Chi è stato il primo a scalare l'Everest?
La prima ascensione confermata del Monte Everest fu completata insieme da Edmund Hillary e Tenzing Norgay il 29 maggio 1953. I due raggiunsero la vetta alle 11:30 lungo la cresta sud-est, durante la spedizione britannica guidata da John Hunt. Parlare di una vittoria condivisa è più corretto che attribuire l'impresa a un solo uomo: Hillary e Tenzing arrivarono in cima come una cordata.

Se cerchi chi è stato il primo a scalare l'Everest, la risposta storicamente riconosciuta è Edmund Hillary e Tenzing Norgay. Raggiunsero insieme la cima il 29 maggio 1953. Hillary mise fisicamente piede sulla sommità pochi istanti prima di Tenzing, ma entrambi considerarono l'impresa un successo di squadra. I tentativi di George Mallory e Andrew Irvine del 1924 restano invece un mistero: non esiste una prova conclusiva del loro eventuale arrivo in vetta.
Chi furono i primi a scalare l'Everest?
Edmund Hillary, alpinista neozelandese, e Tenzing Norgay, alpinista sherpa, furono i primi esseri umani di cui è documentato con certezza l'arrivo sulla vetta dell'Everest. Il 29 maggio 1953 salirono dal versante nepalese lungo la via del Colle Sud e della cresta sud-est. Raggiunsero il punto più alto della Terra alle 11:30 e vi rimasero per circa quindici minuti prima di iniziare la discesa.
La precisione della formula “prima ascensione confermata” è importante. Prima del 1953 altri alpinisti erano arrivati ad altitudini straordinarie e nel 1924 George Mallory e Andrew Irvine scomparvero molto in alto sulla cresta nord-est. Da allora ci si domanda se possano aver raggiunto la cima prima di morire. Non è mai emersa, però, una prova capace di dimostrarlo. Per questo la storia dell'alpinismo riconosce Hillary e Tenzing come autori della prima salita certa.
29 maggio 1953, nel corso della grande spedizione britannica all'Everest.
Dal versante sud, in Nepal, attraverso Colle Sud e cresta sud-est.
Sì. Hillary e Tenzing utilizzarono ossigeno supplementare a circuito aperto.
Un punto spesso semplificato: non è corretto raccontare Tenzing come un semplice accompagnatore di Hillary. Era uno degli alpinisti d'alta quota più esperti della spedizione e aveva già raggiunto circa 8.600 metri sull'Everest con lo svizzero Raymond Lambert nel 1952. La riuscita del 1953 fu il risultato di una partnership reale e di un'enorme organizzazione di squadra.
Il contesto storico: da Peak XV alla montagna più alta del mondo
Per capire perché la salita del 1953 ebbe un impatto così grande bisogna tornare al XIX secolo, quando il Great Trigonometrical Survey stava misurando e cartografando il subcontinente indiano. La montagna che oggi chiamiamo Everest appariva nelle rilevazioni britanniche come Peak XV. Le misurazioni indicarono che quella vetta superava tutte le altre conosciute: improvvisamente esisteva un “punto più alto della Terra” da localizzare, misurare e, per gli alpinisti delle generazioni successive, tentare di raggiungere.
Il nome Mount Everest venne adottato nel 1865 in onore di George Everest, già Surveyor General of India. La montagna, naturalmente, possedeva nomi locali molto prima della denominazione occidentale: Chomolungma o Qomolangma nella tradizione tibetana e Sagarmatha in Nepal. Oggi l'Everest si trova sulla frontiera tra Nepal e Regione Autonoma del Tibet, in Cina, ed è accessibile principalmente attraverso due grandi sistemi di salita: quello meridionale dal Nepal e quello settentrionale dal Tibet.
All'inizio del Novecento l'Everest non era soltanto una sfida atletica. Era un problema geografico, logistico e scientifico. Mancavano previsioni meteorologiche moderne, materiali tecnici contemporanei, comunicazioni rapide e una conoscenza consolidata degli effetti dell'altitudine estrema. Anche raggiungere la base della montagna richiedeva settimane di viaggio e una macchina organizzativa enorme.
Perché le prime spedizioni arrivavano dal Tibet?
