Guida aggiornata · Settembre 2026
Sicurezza in Montagna: Cosa Fare in Caso di Emergenza e Come Prevenire i Rischi
La sicurezza in montagna comincia molto prima di un incidente: significa scegliere un itinerario adatto, controllare meteo ed equipaggiamento, sapere quando tornare indietro e conoscere le azioni essenziali in caso di infortunio, smarrimento o maltempo. In una vera emergenza, la priorità è proteggere le persone, localizzarsi con precisione e attivare tempestivamente i soccorsi.
Sicurezza in Montagna: Perché la Prevenzione Conta Davvero
I numeri più recenti aiutano a comprendere quanto sia importante preparare correttamente anche un’escursione apparentemente semplice.
Nel 2025 in Italia sono state registrate 13.037 missioni di soccorso alpino. La caduta o scivolata ha rappresentato il 45% delle cause di intervento e l’escursionismo il 43,6% delle attività praticate dalle persone soccorse. La sicurezza non riguarda quindi soltanto l’alpinismo estremo: interessa soprattutto le normali attività sui sentieri.
Fonte: Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – dati attività 2025 .
È un punto importante perché nell’immaginario comune l’emergenza in montagna viene spesso associata a pareti verticali, ghiacciai o ascensioni tecniche. In realtà, una parte consistente degli interventi riguarda persone impegnate in escursioni: una scivolata, un malore, un errore di percorso, un calo fisico o l’arrivo del maltempo possono trasformare rapidamente una giornata normale in una situazione difficile.
La prevenzione non elimina ogni rischio, ma aumenta il margine a disposizione quando qualcosa non procede come previsto. Avere una frontale nello zaino non impedisce di fare tardi, ma evita che il buio diventi automaticamente un’emergenza. Avere una traccia offline non impedisce di sbagliare bivio, ma può aiutare a capire prima l’errore. Portare uno strato caldo non impedisce un temporale, ma riduce le conseguenze di una lunga sosta al freddo.
Un pendio ripido, un temporale o una zona senza copertura telefonica sono pericoli. Il rischio dipende anche da esposizione, esperienza, equipaggiamento, condizioni e decisioni.
Tempo, luce, energie, batteria, abbigliamento e vie alternative costituiscono il margine che permette di assorbire un imprevisto senza trasformarlo immediatamente in emergenza.
Per approfondire le cause che stanno dietro all’aumento degli interventi puoi leggere anche la guida DEMON su perché aumentano i soccorsi in montagna e quali sono gli errori più comuni degli escursionisti .
Preparazione Preventiva: la Base della Sicurezza in Montagna
La maggior parte delle decisioni che determinano la qualità e la sicurezza di un’escursione viene presa prima di mettere piede sul sentiero.
Prima di partire controlla cinque elementi: itinerario, difficoltà reale, meteo, equipaggiamento e condizioni del gruppo. Aggiungi sempre un margine per ritardi e imprevisti e comunica a una persona di fiducia dove andrai e quando prevedi di rientrare.
Valuta l’itinerario rispetto alle persone, non soltanto sulla carta
Due percorsi della stessa lunghezza possono avere difficoltà completamente diverse. Dieci chilometri su una strada forestale non equivalgono a dieci chilometri con forte dislivello, terreno instabile, tratti esposti, nevai residui o continui saliscendi. La distanza è quindi soltanto uno dei parametri.
Prima della partenza valuta almeno:
- lunghezza complessiva e sviluppo reale dell’itinerario;
- dislivello positivo e negativo, considerando anche la discesa;
- tempo di percorrenza realistico per il membro più lento del gruppo;
- tipo di terreno: sentiero, pietraia, neve, passaggi esposti o attrezzati;
- quota massima e possibile esposizione a vento, freddo o irraggiamento;
- difficoltà tecnica e competenze realmente necessarie;
- punti di appoggio, rifugi e possibilità di abbreviare il percorso;
- ora del tramonto e margine di luce disponibile.
Non pianificare in base al ritmo del più allenato. Se l’uscita viene affrontata in gruppo, il programma deve essere compatibile con esperienza, forma fisica, attrezzatura e sicurezza della persona meno veloce o meno esperta.
Definisci prima un orario limite per tornare indietro
Una delle decisioni più difficili viene presa quando la meta sembra vicina. Dopo ore di cammino può nascere la tentazione di proseguire “ancora dieci minuti”, anche se il cielo sta cambiando, il gruppo è in ritardo o qualcuno è stanco.
Stabilire prima un orario di inversione riduce questa pressione. Se a quell’ora non hai raggiunto un determinato punto, rivaluta l’itinerario indipendentemente dalla distanza che manca alla cima. È particolarmente importante quando sono previsti temporali pomeridiani, quando le giornate sono corte o quando il rientro attraversa terreno complesso.
Da ricordare: la vetta è facoltativa, il rientro no. Arrivare a una meta non compensa la perdita del margine necessario per scendere in sicurezza.
