semplice successione di colline. Era uno spartiacque capace di controllare passaggi, fondovalle e accessi alla pianura. Nel 1917 il comando italiano predispose una linea difensiva di cresta che collegava l’area di Campogrosso con la zona di Monteviale e il Campo trincerato di Vicenza. Questa linea venne identificata come Ortogonale 1 o sistema della Destra Leogra.
Il termine “ortogonale” va compreso dentro la logica del sistema difensivo. Le linee non erano pensate come un unico muro continuo, ma come un insieme di caposaldi, postazioni, strade di arroccamento, collegamenti trasversali e opere capaci di rallentare o bloccare una penetrazione nemica. La dorsale diventava così una struttura militare complessa, integrata con il Campo trincerato di Vicenza e con altre linee predisposte nella pianura e sui versanti.
Dal rischio di sfondamento alla costruzione della rete
Dopo l’esperienza del 1916, l’urgenza non era soltanto scavare trincee. Serviva soprattutto rendere il territorio percorribile. Un caposaldo isolato, senza una strada adatta ai rifornimenti, avrebbe avuto un valore limitato. Per questo il Genio Militare progettò e costruì una rete di strade camionabili, carrozzabili, mulattiere e sentieri, con caratteristiche diverse a seconda dei mezzi e dei carichi previsti.
Le strade principali seguivano in parte la cresta o il versante protetto. Le cosiddette bretelle collegavano invece fondovalle, paesi e dorsale. Erano essenziali per spostare truppe, materiali, animali da soma e pezzi d’artiglieria, ma anche per permettere un ripiegamento ordinato verso ovest qualora la situazione sul fronte fosse precipitata. Il paesaggio venne quindi trasformato da una logica di mobilità militare: raggiungere, rifornire, proteggere, evacuare.
Nel 1917, dopo Caporetto, reparti francesi e britannici arrivarono sul fronte italiano. Le truppe alleate presidiarono anche settori della parte meridionale dell’Ortogonale 1. In alcune aree vennero migliorati i collegamenti già esistenti o realizzati nuovi tratti di viabilità. Questo spiega perché lungo la dorsale si incontrino opere attribuite a fasi e reparti diversi, tutte inserite nel medesimo quadro strategico.
Una linea che non divenne un grande campo di battaglia
La forza evocativa dell’Ortogonale 1 non dipende da una successione di celebri battaglie combattute lungo ogni suo tratto. Il suo valore è quello di una linea preparata per uno scenario estremo: il cedimento del fronte principale e la necessità di difendere la pianura vicentina. Le opere raccontano quindi anche la storia della prevenzione militare, della logistica e della paura di un’invasione.
Questo aspetto rende la pedalata particolarmente interessante. Non si attraversano soltanto luoghi di combattimento, ma un territorio organizzato in anticipo per resistere a un possibile disastro. Le curve, le pendenze controllate e i ricoveri scavati nella roccia sono il risultato di decisioni tecniche prese sotto la pressione della guerra. Oggi, liberate dalla loro funzione originaria, quelle infrastrutture consentono di muoversi lentamente e di leggere il paesaggio con una consapevolezza diversa.
Chiave di lettura: l’Ortogonale 1 non è una singola strada identica dall’inizio alla fine. È un itinerario storico che mette in relazione tratti viari, sentieri, caposaldi e opere difensive distribuite lungo la dorsale Agno-Leogra.
Come riconoscere una vera strada militare mentre pedali
Una delle esperienze più gratificanti del giro consiste nel riconoscere i segni costruttivi della viabilità militare. Non tutte le strade bianche sono strade militari e non ogni muro a secco appartiene alla Grande Guerra. Tuttavia, quando più caratteristiche compaiono insieme, il tracciato inizia a rivelare la propria origine.
Pendenza regolare
Le strade destinate a carri o autocarri dovevano evitare variazioni brusche. La salita tende quindi a svilupparsi con continuità, spesso attraverso tornanti ampi.
Larghezza costante
La sezione del tracciato rimane sorprendentemente uniforme anche dove il versante sarebbe più facile da attraversare con un sentiero stretto.
Muri e cordoli
Pietre lavorate, muri di sostegno, cordoli di contenimento e pozzetti mostrano una costruzione pianificata, non una semplice traccia spontanea.
Cunette drenanti
Lo smaltimento dell’acqua era fondamentale. Cunette laterali e attraversamenti evitavano che la pioggia distruggesse la massicciata.
Tracciato defilato
La strada può correre sul lato protetto del rilievo, nascosta alla vista e al tiro proveniente dalla direzione ritenuta più pericolosa.
Ricoveri in roccia
Piccole cavità, ingressi, fori da mina e depositi lungo il percorso possono indicare spazi di servizio o protezione collegati alla strada.
Camionabili, carrozzabili e mulattiere
Le fonti storiche distinguono diverse categorie di viabilità. Le camionabili erano progettate per autocarri e carichi pesanti, con larghezza superiore ai tre metri e pendenze generalmente contenute. Le carrozzabili permettevano il passaggio di automezzi e carri, con un fondo artificiale e curve abbastanza ampie. Le mulattiere erano più strette e potevano raggiungere pendenze maggiori; servivano alle salmerie e, in alcuni casi, al traino di pezzi leggeri.