Negli anni Venti il Nepal era chiuso alle spedizioni straniere, quindi i tentativi britannici si concentrarono sul versante tibetano. La ricognizione del 1921 permise di studiare gli accessi alla montagna e individuare la via del Colle Nord. Nel 1922 gli alpinisti salirono ancora più in alto e sperimentarono l'uso dell'ossigeno supplementare, allora discusso e tecnologicamente rudimentale. La spedizione fu segnata anche da una valanga che uccise sette sherpa: un promemoria drammatico del prezzo umano nascosto dietro il linguaggio eroico dell'epoca.
Nel 1924 la sfida raggiunse il suo momento più enigmatico con Mallory e Irvine. Quella vicenda avrebbe accompagnato ogni successivo tentativo sull'Everest e avrebbe persino attraversato i pensieri di Hillary sulla vetta nel 1953.
Perché l'Everest era così difficile da scalare? Sopra gli 8.000 metri si entra nella cosiddetta zona della morte, dove la pressione parziale dell'ossigeno è troppo bassa perché il corpo umano possa acclimatarsi pienamente. Freddo, vento, disidratazione, stanchezza, rischio di congelamento e riduzione della lucidità rendono ogni decisione più difficile.
Era la sigla usata nelle rilevazioni geografiche prima dell'adozione ufficiale del nome Everest.
Ricordano che la montagna ha identità e significati locali che precedono la storia dell'alpinismo occidentale.
Mallory e Irvine scalarono l'Everest prima di Hillary e Tenzing?
Non lo sappiamo. George Mallory e Andrew “Sandy” Irvine scomparvero l'8 giugno 1924 durante un tentativo lungo la cresta nord-est. Furono visti per l'ultima volta dal compagno Noel Odell mentre si muovevano molto in alto sulla montagna, poi le nuvole li nascosero. Non tornarono al campo e nessuno poté stabilire se avessero raggiunto la vetta prima di morire.
Il corpo di Mallory fu ritrovato nel 1999. Il ritrovamento fornì nuovi indizi ma non una risposta definitiva: non venne recuperata la macchina fotografica che avrebbe potuto contenere immagini decisive e non emerse alcuna prova inequivocabile di un passaggio in vetta. Per questo la loro possibile ascensione rimane una delle domande più affascinanti della storia dell'esplorazione.
La scoperta del 2024 legata a Sandy Irvine
Nel 2024 una spedizione documentaristica di National Geographic ha annunciato il ritrovamento di uno scarpone con resti umani e una calza recante il nome “A.C. Irvine”, elementi ritenuti appartenenti a Sandy Irvine. La scoperta è storicamente importante perché restringe il campo delle ricerche e riaccende l'interesse per gli oggetti che Irvine potrebbe aver portato con sé. Non dimostra però che Mallory e Irvine raggiunsero la vetta.
Questa distinzione è essenziale per rispondere in modo corretto alla domanda “chi ha scalato per primo l'Everest?”. Mallory e Irvine potrebbero, in teoria, aver preceduto Hillary e Tenzing, ma senza una prova verificabile non è possibile riscrivere il primato. La prima ascensione documentata e universalmente riconosciuta resta quella del 29 maggio 1953.
Il mistero di Mallory e Irvine non riduce il valore dell'impresa del 1953: mostra, piuttosto, quanto sia importante distinguere tra una possibilità storica e un risultato documentato.
Il 1952: Tenzing Norgay e Raymond Lambert arrivano vicinissimi
Un anno prima della vittoria britannica, una forte spedizione svizzera aveva aperto gran parte della via che sarebbe diventata decisiva. Dopo che il Nepal aveva iniziato ad accogliere spedizioni straniere, l'attenzione si spostò sul versante meridionale: Khumbu Icefall, Western Cwm, parete del Lhotse, Colle Sud e cresta sud-est.
Nel 1952 lo svizzero Raymond Lambert e Tenzing Norgay raggiunsero circa 8.600 metri, una quota eccezionale per l'epoca. Dovettero tornare indietro, ma dimostrarono che la via meridionale era percorribile e accumularono conoscenze preziose sulla montagna, sull'acclimatamento, sui campi alti e sull'uso dell'ossigeno.
Questo episodio aiuta a comprendere il ruolo di Tenzing nel 1953. Non fu scelto casualmente per l'assalto finale: conosceva l'Everest meglio di quasi chiunque altro e aveva già dimostrato di poter operare a quote estreme. L'anno successivo entrò nella spedizione di John Hunt con un patrimonio di esperienza diretta che si rivelò fondamentale.
Lambert e Tenzing raggiungono circa 8.600 metri e si fermano prima della vetta.