Comunica il programma a una persona che resta a valle
Prima di un’escursione, soprattutto se sei solo o in una zona poco frequentata, lascia a una persona di fiducia informazioni abbastanza precise da poter essere utili in caso di mancato rientro.
- luogo di partenza e parcheggio utilizzato;
- sentiero o itinerario previsto;
- meta principale ed eventuali varianti;
- orario indicativo di partenza;
- orario previsto di rientro;
- momento oltre il quale il ritardo dovrebbe destare preoccupazione;
- numero e nomi delle persone del gruppo, quando opportuno.
Comunicare genericamente “vado in montagna” serve a poco. In un’eventuale ricerca, sapere da quale valle sei partito e quale sentiero avevi pianificato può restringere enormemente l’area da controllare.
Se ami uscire da solo, approfondisci anche le regole pratiche per le escursioni in solitaria .
↑ Torna all’inizioCheck-Up dell’Equipaggiamento: Cosa Controllare Prima di Partire
L’equipaggiamento corretto dipende da stagione, quota, durata e difficoltà. L’obiettivo non è riempire lo zaino, ma avere ciò che serve per affrontare sia l’attività prevista sia un ragionevole imprevisto.
Controlla l’integrità dell’attrezzatura
Un controllo visivo prima della partenza può evitare inconvenienti banali che in ambiente isolato diventano difficili da gestire.
- Zaino: verifica spallacci, fibbie, cuciture e cerniere, distribuendo il peso in modo stabile.
- Scarponi o calzature: controlla suola, allacciatura e stato generale, soprattutto prima di un percorso lungo.
- Bastoncini: verifica sistemi di bloccaggio e regolazione.
- Attrezzatura tecnica: corde, imbragature, moschettoni, casco e dispositivi specifici devono essere appropriati all’attività e utilizzati secondo le indicazioni del produttore e la formazione ricevuta.
Illuminazione, orientamento e comunicazione
Anche un’escursione pianificata per terminare nel pomeriggio dovrebbe considerare la possibilità di un ritardo. Una frontale pesa poco e può trasformare una discesa al buio da problema serio a situazione gestibile.
- Frontale: testala prima della partenza e verifica batteria o accumulatori.
- Smartphone: parti con batteria carica e limita i consumi inutili.
- Power bank: utile soprattutto per itinerari lunghi, freddo o uso prolungato del GPS.
- Cartografia: scarica le mappe necessarie per l’utilizzo offline prima di perdere la connessione.
- Bussola e mappa: sono un backup valido soltanto se sai realmente utilizzarle.
- Dispositivo satellitare: può aggiungere una possibilità di comunicazione in itinerari remoti, ma richiede conoscenza delle sue funzioni e non sostituisce la pianificazione.
Abbigliamento: preparati anche a stare fermo
Una persona che cammina in salita produce calore. Dopo un incidente, durante una lunga attesa o in caso di vento, la situazione cambia rapidamente. Per questo l’abbigliamento non va scelto soltanto per il comfort mentre ci si muove.
- strato base adatto alla gestione dell’umidità;
- strato termico proporzionato a quota e stagione;
- guscio impermeabile e antivento quando le condizioni lo richiedono;
- guanti e copricapo anche nelle stagioni intermedie se si sale di quota;
- protezione solare e occhiali adatti all’esposizione;
- ricambio asciutto essenziale nelle uscite in cui può diventare utile.
Kit di primo soccorso: cosa dovrebbe permetterti di fare
Il kit deve essere proporzionato all’attività e alle competenze di chi lo porta. Non esiste una composizione universale valida per ogni situazione, ma per una normale escursione può essere ragionevole disporre di materiale per protezione personale, piccole ferite, medicazioni e isolamento termico.
- guanti monouso;
- garze sterili e materiale per medicazione;
- cerotti di diverse dimensioni e materiale per vesciche;
- benda o fascia utile per fissare una medicazione;
- disinfettante o materiale appropriato per la pulizia di piccole ferite;
- forbici compatte, se sai usarle in sicurezza;
- coperta isotermica;
- farmaci personali prescritti o abitualmente necessari.
Attenzione: strumenti destinati al trattamento di emorragie importanti, come un tourniquet, richiedono formazione specifica. Portare un dispositivo senza sapere quando e come utilizzarlo correttamente non equivale a essere preparati.
Per una panoramica più ampia puoi consultare anche la guida DEMON dedicata all’ equipaggiamento essenziale per il trekking .
↑ Torna all’inizioPianificazione del Percorso: Come Ridurre il Rischio di Perdersi
Una traccia GPS è utile, ma non è una garanzia. La vera pianificazione consiste nel capire il percorso prima di partire, individuandone punti critici, alternative e possibili problemi.
Non limitarti a scaricare una traccia GPX
Prima di partire osserva l’intero percorso sulla cartografia. Individua i cambi di direzione, i bivi, le sezioni più ripide, i tratti esposti, le zone senza sentiero evidente, i guadi, i canaloni e i punti in cui la traccia attraversa altre strade o sentieri.