Per il ciclista moderno questa distinzione si traduce in sensazioni di guida differenti. Una camionabile abbandonata può essere larga ma dissestata; una mulattiera può essere più stretta, ripida e tecnica; una carrozzabile recuperata può sembrare una normale strada forestale. Il fondo attuale, tuttavia, non coincide necessariamente con quello originale. Un secolo di pioggia, vegetazione, manutenzioni e utilizzi agricoli può aver trasformato profondamente il tracciato.
Perché le curve militari sembrano “disegnate”
Quando una strada doveva sostenere il passaggio di uomini, animali e mezzi, non poteva seguire la linea più breve. Doveva mantenere una pendenza compatibile con il trasporto e creare spazio per le manovre. Ecco perché alcuni tornanti appaiono larghi, regolari e quasi geometrici. Dal manubrio si percepisce bene questa differenza: la salita guadagna quota con una logica costante, spesso più dolce rispetto a una vecchia strada rurale che sale direttamente verso una contrada.
La regolarità non significa necessariamente facilità. Se la massicciata è stata erosa, la linea ideale può essere occupata da sassi o solchi. Inoltre, la vegetazione può restringere il passaggio e nascondere i bordi. È importante non confondere il fascino storico con un invito ad aumentare la velocità: le opere furono costruite per mezzi lenti e pesanti, non per biciclette moderne lanciate in discesa.
Ricoveri e gallerie: osservare senza improvvisare
Lungo il sistema dell’Ortogonale 1 sono documentati ricoveri in caverna, postazioni e depositi. Alcuni accessi possono essere visibili dal percorso, ma non devono essere considerati automaticamente sicuri o visitabili. Roccia instabile, acqua, pozzi, crolli, animali e assenza di illuminazione rendono pericoloso entrare senza informazioni aggiornate e senza una gestione ufficiale del sito.
La scelta migliore è osservare dall’esterno, non spostare pietre, non lasciare rifiuti e non prelevare oggetti. Un frammento metallico o una struttura apparentemente insignificante può avere valore storico; inoltre, residuati bellici e materiali sconosciuti non vanno mai toccati. In caso di ritrovamento sospetto, ci si allontana e si segnala la posizione alle autorità competenti.
Video dell’itinerario e traccia Komoot
Demon è partner di INTO PREALPS Bike Adventure, realtà che ha creato e raccontato questo percorso. Il video permette di osservare il carattere del fondo, l’ambiente e alcuni passaggi prima di affrontare il giro. Guardarlo con attenzione è utile per capire se la propria bici, la tecnica e le condizioni desiderate sono coerenti con l’itinerario.
Apri la traccia aggiornata su Komoot
Prima di partire: salva la traccia offline, controlla eventuali deviazioni e confronta il tour con le condizioni attuali. Una traccia digitale descrive la linea da seguire, ma non certifica che il fondo sia sempre libero, asciutto o percorribile.
Il percorso passo dopo passo: da Vicenza a Monte Pulgo e Monte Piano
L’itinerario proposto è la versione breve di un progetto più esteso, pensato per proseguire oltre Monte Faedo verso Monte di Malo. La variante qui descritta parte da Vicenza, intercetta l’Ortogonale 1, utilizza la Strada delle Falde, sale verso Monte Pulgo, affronta una strada militare meno conosciuta, scende lungo un single track tecnico e si collega alla strada di Monte Piano prima di rientrare verso la Val Leogra e Vicenza.
Questa sequenza è importante perché alterna continuamente funzioni e paesaggi. Non si pedala su una sola strada militare dall’inizio alla fine: si attraversa un sistema fatto di arteria principale, collegamenti secondari, sentieri e tratti moderni necessari per chiudere l’anello. Il percorso va quindi interpretato come un viaggio dentro la rete della Destra Leogra, non come la percorrenza integrale dell’Ortogonale 1.
- Uscita da Vicenza e avvicinamento ai rilievi. La partenza urbana consente di entrare gradualmente nel ritmo. È il momento giusto per controllare che cambio, freni, borse e pressione delle gomme siano a posto. Evita di consumare energie inseguendo subito una media elevata: il percorso diventa più esigente quando il fondo cambia.
- Ingresso sull’Ortogonale 1 e Strada delle Falde. Il paesaggio comincia a raccontare la logica della dorsale. Le pendenze e la posizione del tracciato permettono di intuire il rapporto tra viabilità, cresta e fondovalle. Su fondo compatto si può procedere con fluidità, ma conviene osservare cunette e margini per riconoscere i segni della costruzione.
- Salita verso Monte Pulgo. La quota cresce e la pedalata assume un carattere più collinare. Monte Pulgo occupava una posizione importante nel sistema difensivo: la zona era collegata a caposaldi e strade di arroccamento. Oggi la salita richiede soprattutto gestione dello sforzo e trazione, in particolare se il terreno è umido.
- La strada militare meno conosciuta. Dopo Monte Pulgo il tour risale un tracciato militare che rappresenta uno dei passaggi più caratteristici. Qui vale la pena rallentare. La regolarità della strada, i sostegni in pietra e il modo in cui attraversa il versante aiutano a capire che non si tratta di un sentiero nato casualmente.