La spedizione britannica riprende la stessa logica di accesso dal sud e la porta fino alla cima.
La spedizione britannica del 1953: una vittoria costruita da una squadra
La spedizione del 1953 fu guidata dal colonnello John Hunt e organizzata con un livello di pianificazione straordinario per l'epoca. Non si trattava di due uomini che salivano da soli verso la vetta: dietro Hillary e Tenzing lavoravano alpinisti, sherpa, portatori, medici, tecnici e personale logistico. Erano necessarie tonnellate di materiale, campi progressivamente più alti, corde, viveri, attrezzature per il ghiaccio e sistemi di ossigeno.
La prima grande barriera dal versante nepalese era il Khumbu Icefall, una massa in lento movimento composta da seracchi, crepacci e blocchi di ghiaccio. Superato l'Icefall, la spedizione avanzò nel Western Cwm, risalì la parete del Lhotse e raggiunse il Colle Sud. Ogni metro guadagnato verso l'alto dipendeva dal trasporto di carichi e dalla capacità di mantenere funzionante una catena di campi.
Il primo tentativo di vetta: Bourdillon ed Evans
Il 26 maggio 1953 Tom Bourdillon e Charles Evans effettuarono il primo vero tentativo di vetta della spedizione. Raggiunsero il South Summit, intorno a 8.750 metri, ma problemi con l'ossigeno, la stanchezza e l'ora ormai avanzata li convinsero a rinunciare. Mancava relativamente poco in termini verticali, ma sull'Everest la distanza non può essere valutata come a bassa quota: a quelle altitudini pochi metri possono richiedere un tempo enorme e il margine per tornare in sicurezza è ridottissimo.
La decisione di rientrare fu dolorosa ma razionale. Tre giorni più tardi, la seconda coppia d'assalto avrebbe avuto un'altra opportunità. La scelta cadde su Hillary e Tenzing, che durante la spedizione avevano già mostrato di formare una coppia efficace e affidabile.
La spedizione consolida l'accesso al Colle Sud, la piattaforma decisiva per i tentativi di vetta.
Bourdillon ed Evans raggiungono il South Summit ma scelgono di tornare indietro.
Hillary e Tenzing stabiliscono il Campo IX a circa 8.500 metri con il supporto dei compagni.
Partono alle 6:30, raggiungono il South Summit verso le 9:00 e arrivano in vetta alle 11:30.

Chi era Edmund Hillary?
Edmund Percival Hillary nacque ad Auckland, in Nuova Zelanda, il 20 luglio 1919. Da giovane sviluppò un forte interesse per la montagna e lavorò nell'attività di apicoltura della famiglia. Le Alpi neozelandesi divennero la sua scuola: neve, ghiacciai, creste e meteo mutevole gli permisero di costruire competenze molto utili per l'Himalaya.
La sua crescita alpinistica fu progressiva. Nel 1948 realizzò la sua prima ascensione dell'Aoraki/Mount Cook, la montagna più alta della Nuova Zelanda, e negli anni successivi accumulò esperienza su numerose vette. Nel 1951 partecipò a una spedizione neozelandese nel Garhwal himalayano e poi alla ricognizione britannica dell'Everest. Nel 1952 prese parte alla spedizione britannica al Cho Oyu. Quando John Hunt formò la squadra del 1953, Hillary era quindi già un alpinista himalayano esperto, non un outsider capitato per caso sulla montagna.
All'Everest dimostrò grande capacità nel ghiaccio e nella gestione pratica dei problemi. Fu particolarmente efficace nell'apertura del percorso attraverso il Khumbu Icefall. La sua statura fisica, la resistenza e l'attitudine a risolvere problemi lo resero uno dei candidati naturali per un tentativo di vetta.
Hillary dopo l'Everest
La notorietà mondiale arrivò immediatamente dopo la spedizione, ma Hillary non limitò la propria vita alla celebrazione del record. Partecipò a importanti esplorazioni, compresa la Commonwealth Trans-Antarctic Expedition, e dedicò decenni al sostegno delle comunità sherpa attraverso progetti per scuole, strutture sanitarie e infrastrutture. Il suo rapporto con l'Himalaya divenne quindi molto più ampio di una singola ascensione.