Controlla anche il profilo altimetrico. Un dislivello totale può nascondere una sequenza di salite e discese molto più faticosa di quanto suggerisca il solo dato numerico.
La guida su come leggere una traccia GPX, il dislivello, i tempi e i punti critici approfondisce proprio questa fase.
Mappe offline: preparale prima della partenza
La copertura dati può sparire appena si entra in una valle stretta o in una zona remota. Aprire per la prima volta la cartografia quando non c’è più segnale può quindi essere troppo tardi.
- Scarica l’area cartografica offline che comprende percorso e zone circostanti.
- Carica la traccia prevista e controlla che venga visualizzata correttamente.
- Segna punti utili come rifugi, parcheggi, bivacchi e possibili rientri.
- Controlla la batteria e considera un power bank per itinerari lunghi.
Per scegliere e utilizzare meglio questi strumenti puoi leggere anche la guida alle app da trekking, mappe offline, GPS e tracce GPX .
Individua rifugi, vie di fuga e alternative
Un buon itinerario non viene studiato soltanto dal punto A al punto B. Chiediti cosa faresti se, a metà percorso, il meteo peggiorasse o una persona del gruppo non riuscisse a continuare.
- Dove si trova il rifugio più vicino?
- Esiste un sentiero più breve per scendere?
- Ci sono tratti oltre i quali tornare indietro diventa più lungo che proseguire?
- Ci sono punti particolarmente esposti da evitare con pioggia o temporali?
- Esistono attraversamenti che possono diventare problematici con acqua alta?
Acqua e alimentazione fanno parte della sicurezza
La quantità di acqua necessaria cambia con temperatura, intensità, quota, durata e caratteristiche individuali. Una sorgente segnata su una mappa non è automaticamente disponibile né necessariamente potabile: nelle stagioni secche può essere assente e la qualità può essere incerta.
Se il percorso dipende da punti d’acqua intermedi, verifica le informazioni disponibili prima della partenza e porta una riserva adeguata. Per approfondire puoi consultare la guida DEMON su quanta acqua portare in montagna e come gestire le fonti .
↑ Torna all’inizioCome Chiamare i Soccorsi in Montagna e Quali Informazioni Fornire
In una situazione seria è importante chiedere aiuto con tempestività e comunicare informazioni utilizzabili dai soccorritori.
In Italia, in caso di emergenza contatta il 112 dove è attivo il Numero Unico Europeo; negli altri territori segui le indicazioni locali del sistema di emergenza, compreso il 118 per l’emergenza sanitaria. Specifica chiaramente che ti trovi in ambiente montano e, quando necessario, richiedi l’attivazione del Soccorso Alpino.
Non aspettare che una situazione grave diventi incontrollabile. Un trauma importante, un malore serio, una persona non responsiva, difficoltà respiratoria, un’emorragia rilevante, un grave problema termico o l’impossibilità di proseguire in sicurezza possono richiedere l’attivazione immediata dei soccorsi.
Prima di telefonare: metti in sicurezza la situazione
Se è possibile farlo senza esporti a un nuovo pericolo, fermati in un punto sicuro. Prima di concentrarti sull’infortunato osserva ciò che ti circonda: caduta di sassi, traffico su una strada, pendio instabile, torrente, fulmini, neve, ghiaccio o un punto esposto possono mettere in pericolo sia la persona coinvolta sia chi cerca di aiutarla.
Se il pericolo non è immediato, evita spostamenti inutili dell’infortunato e segui le indicazioni dell’operatore di emergenza.
Cosa comunicare al Soccorso Alpino
Le informazioni precise permettono alla centrale di comprendere il problema e organizzare meglio l’intervento. Non è necessario parlare velocemente: è più utile essere chiari e rispondere alle domande dell’operatore.
| Informazione | Cosa comunicare | Perché è utile |
|---|---|---|
| Dove | Coordinate, sentiero, quota indicativa, rifugio, cima, valle o altri riferimenti affidabili. | Riduce l’area da raggiungere o cercare. |
| Cosa è successo | Caduta, malore, smarrimento, trauma, problema legato al freddo o altra situazione. | Aiuta a comprendere il tipo di intervento necessario. |
| Quante persone | Numero totale del gruppo e numero delle persone coinvolte. | Permette di dimensionare le risorse. |
| Condizioni | Stato di coscienza, respirazione, eventuale sanguinamento importante e altri elementi richiesti. | Aiuta a stabilire priorità e urgenza. |
| Ambiente | Meteo, vento, nebbia, neve, terreno, ostacoli o pericoli nella zona. | Influenza modalità e sicurezza dell’intervento. |
| Contatto | Nome, numero di telefono e batteria disponibile. | Consente alla centrale di richiamarti. |
Dopo la chiamata
- non chiudere la comunicazione finché non te lo chiede l’operatore;
- segui le istruzioni ricevute;
- mantieni il telefono raggiungibile;
- riduci consumi inutili della batteria;
- non spostarti senza motivo se la posizione è sicura e i soccorritori stanno venendo a cercarti;
- se devi spostarti per un pericolo reale, comunica il cambiamento quando possibile;
- prepara il gruppo all’attesa proteggendolo da freddo, vento, sole o precipitazioni.