- Discesa sul single track tecnico. È il punto dove il percorso chiede più attenzione. Il single track può presentare solchi, terra smossa, radici, curve strette e vegetazione. Chi non si sente sicuro può scendere dalla bici nei passaggi dubbi: farlo non riduce il valore dell’uscita, ma aumenta il margine di sicurezza.
- Collegamento con la strada di Monte Piano. Superato il tratto tecnico, il percorso incontra un’altra viabilità storica. Monte Piano faceva parte del sistema difensivo intermedio e conserva il legame tra strada, caposaldi e controllo della pianura. Il fondo può tornare più leggibile, ma la stanchezza accumulata richiede comunque concentrazione.
- Discesa verso la Val Leogra. I sentieri riportano progressivamente verso il fondovalle. È una fase piacevole, ma non va affrontata in automatico: proprio in discesa, quando si pensa di aver superato la parte più difficile, aumentano gli errori dovuti a stanchezza e calo di attenzione.
- Rientro a Vicenza. L’ultima parte permette di ricomporre l’esperienza. La città si avvicina, ma il viaggio storico continua idealmente fino al sistema del Campo trincerato di Vicenza. Mantieni una riserva di acqua ed energia per il rientro, soprattutto nelle giornate calde o ventose.
Come distribuire lo sforzo
Il profilo altimetrico non è quello di una grande salita alpina. La fatica nasce piuttosto dalla somma di rilanci, superfici irregolari e necessità di guidare. Su asfalto puoi usare un ritmo conversazionale; sulle rampe sterrate è meglio scegliere un rapporto agile prima che la pendenza aumenti; nel single track la priorità passa dalla potenza al controllo.
Una cadenza troppo bassa e una marcia eccessivamente dura possono far perdere trazione sulla ruota posteriore. Al contrario, pedalare in modo rotondo, restare seduti finché il fondo lo consente e spostare leggermente il peso aiuta a mantenere aderenza. Quando serve alzarsi sui pedali, il movimento deve essere progressivo: strattoni eccessivi rendono la bici nervosa e fanno slittare la gomma.
Dove fermarsi per osservare
Le soste migliori non sono necessariamente i punti più alti. Un tratto con muro a secco ben visibile, una curva scavata nel versante, una cunetta in pietra o un ricovero esterno possono essere più interessanti di un panorama. Fermati fuori dalla linea di passaggio, non bloccare il sentiero e lascia spazio a escursionisti, residenti e altri ciclisti.
Quanto è difficile davvero il giro?
La scheda originale indica una difficoltà media dei sentieri, con riferimento al livello S1. In condizioni asciutte e con una buona padronanza della bici, gran parte del percorso può risultare accessibile a un ciclista abituato allo sterrato. Tuttavia, il livello percepito cambia rapidamente in base al meteo, alla manutenzione, alla stagione e alla bici utilizzata.
Difficoltà fisica
I 600 metri di dislivello positivo collocano il giro in una fascia collinare gestibile, ma non banale. Il dislivello non racconta la resistenza al rotolamento dello sterrato, le accelerazioni necessarie dopo curve o ostacoli e l’energia spesa per stabilizzare il corpo. Un ciclista allenato soltanto su asfalto potrebbe percepire il percorso come più impegnativo rispetto a un giro stradale con lo stesso dislivello.
Difficoltà tecnica
La parte tecnica è concentrata soprattutto nei tratti erosi e nel single track dopo la strada militare di Monte Pulgo. Un livello S1 può includere piccole radici, sassi, fondo naturale, curve e pendenze moderate. Non sono necessari salti o tecniche da enduro, ma servono posizione equilibrata, uso indipendente dei freni e capacità di guardare avanti.
Difficoltà di orientamento
Le strade storiche si intrecciano con viabilità locale, sentieri e accessi secondari. In alcuni incroci la direzione più evidente non è necessariamente quella della traccia. È quindi consigliabile utilizzare un ciclocomputer o uno smartphone con mappa offline, senza affidarsi soltanto a una successione di svolte memorizzate.
Fattori che aumentano la difficoltà
- Pioggia recente: rende viscide pietre e radici e può approfondire i canali di erosione.
- Foglie autunnali: nascondono buche, rami e sassi, soprattutto nei tratti in ombra.
- Caldo estivo: aumenta la fatica anche a quote modeste e rende fondamentale la gestione dell’acqua.
- Gomme troppo lisce o strette: riducono il margine su terra smossa e nei solchi.
- Pressione eccessiva: fa rimbalzare la bici e riduce aderenza e comfort.
- Partenza troppo veloce: porta ad affrontare i tratti tecnici con meno lucidità.
Valutazione pratica: il giro è indicato a chi sa già frenare e curvare su sterrato. Un principiante assoluto può affrontarlo con una persona esperta, in condizioni asciutte e con la disponibilità a procedere a piedi nei passaggi più irregolari.
🎁 Bonus sconto per te: 15%
Per affrontare sterrati, boschi e cambi di luce con una protezione stabile, scopri la collezione Demon dedicata a ciclismo, gravel e mountain bike.
Gravel, mountain bike o e-bike: quale bici scegliere?