Una correzione utile rispetto a molti racconti sintetici: Hillary non era ancora “Sir” quando raggiunse la cima. La nomina a cavaliere arrivò in seguito al successo del 1953. È corretto chiamarlo Sir Edmund Hillary quando si parla della sua figura storica complessiva, ma durante l'ascensione era Edmund Hillary.
Chi era Tenzing Norgay?
Tenzing Norgay (1914–1986) fu uno dei più importanti alpinisti sherpa del Novecento. La sua biografia giovanile presenta versioni differenti sul luogo esatto di nascita e sui primi anni di vita; ciò che è certo è che entrò molto presto nel mondo delle spedizioni himalayane e costruì un'esperienza eccezionale sull'Everest. Nel 1935 partecipò a una spedizione britannica e negli anni successivi tornò più volte sulla montagna.
Nel 1952 la sua prestazione con Raymond Lambert lo aveva già collocato tra gli alpinisti d'alta quota più forti e preparati del periodo. Arrivare a circa 8.600 metri, con l'attrezzatura dell'epoca e senza una conoscenza moderna della fisiologia d'alta quota, era un risultato straordinario. Quando entrò nella squadra britannica del 1953, Tenzing portava con sé non soltanto forza fisica, ma memoria del terreno, esperienza delle spedizioni e una profonda familiarità con l'ambiente himalayano.
Sherpa: un popolo, non un sinonimo di “portatore”
Nel linguaggio comune la parola “sherpa” viene talvolta usata impropriamente come sinonimo di portatore d'alta quota. In realtà gli Sherpa sono un gruppo etnico himalayano con una storia, una lingua e una cultura proprie. Molti sherpa hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell'alpinismo himalayano come guide, alpinisti, sirdar, tecnici e responsabili logistici. Raccontare correttamente l'Everest significa riconoscere questa competenza, senza ridurla a una funzione di supporto.
Dopo il 1953 Tenzing divenne una figura internazionale. Quando nel 1954 fu fondato l'Himalayan Mountaineering Institute di Darjeeling, divenne Director of Field Training e contribuì per anni alla formazione di nuove generazioni. La sua eredità è quindi alpinistica, culturale e formativa.
Prima del 1953 Tenzing aveva già partecipato a numerosi tentativi all'Everest e conosceva direttamente la montagna.
Il suo nome è diventato un simbolo del valore degli alpinisti sherpa e del loro contributo alla storia dell'Himalaya.
29 maggio 1953: come avvenne la prima salita dell'Everest
Il 28 maggio Hillary e Tenzing raggiunsero il Campo IX, allestito a circa 8.500 metri. I compagni George Lowe, Alfred Gregory e Ang Nyima li avevano aiutati a trasportare materiale e a preparare l'ultimo avamposto. Rimasti soli nella tenda, i due dovettero affrontare una notte gelida e poco riposante, controllando l'attrezzatura e cercando di conservare energie.
La mattina del 29 maggio si prepararono a lungo e partirono intorno alle 6:30. Utilizzavano apparecchi di ossigeno a circuito aperto. La salita procedette verso il South Summit, raggiunto attorno alle 9:00. Da lì la vetta principale sembrava vicina, ma rimanevano tratti esposti e una barriera rocciosa decisiva.
Il passaggio che diventò l'Hillary Step
Poco sotto la cima incontrarono una parete di roccia e ghiaccio alta circa 12 metri. Hillary trovò un passaggio stretto tra la roccia e una cornice di ghiaccio e riuscì a superarlo con una manovra impegnativa; Tenzing lo seguì. Quel passaggio sarebbe diventato famoso come Hillary Step. Nella configurazione della montagna del 1953 rappresentò uno degli ostacoli tecnici più delicati della parte finale.
Superato il gradino, i due continuarono lungo la cresta. Hillary descrisse il momento in cui vide che il pendio non saliva più: alle 11:30 erano sul punto più alto della Terra. Si strinsero la mano e poi si abbracciarono. Dopo anni di tentativi, tragedie e spedizioni, l'Everest aveva finalmente una prima ascensione documentata.
Cosa fecero in vetta?
Rimasero sulla cima per circa quindici minuti, un tempo brevissimo se confrontato con la portata storica dell'evento. Hillary fotografò Tenzing con la piccozza e le bandiere, scattò immagini lungo le creste come prova dell'arrivo e cercò eventuali segni che potessero essere collegati a Mallory e Irvine. Tenzing lasciò una piccola offerta di cibo nella neve; Hillary depose una croce ricevuta da John Hunt.