Abbiamo dedicato un approfondimento specifico anche a quando chiamare il Soccorso Alpino e quali situazioni richiedono realmente aiuto .
GeoResQ: a cosa serve e cosa bisogna sapere
GeoResQ è attualmente un servizio gratuito gestito dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. L’app consente, tra le altre funzioni, di inviare una richiesta di soccorso comunicando posizione e percorso alla centrale operativa.
È importante però comprenderne i limiti. Per la trasmissione dell’allarme tramite app è necessaria una connessione dati. Le funzioni basate su GPS possono inoltre aumentare il consumo della batteria. Per questo conviene installare e configurare l’app prima dell’escursione, verificarne il funzionamento e partire con il telefono ben carico.
GeoResQ non rende il telefono un comunicatore satellitare. In una zona senza rete dati l’app non può trasformare magicamente uno smartphone in un dispositivo capace di inviare un allarme via satellite. La disponibilità di strumenti di comunicazione adeguati va valutata prima di entrare in ambienti remoti.
Approfondisci il tema nella guida DEMON: GeoResQ e dispositivi satellitari: quando servono davvero .
↑ Torna all’inizioPrimo Soccorso in Montagna: Cosa Fare in Attesa dei Soccorsi
L’obiettivo del primo soccorso non è sostituire personale sanitario o soccorritori, ma riconoscere le urgenze, evitare ulteriori pericoli e prestare l’aiuto che si è realmente in grado di fornire.
Questa guida non sostituisce un corso di primo soccorso. In un’emergenza reale attiva tempestivamente il sistema di soccorso e segui le istruzioni dell’operatore. Esegui soltanto manovre e utilizza dispositivi che conosci e per i quali hai ricevuto una formazione adeguata.
1. Controlla prima la sicurezza della scena
Prima di avvicinarti chiediti se puoi farlo senza creare un secondo incidente. In montagna esistono pericoli che possono continuare anche dopo l’evento iniziale: caduta di sassi, pendii ripidi, traffico, fulmini, ghiaccio, corsi d’acqua o materiale instabile.
Se la zona è pericolosa, proteggere i soccorritori improvvisati e il resto del gruppo è parte del primo soccorso. Un secondo infortunato rende tutto più difficile.
2. Valuta risposta e respirazione
Se una persona sembra priva di coscienza, verifica se risponde e se respira normalmente e attiva immediatamente i soccorsi. Utilizzare il vivavoce, quando possibile, permette di ricevere le istruzioni dell’operatore mantenendo le mani libere.
Se la persona non respira normalmente, segui immediatamente le indicazioni della centrale di emergenza e avvia le manovre di rianimazione previste dalla tua formazione. Se è disponibile un defibrillatore automatico esterno, utilizzalo secondo le indicazioni del dispositivo e dell’operatore.
3. Emorragie importanti: la priorità è fermare il sanguinamento
Per un sanguinamento esterno importante, le linee guida di primo soccorso indicano come primo intervento una pressione manuale diretta e decisa sulla ferita utilizzando materiale appropriato o, in assenza, un materiale pulito disponibile.
Dispositivi specifici come medicazioni emostatiche e tourniquet hanno indicazioni precise. Un tourniquet è destinato alle emorragie degli arti potenzialmente letali non controllate dalla pressione diretta e il suo impiego richiede adeguata formazione.
4. Sospetta frattura o trauma importante
In presenza di forte dolore, deformità, impossibilità a utilizzare un arto o trauma significativo, evita tentativi di “rimettere a posto” la parte interessata. Limita i movimenti e segui le indicazioni dei soccorritori.
Una persona con possibile trauma importante non dovrebbe essere spostata senza necessità, soprattutto se esiste il sospetto di un coinvolgimento della colonna, a meno che rimanere dove si trova rappresenti un pericolo più grave e immediato.
5. Piccole ferite, abrasioni e vesciche
Una piccola lesione può essere protetta utilizzando il materiale del kit, mantenendo l’area il più possibile pulita e coprendola con una medicazione adeguata. Non è necessario trasformare un kit escursionistico in una farmacia: è più importante sapere utilizzare correttamente pochi materiali essenziali.
6. Non somministrare automaticamente cibo o bevande
La vecchia idea di “dare qualcosa da bere” a ogni infortunato non è una regola universale. Una persona non cosciente, confusa o con un trauma serio può avere problemi a deglutire o necessitare successivamente di procedure mediche. In queste situazioni segui le indicazioni della centrale di emergenza.
Una persona pienamente cosciente, senza trauma grave e semplicemente affaticata o lievemente disidratata rappresenta una situazione differente, ma anche in questo caso bisogna considerare il quadro complessivo.