Non esiste una sola bici corretta per questo itinerario. La scelta dipende dall’esperienza, dal meteo e dal modo in cui si vuole vivere il percorso. Una gravel rende brillante l’avvicinamento e le strade bianche; una mountain bike aumenta il margine nei tratti tecnici; un’e-bike consente di gestire meglio le salite, ma richiede attenzione a peso, autonomia e maneggevolezza.
| Bicicletta | Vantaggi | Limiti e configurazione consigliata |
|---|---|---|
| Gravel | Efficiente su asfalto, rapida sulle sterrate compatte, ideale per un itinerario misto con partenza da Vicenza. | Meglio con gomme da circa 40–45 mm, tassellatura almeno laterale, rapporti agili e buona esperienza su single track. Una gravel molto stradale con gomme strette riduce il margine. |
| MTB hardtail | Controllo, trazione e comfort superiori sui tratti erosi; forcella utile su radici e sassi. | Più lenta nei trasferimenti asfaltati, ma probabilmente la scelta più semplice per chi privilegia sicurezza e facilità di guida. |
| MTB full suspended | Massimo comfort e controllo nel single track e sulle superfici irregolari. | Può essere sovradimensionata per gran parte del giro; peso e gomme molto aggressive aumentano la fatica nei tratti scorrevoli. |
| E-gravel | Aiuta sui rilanci mantenendo un comportamento vicino alla gravel tradizionale. | Serve una sezione di gomma adeguata e attenzione al peso nelle discese sconnesse; verificare autonomia e protezione del motore. |
| E-MTB | Grande trazione in salita e margine tecnico elevato, utile per gruppi con livelli fisici diversi. | Il peso richiede freni efficienti e tecnica nelle curve strette. Non va confuso l’aiuto del motore con la capacità di guidare in discesa. |
Rapporti e trasmissione
Un rapporto agile è più utile di una velocità massima elevata. Sulle rampe sterrate è importante poter mantenere una pedalata rotonda senza dover spingere con forza eccessiva. Una gravel con monocorona e pignone grande, oppure una doppia compatta con sviluppo adeguato, permette di gestire meglio il fondo. In MTB una trasmissione moderna offre normalmente un margine sufficiente.
Freni
I freni a disco sono la soluzione più coerente con un percorso misto. Prima dell’uscita controlla spessore delle pastiglie, centratura delle pinze e stato dei dischi. Una leva che arriva troppo vicino al manubrio o un rumore persistente non vanno ignorati. Nel single track usa entrambi i freni in modo progressivo e riduci la velocità prima della curva, non quando la bici è già inclinata.
Assetto e borse
Evita carichi che oscillano. Una borsa sottosella non ben fissata può muoversi nei tratti sconnessi; una borsa da manubrio troppo grande può interferire con i cavi o con la visuale della ruota. Porta l’essenziale e distribuisci il peso vicino al centro della bici. Se utilizzi una e-bike, verifica che batteria e chiusure siano correttamente bloccate.
Gomme, tassellatura e pressione per le strade militari
La scheda di INTO PREALPS indica l’utilizzo di gomme da 45 mm mediamente tassellate. È una scelta equilibrata per una gravel: offre volume sufficiente per assorbire sassi e piccole buche, mantiene una buona scorrevolezza sull’asfalto e crea una superficie di contatto più generosa sullo sterrato.
La larghezza, da sola, non basta. Conta il disegno del battistrada. Un centro relativamente scorrevole aiuta nei trasferimenti; tasselli laterali più pronunciati sostengono la bici quando si curva su terra o ghiaia. In condizioni asciutte può bastare una tassellatura media. Dopo pioggia, su argilla o foglie bagnate, una gomma troppo liscia diventa rapidamente limitante.
Perché non esiste una pressione universale
La pressione corretta dipende da peso del ciclista, peso della bici, sezione reale della gomma, larghezza del cerchio, carcassa, presenza di camera d’aria o tubeless e stile di guida. Gonfiare molto per evitare pizzicature può sembrare prudente, ma una pressione eccessiva riduce grip e comfort e fa rimbalzare la ruota sugli ostacoli.
Con un sistema tubeless è possibile utilizzare pressioni più contenute rispetto alla camera d’aria, ma senza scendere oltre il limite compatibile con cerchio, gomma e peso. Un valore troppo basso può causare stallonamento, colpi sul cerchio o perdita di precisione. La strategia migliore è partire da una pressione già sperimentata e modificarla in piccoli incrementi, non improvvisare il giorno dell’uscita.
Controllo prima di partire
- Verifica che non ci siano tagli, fili visibili o tasselli strappati.
- Controlla la pressione con un manometro, non soltanto comprimendo la gomma con le dita.
- Se sei tubeless, accertati che il lattice non sia secco e porta comunque un sistema di riparazione.
- Porta una camera compatibile come soluzione di emergenza, anche se utilizzi tubeless.
- Controlla che la valvola sia stretta e che il cerchio non presenti ammaccature importanti.
Per approfondire il tema puoi leggere la guida Demon su come gonfiare correttamente le gomme della bicicletta, utile per capire il rapporto tra PSI, bar, sezione, peso e terreno.