Non esiste la celebre foto di Hillary in posa sulla sommità: fu lui a utilizzare la macchina fotografica e non pensò di farsi ritrarre. Questa curiosità ha contribuito a rendere iconica l'immagine di Tenzing sulla cima, una delle fotografie più riconoscibili della storia dell'alpinismo.
L'impresa del 1953 fu il momento finale di una catena di competenze: ricognizioni, campi, trasporti, preparazione della via, meteorologia, ossigeno, acclimatamento e lavoro di squadra. La vetta porta due nomi, ma dietro quei due nomi c'era un'intera spedizione.
- Campo IX stabilito a circa 8.500 metri il 28 maggio.
- Partenza per la vetta intorno alle 6:30 del 29 maggio.
- South Summit raggiunto verso le 9:00.
- Superamento del passaggio poi chiamato Hillary Step.
- Vetta raggiunta alle 11:30.
- Permanenza in cima di circa quindici minuti.
Per comprendere quanto la quota alteri capacità fisiche e decisionali, può essere utile approfondire la nostra guida sulla sopravvivenza in alta montagna: l'Everest è un caso estremo di dinamiche che, in scala diversa, interessano ogni attività in ambienti severi.
Chi arrivò per primo sulla vetta: Hillary o Tenzing?
Dal punto di vista della sequenza fisica, Hillary precedette Tenzing di pochi istanti nell'ultimo tratto. Ma trasformare questo dettaglio in una competizione tra i due restituisce male lo spirito dell'impresa. Per un periodo Hillary, Tenzing e John Hunt decisero di non alimentare la disputa pubblica su chi avesse messo il piede per primo sulla sommità, insistendo sul fatto che la vetta era stata raggiunta insieme.
La questione aveva anche una dimensione simbolica. La spedizione era britannica, Hillary era neozelandese e Tenzing era una figura di enorme importanza per le comunità himalayane, per il Nepal e per l'India dove viveva. La stampa cercava una gerarchia semplice; i protagonisti avevano vissuto invece una realtà molto più concreta: nella parte finale uno avanzava, l'altro seguiva, poi i ruoli potevano invertirsi. In una cordata, il risultato dipende dalla collaborazione.
La formulazione più accurata è quindi: Edmund Hillary e Tenzing Norgay furono i primi a raggiungere con certezza la cima dell'Everest; Hillary mise il piede sul punto sommitale immediatamente prima, ma l'ascensione è storicamente attribuita a entrambi.
La notizia dell'Everest e l'incoronazione di Elisabetta II
Nel 1953 non esistevano telefoni satellitari, collegamenti dati o dirette social dal campo base. La notizia dovette viaggiare fisicamente fuori dalla montagna e attraverso i sistemi di comunicazione disponibili. Arrivò in Gran Bretagna in tempo per coincidere con l'incoronazione della regina Elisabetta II, il 2 giugno 1953, amplificando enormemente l'impatto mediatico della spedizione.
Per il pubblico britannico l'ascesa fu presentata come una grande conquista nazionale. A livello internazionale, però, i protagonisti rappresentavano una storia più complessa: una spedizione britannica, un alpinista della Nuova Zelanda e un alpinista sherpa che aveva costruito la propria esperienza tra Himalaya e Darjeeling. Proprio questa combinazione aiutò l'impresa a diventare un simbolo mondiale e non soltanto britannico.
Hillary fu nominato cavaliere; Tenzing ricevette importanti riconoscimenti, tra cui la George Medal. Entrambi furono travolti da una notorietà che non avevano previsto. L'Everest entrò definitivamente nell'immaginario popolare come misura estrema dell'ambizione umana.

L'eredità di Hillary e Tenzing oltre il primato
La loro storia non finisce sul punto più alto dell'Everest. Hillary continuò a esplorare e soprattutto costruì un rapporto duraturo con le comunità sherpa, sostenendo scuole, strutture sanitarie e altri progetti attraverso iniziative che confluirono nell'Himalayan Trust. Tenzing trasformò la propria esperienza in formazione e divulgazione, diventando una figura di riferimento per l'Himalayan Mountaineering Institute.
L'aspetto più moderno della loro eredità è forse la revisione dell'idea stessa di “conquista”. Nel linguaggio del Novecento era comune parlare di montagne “conquistate”. Oggi molti alpinisti preferiscono una prospettiva diversa: la montagna non viene posseduta o sconfitta, viene percorsa temporaneamente accettandone condizioni e rischi. Questa sensibilità rende ancora più significativo il fatto che Hillary e Tenzing abbiano insistito sul carattere condiviso della loro ascensione.