7. Proteggi l’infortunato dall’ambiente
Anche quando il problema iniziale non è il freddo, una persona immobile può raffreddarsi rapidamente. Isolala dal terreno, proteggila dal vento e dalle precipitazioni e utilizza indumenti asciutti o una coperta isotermica quando appropriato.
Lo stesso principio vale in estate: una lunga attesa sotto il sole può peggiorare le condizioni. Quando è sicuro farlo, crea ombra e proteggi il gruppo dall’esposizione.
La competenza più utile si acquisisce prima dell’incidente. Un corso pratico di primo soccorso permette di imparare ciò che una guida online non può insegnare: valutazione, manualità, esercitazioni e capacità di prendere decisioni sotto pressione.
Cosa Fare se Ti Perdi in Montagna
Quando non riconosci più il percorso, continuare a camminare senza una strategia può aumentare rapidamente la distanza dall’ultimo punto certo.
Se pensi di esserti perso, fermati prima di aggravare l’errore. Individua l’ultimo punto in cui eri sicuro della posizione, controlla mappa e GPS, osserva il terreno e valuta se puoi tornare indietro in sicurezza. Se la situazione è incerta, il buio è vicino o il terreno è pericoloso, chiedi aiuto prima che il margine diminuisca ulteriormente.
Fermarsi è spesso più efficace che continuare a cercare il sentiero
È comune accorgersi di un errore soltanto dopo aver camminato per diversi minuti. A quel punto la tentazione è accelerare, tagliare nel bosco o scendere verso ciò che “sembra” una strada. Sono decisioni che possono portare su terreno più ripido e complicare la localizzazione.
Una regola pratica è procedere in quattro passaggi:
- Fermati. Evita di aumentare la distanza dall’ultimo punto conosciuto.
- Ragiona. Ricostruisci l’ultima parte del percorso e identifica dove potresti avere sbagliato.
- Osserva. Controlla mappa, quota, traccia GPS, sentieri visibili e riferimenti sul terreno.
- Decidi. Muoviti soltanto se esiste una scelta ragionevolmente sicura; altrimenti conserva energie e valuta la richiesta di soccorso.
Quando tornare sui propri passi
Se hai identificato con chiarezza l’ultimo bivio corretto, il tratto percorso dopo l’errore è breve e il ritorno è sicuro, ripercorrere la stessa strada può essere la soluzione più semplice.
Non tentare invece scorciatoie attraverso pendii, vegetazione fitta, salti rocciosi o canaloni soltanto perché la traccia GPS mostra il sentiero “vicino”. Una distanza di poche decine di metri in pianta può nascondere un ostacolo insuperabile.
Quando lo smarrimento diventa un’emergenza
Essere momentaneamente fuori sentiero non richiede automaticamente un soccorso. La situazione cambia però se non riesci a ristabilire con sicurezza la posizione e contemporaneamente diminuiscono le possibilità di risolvere il problema da solo.
Fattori che aumentano la criticità sono, per esempio:
- buio imminente senza illuminazione adeguata;
- maltempo o temporali in avvicinamento;
- freddo, vento o pioggia con equipaggiamento insufficiente;
- presenza di bambini o persone vulnerabili;
- stanchezza marcata;
- assenza di acqua;
- terreno ripido, esposto o sconosciuto;
- un componente del gruppo ferito o in difficoltà;
- impossibilità di determinare una direzione sicura.
Se hai già chiesto soccorso e la tua posizione è sicura, non iniziare a spostarti casualmente. Un cambiamento non comunicato può rendere più difficile la ricerca. Segui le indicazioni della centrale.
Temporali e Fulmini in Montagna: Come Comportarsi
Il temporale è uno dei fenomeni che richiedono decisioni anticipate: quando tuoni e fulmini sono già vicini, il tempo disponibile per raggiungere un riparo sicuro può essere molto ridotto.
Se senti un tuono, considera il temporale abbastanza vicino da rappresentare un pericolo. Abbandona creste, cime e percorsi esposti, interrompi eventuali vie attrezzate e cerca rapidamente un edificio chiuso o, quando disponibile, un’automobile con portiere e finestrini chiusi.
La prevenzione comincia dalle previsioni
Prima della partenza verifica bollettini meteorologici affidabili per l’area e la quota interessate. Una previsione generale non permette di sapere con precisione assoluta dove e quando nascerà ogni cella temporalesca: per questo le informazioni consultate a casa devono essere integrate con l’osservazione sul terreno.
Se durante una giornata calda e umida osservi nubi cumuliformi in rapido sviluppo verticale, soprattutto mentre ti avvicini a una cresta o a un tratto dal quale è difficile ritirarsi, valuta la possibilità di modificare immediatamente il programma.
Cosa fare quando compaiono tuoni e fulmini
- Scendi di quota abbandonando rapidamente vette, creste e punti molto esposti.
- Interrompi vie ferrate e percorsi attrezzati con funi, scale o altri elementi conduttori estesi.
- Non sostare sotto un albero isolato o accanto ad altri elementi che emergono nettamente dall’ambiente circostante.
- Allontanati da grandi strutture metalliche come recinzioni, ringhiere, funi e scale.