Qual è il periodo migliore per pedalare sui Monti Castellari?
Le quote contenute rendono il percorso teoricamente accessibile per buona parte dell’anno, ma il terreno è la variabile decisiva. Primavera e autunno offrono temperature piacevoli e colori intensi, mentre l’estate richiede una partenza anticipata. L’inverno può regalare giornate limpide, ma anche fango persistente, gelo nelle zone in ombra e poche ore di luce.
Primavera
È una delle stagioni più interessanti. La vegetazione riparte, le temperature sono moderate e le giornate si allungano. Dopo periodi piovosi, però, le strade nel bosco possono restare umide a lungo. Non basta che a Vicenza il suolo sia asciutto: i versanti ombreggiati possono conservare fango e acqua.
Estate
Il bosco offre tratti protetti, ma il rientro e le zone aperte possono diventare caldi. Partire presto permette di pedalare con temperature più gestibili e riduce il rischio di temporali pomeridiani. Porta più acqua di quanto useresti in un giro urbano della stessa durata e considera che non tutti i punti d’acqua sono garantiti o attivi.
Autunno
La luce e i colori rendono la pedalata molto suggestiva. Le foglie, tuttavia, possono coprire solchi e pietre. Dopo la prima pioggia il fondo diventa più scivoloso e le radici sono difficili da leggere. Riduci la velocità prima delle curve e non dare per scontato che una superficie uniforme sia davvero priva di ostacoli.
Inverno
Le giornate fredde e asciutte possono essere perfette, ma serve verificare la presenza di ghiaccio. Le zone esposte a nord e i tratti incassati possono rimanere gelati anche quando in pianura la temperatura è positiva. Porta guanti adatti, uno strato antivento e una luce di emergenza: il buio arriva rapidamente.
| Stagione | Punti di forza | Attenzioni principali |
|---|---|---|
| Primavera | Temperature miti, giornate lunghe, vegetazione viva. | Fango dopo piogge, rami caduti, tratti umidi nel bosco. |
| Estate | Fondo spesso asciutto, molte ore di luce. | Caldo, disidratazione, temporali, vegetazione alta. |
| Autunno | Colori, temperature gradevoli, atmosfera. | Foglie sugli ostacoli, umidità, luce che cala presto. |
| Inverno | Aria limpida, sentieri meno frequentati. | Gelo, fango, freddo, ore di luce limitate. |
Cosa portare per affrontare il percorso in autonomia
Un itinerario vicino alla città non è necessariamente privo di imprevisti. Una foratura nel bosco, un cambio di meteo o una deviazione possono allungare molto il rientro. L’equipaggiamento deve essere compatto, ma sufficiente per risolvere i problemi più comuni.
Riparazione
Camera d’aria, leve, pompa o CO₂, multitool, smagliacatena, falsa maglia, plug tubeless e una piccola pezza robusta per tagli.
Navigazione
Traccia offline, telefono carico, ciclocomputer se disponibile e batteria esterna compatta nelle giornate più lunghe.
Protezione
Casco, guanti, occhiali stabili, giacca antivento leggera e uno strato adeguato alla stagione.
Idratazione
Acqua sufficiente in base a temperatura e durata. Non contare su fontane non verificate.
Alimentazione
Snack facili da mangiare: barretta, panino, frutta secca o gel, più una piccola riserva di emergenza.
Visibilità
Luce posteriore anche di giorno e luce anteriore utile per rientri tardivi, ombra intensa o brevi passaggi scuri.
Kit minimo di primo intervento
Una garza, disinfettante in monodose, cerotti, benda elastica e coperta isotermica occupano poco spazio. Non sostituiscono la preparazione sanitaria, ma consentono di gestire abrasioni e attese. Inserisci anche un documento, un contatto di emergenza e le informazioni sanitarie essenziali.
Abbigliamento a strati
Nel bosco la temperatura percepita può scendere, mentre sulle rampe al sole si suda rapidamente. La soluzione migliore è un sistema a strati: base traspirante, maglia adeguata alla stagione e guscio leggero. Evita di arrivare alla discesa completamente bagnato di sudore; aprire la zip o ridurre l’intensità prima della cima aiuta a gestire il raffreddamento.
Casco e guanti
Il casco deve essere correttamente regolato e non muoversi quando scuoti la testa. I guanti migliorano la presa e proteggono le mani in caso di caduta. Per approfondire puoi consultare la guida Demon sull’importanza del casco nel ciclismo.
Quali occhiali usare tra bosco, sterrato e luce aperta
Il percorso alterna aree aperte e bosco. La luminosità può cambiare in pochi secondi: si passa dal sole diretto all’ombra, poi di nuovo a un tratto luminoso. In queste condizioni gli occhiali devono proteggere da raggi UV, vento, polvere, insetti e piccoli detriti senza ridurre eccessivamente la percezione del terreno.
Lenti fotocromatiche
Le lenti fotocromatiche sono una soluzione versatile per un itinerario con luce variabile. Si scuriscono quando l’esposizione aumenta e tornano più chiare quando la luminosità diminuisce. Non cambiano istantaneamente come un interruttore, ma evitano di dover sostituire la lente durante la pedalata. Una lente con categoria iniziale bassa è particolarmente utile nei tratti ombreggiati e nei rientri serali.
La risposta fotocromatica dipende dalla tecnologia, dalla temperatura e dall’esposizione. Nelle giornate molto calde alcune lenti possono raggiungere una tonalità meno intensa rispetto a condizioni fredde. Per approfondire leggi perché le lenti fotocromatiche possono scurirsi meno con il caldo.
Lenti trasparenti o molto chiare
In una giornata coperta, nel bosco fitto o con partenza tardo-pomeridiana, una lente trasparente può offrire la massima luminosità mantenendo protezione meccanica. Non serve soltanto contro il sole: vento, insetti e rami bassi possono colpire gli occhi anche con cielo grigio.
Lenti specchiate e scure
Una lente scura è efficace nelle giornate luminose e sui tratti aperti, ma può diventare limitante nel bosco. Chi sceglie una lente di categoria elevata dovrebbe valutare l’orario, la copertura nuvolosa e la durata del rientro. Per capire come gestire un cambio improvviso di luce puoi leggere la guida cosa fare quando il sole scompare mentre pedali con una lente scura.
Forma e stabilità
Su sterrato conta anche la montatura. Un modello avvolgente limita l’ingresso laterale di aria e polvere; naselli e terminali in materiale aderente aiutano a mantenere la posizione quando si suda. La lente deve offrire una visuale ampia verso il basso e lateralmente, perché in fuoristrada si alterna continuamente lo sguardo tra traiettoria vicina e percorso lontano.
Il confronto tra occhiale a mascherina e occhiale tradizionale nel ciclismo aiuta a scegliere la forma più adatta alle proprie esigenze.
Sicurezza, convivenza sui sentieri e rispetto dei luoghi storici
Le strade militari sono un patrimonio, ma oggi sono inserite in un territorio vivo. Possono attraversare aree agricole, boschi utilizzati, strade locali e sentieri frequentati da escursionisti. Il diritto di passaggio e le condizioni possono cambiare; segnaletica, divieti e proprietà vanno sempre rispettati.
Velocità adeguata
Una strada larga non è una pista. Dietro una curva possono esserci persone, cani, mezzi agricoli, alberi caduti o terreno scavato dall’acqua. Riduci la velocità dove la visuale è limitata e usa un richiamo gentile prima di superare. Gli escursionisti hanno bisogno di tempo per capire da quale lato stai arrivando.
Non uscire dalla traccia
Tagliare i tornanti accelera l’erosione e danneggia la vegetazione. Sui tracciati storici può anche compromettere opere in pietra e scarpate costruite. Rimani sulla sede stradale, evita di creare nuove linee e non affrontare varianti non autorizzate soltanto perché compaiono come tracce sul terreno.
Ricoveri, gallerie e manufatti
Non entrare in cavità non gestite e non segnalate. Non arrampicarti sui muri, non spostare pietre e non rimuovere reperti. Oltre alla tutela storica, esiste un problema concreto di sicurezza: le strutture possono essere instabili e i bordi nascosti dalla vegetazione.
Meteo e rinuncia
Un temporale rende rapidamente pericolosi i tratti nel bosco, aumenta il rischio di caduta e può far crescere l’acqua nei canali. Se il cielo cambia, valuta una deviazione su strada e accorcia il giro. Rinunciare a un segmento tecnico è una decisione competente, non una sconfitta.
Uscita in solitaria
Comunica a una persona il percorso e l’orario previsto di rientro. Mantieni il telefono carico e non dipendere totalmente dalla connessione. Una posizione condivisa può essere utile, ma non sostituisce la pianificazione. Se sei solo, aumenta il margine: evita di affrontare un passaggio al limite delle tue capacità soltanto perché non vuoi scendere dalla bici.
In caso di incidente
Metti in sicurezza te stesso e il gruppo, valuta la situazione e chiama il numero unico di emergenza 112 quando necessario. Fornisci posizione, tipo di incidente, numero di persone coinvolte e condizioni del luogo. Non spostare un ferito con possibile trauma importante salvo pericolo immediato. Conserva batteria e mantieni libera la linea telefonica.
Residui bellici: non toccare munizioni, contenitori metallici o oggetti sospetti. Allontanati, non usare fiamme e segnala la posizione alle autorità.
Un museo a cielo aperto non è un parco tematico
Fotografare e raccontare questi luoghi è un modo positivo per conservarne la memoria, purché il contenuto non banalizzi ciò che rappresentano. Migliaia di persone lavorarono alla costruzione delle opere in condizioni durissime; soldati e civili vissero anni segnati da paura, spostamenti e privazioni. La pedalata può essere divertente e sportiva senza perdere il senso di rispetto.
Allenamento, alimentazione e gestione dell’uscita
Per completare il percorso con piacere serve una preparazione coerente con 600 metri di dislivello e con la guida su fondo misto. Non è necessario allenarsi come per una gara, ma è utile avere già affrontato uscite di durata simile e qualche salita su sterrato.