- Stai lontano dall’acqua e considera il possibile aumento improvviso della portata di torrenti e canali.
- Se siete in gruppo, distanziatevi: la Protezione Civile indica almeno 10 metri tra le persone.
Un piccolo oggetto metallico non “attira” automaticamente il fulmine. Il rischio dipende soprattutto dalla posizione e dalla forma: essere il punto più alto su una cresta o in un’area aperta è molto più rilevante. Il metallo, tuttavia, conduce bene la corrente ed è quindi importante evitare il contatto con strutture metalliche estese.
Se non esiste un riparo sicuro
All’aperto nessun luogo può essere considerato completamente sicuro durante un temporale. Se non riesci a raggiungere rapidamente un edificio o un’automobile, riduci per quanto possibile l’esposizione evitando punti elevati e isolati.
Se sei costretto a fermarti all’aperto, tieni i piedi uniti e minimizza il contatto con il terreno. Accovacciarsi è preferibile a sdraiarsi. Non scegliere però avvallamenti soggetti ad allagamento o canaloni in cui l’acqua potrebbe aumentare rapidamente.
Quanto aspettare dopo l’ultimo tuono?
La Protezione Civile raccomanda di aspettare almeno 30 minuti dopo l’ultimo tuono prima di riprendere le attività all’aperto. L’assenza di pioggia non significa assenza di pericolo: un fulmine può verificarsi anche a distanza dal nucleo principale del temporale.
Per approfondire questo rischio consulta anche la guida DEMON: temporali in montagna: come riconoscerli e cosa fare .
↑ Torna all’inizioFreddo, Ipotermia, Caldo e Disidratazione: Riconoscere il Problema in Tempo
Temperatura, vento, sole e umidità possono diventare elementi critici anche senza un incidente traumatico.
Il raffreddamento può iniziare anche sopra lo zero
L’ipotermia non riguarda soltanto neve e temperature estreme. Una persona bagnata, ferma e sottoposta a vento può perdere calore rapidamente anche in condizioni che durante il movimento sembravano tollerabili.
Tremori persistenti, difficoltà nei movimenti, comportamento insolito, confusione, sonnolenza o progressivo deterioramento delle condizioni devono essere presi seriamente. Se una persona presenta alterazioni importanti dello stato mentale o peggiora, attiva i soccorsi.
Come limitare la dispersione di calore
- raggiungi un luogo riparato quando è sicuro;
- proteggi la persona dal vento;
- isola il corpo dal terreno freddo;
- sostituisci con delicatezza gli indumenti molto bagnati con materiale asciutto quando possibile;
- utilizza strati isolanti e coperta termica in modo appropriato;
- evita movimenti inutilmente bruschi in una persona molto fredda e compromessa;
- segui le indicazioni dei soccorsi.
Caldo eccessivo: non aspettare il collasso
Sul sentiero il caldo viene spesso percepito più tardi di quanto accada in città perché l’aria può sembrare fresca mentre l’irraggiamento solare, lo sforzo e la disidratazione continuano ad aumentare.
Riduzione marcata delle prestazioni, mal di testa, nausea, crampi, debolezza e sensazione di surriscaldamento sono segnali che impongono di rallentare e rivalutare la situazione. Confusione, alterazione dello stato mentale o perdita di coscienza in presenza di forte caldo costituiscono una situazione potenzialmente grave e richiedono l’attivazione dei soccorsi.
Prevenire è più semplice che recuperare
Nelle giornate molto calde scegli quando possibile orari più freschi, valuta l’esposizione del percorso, indossa protezione adeguata dal sole e pianifica la disponibilità di acqua. Ricorda che il consumo varia molto da persona a persona: non esiste una quantità universale valida per ogni escursione.
Proteggiti prima di iniziare a tremare intensamente: aggiungere uno strato in anticipo è più efficace che recuperare dopo un forte raffreddamento.
Non usare la sete come unico indicatore. Pianifica acqua, pause, ombra e intensità in base alle condizioni reali della giornata.
Sicurezza in Montagna d’Inverno: Neve, Valanghe e Autosoccorso
Un percorso estivo conosciuto può cambiare completamente quando viene coperto dalla neve. Orientamento, tempi, difficoltà e conseguenze di un errore diventano differenti.
Il sentiero estivo non è automaticamente il percorso invernale
La neve può cancellare la segnaletica a terra, coprire buche e corsi d’acqua, creare pendii scivolosi e rendere pericolosi traversi che in estate non presentano difficoltà particolari. Una traccia GPS estiva può inoltre attraversare terreno che in condizioni nevose non è appropriato percorrere.
Prima dell’uscita consulta quindi il bollettino nivo-meteorologico pertinente e valuta non soltanto la meta, ma anche esposizione, inclinazione dei pendii, evoluzione della neve e capacità del gruppo.