Allenamento nelle settimane precedenti
Alterna una pedalata facile a un’uscita collinare. Inserisci brevi tratti su sterrato per allenare equilibrio, frenata e scelta della linea. Anche il lavoro sul core è utile: addome, schiena e glutei stabilizzano il corpo quando la bici si muove sotto di te. Pochi esercizi regolari sono più efficaci di una sessione intensa svolta soltanto prima del giro.
Riscaldamento
La partenza da Vicenza offre una fase di avvicinamento ideale. Usa i primi minuti per aumentare gradualmente la cadenza. Evita partenze esplosive e rapporti duri. Un corpo già caldo reagisce meglio quando iniziano le salite e riduce il rischio di affaticare subito ginocchia e zona lombare.
Alimentazione prima della partenza
Consuma un pasto digeribile con carboidrati e una quota moderata di proteine, lasciando il tempo necessario alla digestione. Evita di sperimentare alimenti nuovi. Se parti presto, una colazione semplice può essere integrata con uno snack durante l’avvicinamento.
Durante il giro
Mangia prima di sentire un calo netto. Piccole quantità regolari sono più facili da gestire di una grande sosta quando sei già in difficoltà. Bevi con continuità, aumentando la quantità con il caldo. I sali minerali possono essere utili nelle giornate lunghe e afose, ma non sostituiscono acqua e alimentazione.
Dopo il giro
Reintegra liquidi, mangia un pasto completo e dedica alcuni minuti alla pulizia della bici. Fango e polvere sulle pastiglie, sulla catena e sugli steli della forcella accelerano l’usura. Pulisci anche gli occhiali senza strofinare la polvere a secco: acqua tiepida e microfibra pulita riducono il rischio di micrograffi. La guida completa è disponibile nell’articolo come pulire gli occhiali sportivi senza rovinarli.
Strategia per un gruppo
Prima della partenza chiarite il livello tecnico e concordate i punti di ricongiungimento. In salita ciascuno può procedere al proprio ritmo, ma agli incroci l’ultimo deve vedere la direzione presa. Nei tratti tecnici lasciate spazio tra le biciclette: chi precede potrebbe fermarsi improvvisamente. Una persona esperta può aprire il gruppo e un’altra chiuderlo, verificando che nessuno resti isolato.
Perché le strade militari sono diventate un patrimonio cicloturistico
Dopo la guerra, molte infrastrutture militari continuarono a servire le comunità. Strade nate per l’esercito facilitarono collegamenti tra contrade, accesso ai boschi, attività agricole e sviluppo del turismo. Questo passaggio da opera bellica a bene collettivo è uno degli aspetti più significativi della storia delle Prealpi Vicentine.
La bicicletta è particolarmente adatta a raccontare questa trasformazione. È abbastanza veloce per collegare più punti in una giornata, ma abbastanza lenta per percepire pendenze, muri e cambi di versante. Il ciclista sperimenta fisicamente la logica della strada: capisce perché un tornante si allarga, perché il tracciato rimane defilato, perché un ricovero si trova proprio in quel punto.
Il cicloturismo storico può inoltre distribuire l’attenzione oltre i luoghi più famosi della Grande Guerra. Pasubio, Monte Grappa e Altopiano di Asiago sono riferimenti fondamentali, ma le linee arretrate e i sistemi logistici permettono di comprendere il conflitto in modo più completo. Senza strade, magazzini, ospedali, campi d’aviazione e collegamenti, anche la linea del fronte non avrebbe potuto funzionare.
Il valore della manutenzione
Una strada storica sopravvive soltanto se viene conosciuta, documentata e mantenuta. L’abbandono favorisce crolli, erosione e perdita di leggibilità. Allo stesso tempo, una frequentazione incontrollata può danneggiarla. Il progetto di recupero dell’Ortogonale 1 prova a tenere insieme percorribilità, ricerca storica, valorizzazione naturalistica ed economia locale.
Chi pedala può contribuire con comportamenti semplici: seguire i tracciati ufficiali, non lasciare rifiuti, segnalare alberi caduti o problemi agli enti e alle realtà che curano il percorso, rispettare chi vive nelle contrade e acquistare servizi locali. La valorizzazione non consiste soltanto nel pubblicare una foto, ma nel creare un rapporto equilibrato con il territorio.
Una forma di memoria attiva
La memoria non è immobile. Pedalare lungo l’Ortogonale 1 significa riutilizzare una strada con uno scopo opposto a quello per cui fu costruita: non più guerra e ripiegamento, ma conoscenza, salute e incontro. Questo non cancella la funzione originaria. Al contrario, la rende visibile e permette alle nuove generazioni di avvicinarsi alla storia attraverso un’esperienza concreta.
Articoli strettamente collegati da leggere prima o dopo il giro
I collegamenti seguenti ampliano la tematica senza duplicare questo articolo: itinerari vicentini, strade storiche, scelta della bici, pressione delle gomme, sicurezza e gestione della luce.
FAQ sulle strade militari dei Monti Castellari in bici
Il percorso è adatto a una gravel?
Sì, la gravel è una scelta coerente se monta gomme generose e tassellate e se il ciclista ha esperienza su sterrato e single track. La prova originale è stata effettuata con pneumatici da 45 mm mediamente tassellati. Dopo pioggia o con fondo molto eroso una mountain bike offre più margine.
Posso affrontarlo con una mountain bike?
Sì. Una hardtail è probabilmente la soluzione più semplice per privilegiare controllo, comfort e trazione. Una full suspended funziona bene, anche se può essere più impegnativa nei trasferimenti asfaltati.
È adatto a una e-bike?
Un’e-gravel o una e-MTB adatta al fuoristrada può percorrerlo, ma il peso richiede freni efficienti e tecnica nelle discese. Verifica autonomia, stato della batteria e possibilità di superare eventuali ostacoli a piedi.
Qual è il dislivello?
La scheda originale indica circa 600 metri di dislivello positivo e una quota massima di 371 metri. Controlla comunque il dato aggiornato sulla traccia Komoot, perché partenza, deviazioni e modifiche possono cambiare lo sviluppo.
Quanto tempo serve?
Dipende da distanza effettiva, ritmo, soste, condizioni e capacità tecnica. Per un giro storico è consigliabile lasciare margine e non impostare il tempo soltanto sulla velocità media abituale su asfalto.
Il percorso è difficile?
La classificazione indicativa è S1, quindi media per chi ha esperienza di fuoristrada. Il single track e i canali di erosione possono diventare più impegnativi con fango, foglie o stanchezza.
Quali gomme sono consigliate?
Per una gravel, gomme intorno a 40–45 mm con tassellatura media offrono un buon equilibrio. La pressione va adattata a peso, carcassa, cerchio, camera o tubeless e condizioni del terreno.
Si può percorrere dopo la pioggia?
È meglio attendere che il fondo dreni. Pioggia e passaggi su terreno saturo aumentano il rischio di caduta e possono danneggiare i sentieri. Verifica informazioni locali e scegli una variante asfaltata quando necessario.
Servono luci?
Una luce posteriore è utile anche di giorno. Una luce anteriore compatta offre sicurezza se il rientro si prolunga o se si attraversano zone molto scure. Non entrare in gallerie o ricoveri non ufficialmente accessibili soltanto perché possiedi una luce.
Quali lenti sono più adatte?
Le fotocromatiche sono versatili nei continui passaggi tra sole e bosco. In una giornata coperta può essere preferibile una lente trasparente o molto chiara. Una lente scura fissa richiede più attenzione nei tratti ombreggiati.
Posso entrare nelle gallerie militari?
Solo quando l’accesso è ufficialmente consentito, gestito e segnalato. Le cavità abbandonate possono avere crolli, pozzi, acqua e scarsa stabilità. Non improvvisare esplorazioni.
Dove trovo la traccia?
Il collegamento Komoot è presente nella sezione video e traccia. Aprilo prima della partenza, controlla gli aggiornamenti e salva la mappa offline.
Il giro è adatto ai principianti?
Non è la scelta ideale come prima uscita assoluta su sterrato. Un principiante con buona forma può affrontarlo insieme a una persona esperta, in condizioni asciutte, con bici adeguata e disponibilità a camminare nei passaggi tecnici.
Perché si chiama Ortogonale 1?
Il nome identifica una linea strategica difensiva predisposta lungo la dorsale Agno-Leogra e collegata al Campo trincerato di Vicenza. Non indica una singola strada uniforme, ma un sistema di opere e viabilità.
Una pedalata che continua anche dopo il rientro
Pedalare sulle strade militari dei Monti Castellari è un modo concreto per unire ciclismo, territorio e memoria. La partenza da Vicenza rende il giro accessibile, ma il passaggio attraverso l’Ortogonale 1, Monte Pulgo e Monte Piano porta rapidamente dentro un paesaggio più complesso, costruito da relazioni tra cresta, fondovalle e pianura.
La soddisfazione non nasce soltanto dal completare i 600 metri di dislivello. Nasce dal riconoscere una cunetta in pietra, dal capire perché una strada evita il versante esposto, dal controllare la bici in un tratto eroso e dal ritrovare la pianura sapendo che quelle vie avevano un significato strategico preciso.
Preparazione, prudenza e rispetto trasformano l’uscita in un’esperienza premium nel senso più autentico: non lusso superficiale, ma attenzione ai dettagli. Una bici in ordine, la traccia verificata, l’equipaggiamento essenziale, la capacità di rinunciare a un passaggio e il desiderio di conoscere la storia rendono il percorso più sicuro e più ricco.
Quando tornerai a Vicenza, le strade militari non saranno più soltanto linee sulla mappa. Saranno diventate salite, curve, ombra, pietra e memoria vissuta dal ritmo della pedalata.
🎁 Ricevi il Coupon Premio 15%
Scopri la collezione completa Demon di occhiali da ciclismo per gravel, mountain bike, bici da corsa e cicloturismo.
Usa il codice qui sotto e ottieni il 15% di sconto sul tuo acquisto.
Riferimenti utilizzati per storia e percorso
- INTO PREALPS Bike Adventure – Pedalando sulle strade militari, versione corta
- Progetto Ortogonale 1 Destra Leogra
- Punti di interesse storico lungo l’Ortogonale 1
- Progetto di recupero dell’itinerario storico
Aggiornamento del percorso: sentieri, accessi e condizioni possono cambiare. Verifica sempre la traccia, la segnaletica e le informazioni locali prima della partenza.