ARTVA, pala e sonda: il materiale deve essere accompagnato dalla competenza
La normativa italiana prevede, nelle condizioni individuate dall’articolo 26 del D.Lgs. 40/2021, l’obbligo per chi pratica sci-alpinismo, sci fuoripista e attività escursionistiche in particolari ambienti innevati quando sussiste rischio di valanghe di munirsi di sistemi elettronici di segnalazione e ricerca, pala e sonda da neve.
Ma il possesso dell’attrezzatura non sostituisce la formazione. Un dispositivo ARTVA è utile soltanto se viene indossato correttamente, controllato e utilizzato da persone che conoscono le procedure di autosoccorso. Lo stesso vale per pala e sonda.
In ambiente valanghivo la prima strategia rimane evitare il travolgimento. L’autosoccorso è una risposta a un incidente già avvenuto, non una giustificazione per entrare in un pendio che il gruppo non è in grado di valutare.
La decisione deve essere dinamica
Il bollettino consultato al mattino è il punto di partenza. Durante l’uscita osserva ciò che accade realmente: accumuli da vento, neve recente, cambi di temperatura, visibilità e terreno possono imporre una modifica del programma.
Se non possiedi le competenze necessarie per valutare l’ambiente innevato, scegli itinerari compatibili con la tua esperienza o affidati a professionisti qualificati.
↑ Torna all’inizioContinuare, Tornare Indietro o Chiamare Aiuto?
Molte situazioni difficili non iniziano con un singolo grande errore, ma con una sequenza di piccoli segnali ignorati.
Il percorso rimane nelle capacità del gruppo, il meteo è compatibile, hai luce e margine sufficienti e nessuno mostra segnali preoccupanti.
Ritardo crescente, stanchezza, terreno più difficile del previsto, meteo in deterioramento o equipaggiamento insufficiente stanno riducendo il margine.
Non sei certo della posizione, una persona è in difficoltà o la situazione è cambiata ma non esiste ancora un pericolo immediato.
Esiste un problema sanitario o traumatico serio, non puoi raggiungere un luogo sicuro, sei bloccato su terreno pericoloso o la situazione sta diventando ingestibile.
Evita la trappola del “siamo quasi arrivati”
Più tempo ed energie sono già stati investiti nell’uscita, più può essere difficile rinunciare. Questo meccanismo può portare a continuare soltanto perché si è già camminato molto.
La decisione corretta deve invece essere basata su ciò che accadrà da quel momento in avanti: quanta strada manca, quanta luce resta, come sta il gruppo, cosa farà il meteo e quali difficoltà bisognerà ancora affrontare.
Il gruppo deve poter esprimere un dubbio
Se una persona comunica di essere molto stanca, avere freddo, sentirsi insicura o non essere a proprio agio su un passaggio, la risposta non dovrebbe essere minimizzare automaticamente. È un’informazione utile alla decisione.
Nelle attività di gruppo una cultura della sicurezza efficace permette a chiunque di dire “fermiamoci” prima che il problema diventi evidente a tutti.
La scelta prudente fatta presto costa poco. La stessa scelta fatta tardi può essere molto più difficile.
Checklist di Sicurezza Prima di un’Escursione in Montagna
Un controllo di pochi minuti può individuare una dimenticanza prima che diventi un problema sul sentiero.
- Ho controllato le previsioni meteo per area e quota?
- Conosco lunghezza, dislivello e difficoltà del percorso?
- Il percorso è adatto a tutto il gruppo?
- Ho individuato punti critici e vie alternative?
- Ho scaricato mappe e traccia offline?
- Il telefono è carico e ho valutato un power bank?
- Ho con me una frontale funzionante?
- Ho abbigliamento adeguato anche per una sosta imprevista?
- Ho acqua e alimentazione sufficienti con un margine ragionevole?
- Ho un kit di primo soccorso adatto all’attività?
- Qualcuno conosce itinerario e orario di rientro?
- Conosco il mio orario limite per tornare indietro?
- Ho verificato eventuali condizioni particolari: neve, ghiaccio, guadi o sentieri chiusi?
- Se uso GeoResQ, l’app è installata, configurata e testata?
La checklist non sostituisce esperienza e giudizio. Serve a ridurre dimenticanze e a costringerti a verificare sistematicamente gli elementi che più facilmente vengono dati per scontati.
FAQ sulla Sicurezza e le Emergenze in Montagna
Risposte rapide alle domande più comuni su soccorsi, smarrimento, GeoResQ, temporali ed equipaggiamento.
Quale numero bisogna chiamare in caso di emergenza in montagna?
In Italia chiama il 112 nelle aree in cui è attivo il Numero Unico Europeo. Nei territori in cui il sistema non è ancora operativo segui i numeri di emergenza territoriali, compreso il 118 per l’emergenza sanitaria. Specifica che ti trovi in ambiente montano e descrivi con precisione posizione e problema.
Quando bisogna chiamare il Soccorso Alpino?
Quando esiste una situazione che non può essere risolta in sicurezza con i mezzi disponibili: incidente o malore serio, persona non autonoma, smarrimento che sta diventando pericoloso, blocco su terreno difficile o altre condizioni che mettono le persone a rischio. In caso di dubbio serio, contatta il sistema di emergenza e descrivi la situazione: sarà la centrale a valutarla.
GeoResQ è gratuita?
Sì. GeoResQ è attualmente offerta gratuitamente e senza costi aggiuntivi. È gestita dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e permette, tra le altre funzioni, di inviare una richiesta di soccorso con posizione e percorso.
GeoResQ funziona senza copertura telefonica?
Per inviare l’allarme tramite l’app è necessaria una connessione dati. Il GPS permette al telefono di determinare la posizione anche in molte situazioni senza rete, ma la posizione deve poi poter essere trasmessa. GeoResQ non trasforma lo smartphone in un dispositivo satellitare.
Cosa devo dire quando chiamo i soccorsi in montagna?
Comunica dove sei, cosa è successo, quante persone sono coinvolte, condizioni dell’infortunato, meteo e caratteristiche del luogo. Fornisci coordinate se affidabili e lascia un numero al quale la centrale possa richiamarti. Rispondi alle domande dell’operatore senza interrompere prematuramente la chiamata.
Cosa fare se mi perdo durante un’escursione?
Fermati, ricostruisci l’ultimo punto certo, controlla mappa, GPS e terreno e non prendere scorciatoie su zone sconosciute. Torna sui tuoi passi soltanto se il percorso è chiaramente riconoscibile e sicuro. Se non riesci a localizzarti e la situazione sta diventando pericolosa, chiedi aiuto prima che buio, meteo o stanchezza riducano ulteriormente il margine.
Cosa fare se arriva un temporale mentre sono su una cima o su una cresta?
Scendi immediatamente di quota e abbandona punti elevati ed esposti. Interrompi vie ferrate o ascensioni in parete e cerca un edificio chiuso o un’automobile. Se senti un tuono, il temporale è abbastanza vicino da rappresentare un pericolo. La Protezione Civile raccomanda di attendere almeno 30 minuti dopo l’ultimo tuono prima di riprendere l’attività all’aperto.
Gli oggetti metallici attirano i fulmini?
Non è corretto dire che piccoli oggetti metallici attirano automaticamente i fulmini. Sono soprattutto altezza, forma e posizione nell’ambiente a influire sull’esposizione. Il metallo conduce però molto bene l’elettricità: durante un temporale bisogna quindi allontanarsi da strutture metalliche estese come funi, scale, recinzioni e ringhiere.
Cosa non dovrebbe mancare nello zaino per un’escursione?
Dipende dal percorso, ma normalmente vanno valutati abbigliamento adeguato, acqua, cibo, frontale, smartphone carico, navigazione offline, kit di primo soccorso, protezione dal sole e materiale per affrontare un possibile peggioramento del tempo. In itinerari più tecnici o remoti servono attrezzature aggiuntive specifiche.
Bisogna dare acqua o cibo a una persona ferita?
Non automaticamente. Se la persona è incosciente, confusa o presenta un trauma serio, non somministrare cibo o bevande e segui le indicazioni della centrale di emergenza. Situazioni lievi come semplice affaticamento in una persona pienamente cosciente devono essere valutate diversamente.
ARTVA, pala e sonda sono sufficienti per essere sicuri sulla neve?
No. Sono strumenti fondamentali per l’autosoccorso quando richiesti dalle condizioni e dalla normativa, ma devono essere accompagnati da formazione, esercitazione e capacità di valutare il terreno. La strategia più efficace resta evitare di essere coinvolti in una valanga.
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La sicurezza in montagna comprende orientamento, meteo, equipaggiamento, comunicazione e capacità decisionale. Queste guide approfondiscono i singoli temi.
La Sicurezza Prima di Tutto
Vivere la montagna in sicurezza non significa eliminare ogni incertezza. Significa comprendere l’ambiente, preparare l’uscita, riconoscere i propri limiti e conservare abbastanza margine per affrontare ciò che non era stato previsto.
L’attrezzatura ha un ruolo importante, ma non può compensare una decisione sbagliata. Un GPS non rende sicuro un itinerario troppo difficile, una giacca impermeabile non rende prudente entrare volontariamente in un temporale e un dispositivo SOS non sostituisce la capacità di scegliere quando tornare indietro.
Lo stesso vale per l’esperienza: conoscere bene la montagna non significa essere immuni dagli incidenti. Significa, semmai, riconoscere prima i segnali che suggeriscono di rallentare, modificare programma o rinunciare.
Controlla percorso, meteo, difficoltà, attrezzatura, acqua, condizioni del gruppo, comunicazioni e orario di rientro.
Osserva il terreno e il cielo, verifica orientamento ed energie e rivaluta il piano appena cambia una delle condizioni su cui era stato costruito.
Fermati, proteggi le persone da nuovi pericoli, raccogli informazioni precise e chiedi aiuto tempestivamente quando la situazione lo richiede.
Non aspettare che il problema sia evidente per tutti: mantenere margine significa intervenire quando esistono ancora diverse soluzioni sicure.
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