Esplorazione, attività umanitaria e un legame con l'Himalaya durato per gran parte della sua vita.
Formazione alpinistica, rappresentazione del ruolo sherpa e una nuova visibilità internazionale per gli alpinisti himalayani.
I principali record che hanno cambiato la storia dell'Everest
La prima ascensione del 1953 non chiuse la storia esplorativa dell'Everest. Al contrario, aprì nuove domande: era possibile salire da un altro versante, senza ossigeno supplementare, in inverno o completamente da soli? Alcuni dei successivi primati hanno cambiato la percezione dei limiti fisiologici e tecnici dell'alpinismo d'alta quota.
| Data | Impresa | Protagonisti | Perché è importante |
|---|---|---|---|
| 1921 | Prima grande ricognizione britannica | Spedizione britannica | Studia il versante tibetano e individua gli accessi verso il Colle Nord. |
| 8 giugno 1924 | Tentativo rimasto irrisolto | George Mallory e Andrew Irvine | Scompaiono in alto sulla cresta nord-est; non è provato che abbiano raggiunto la cima. |
| 1952 | Quota di circa 8.600 m | Raymond Lambert e Tenzing Norgay | La spedizione svizzera apre gran parte della logica della via meridionale. |
| 29 maggio 1953 | Prima ascensione confermata | Edmund Hillary e Tenzing Norgay | Raggiungono la vetta lungo la cresta sud-est con ossigeno supplementare. |
| 25 maggio 1960 | Prima salita dal versante nord | Wang Fuzhou, Qu Yinhua e Gongbu | Completa con successo l'itinerario settentrionale dal Tibet. |
| 16 maggio 1975 | Prima donna in vetta | Junko Tabei | L'alpinista giapponese diventa la prima donna a raggiungere l'Everest. |
| 8 maggio 1978 | Prima salita senza ossigeno supplementare | Reinhold Messner e Peter Habeler | Dimostra che l'Everest può essere salito senza bombole di ossigeno. |
| 17 febbraio 1980 | Prima ascensione invernale | Leszek Cichy e Krzysztof Wielicki | È anche la prima salita invernale di un ottomila. |
| 20 agosto 1980 | Prima salita solitaria senza ossigeno | Reinhold Messner | Messner sale solo dal versante nord senza ossigeno supplementare. |
La cronologia seleziona alcuni primati storici direttamente collegati all'evoluzione dell'alpinismo sull'Everest; non è un elenco di tutti i record stabiliti sulla montagna.
1978: perché l'ascensione senza ossigeno fu rivoluzionaria
Quando Reinhold Messner e Peter Habeler annunciarono l'intenzione di tentare l'Everest senza ossigeno supplementare, molti consideravano l'obiettivo fisiologicamente troppo rischioso o addirittura impossibile. L'8 maggio 1978 raggiunsero la cima senza bombole e cambiarono la storia dell'alpinismo. Due anni dopo Messner spinse ancora oltre il limite con una salita solitaria e senza ossigeno dal versante nord.
Questi record non “cancellano” quello del 1953: appartengono a domande diverse. Hillary e Tenzing dimostrarono che la vetta poteva essere raggiunta; le generazioni successive iniziarono a esplorare in quali stili, stagioni e condizioni fosse possibile farlo.
Perché la prima salita dell'Everest conta ancora oggi
La forza della storia di Hillary e Tenzing non deriva soltanto dall'altitudine. È il punto d'incontro tra esplorazione geografica, evoluzione della tecnologia, fisiologia umana, cooperazione internazionale e storia sociale dell'Himalaya. Guardata da vicino, la prima salita è meno semplice del mito dei “due eroi soli contro la montagna” e proprio per questo diventa più interessante.
Ogni fase dipendeva da altre persone. Le spedizioni precedenti avevano raccolto informazioni. Gli svizzeri del 1952 avevano sperimentato la via meridionale. Gli sherpa e i portatori avevano trasportato carichi e attrezzature. I membri della squadra del 1953 avevano aperto passaggi, installato campi, verificato sistemi di ossigeno e sostenuto i tentativi di vetta. Bourdillon ed Evans avevano esplorato il tratto fino al South Summit pochi giorni prima.
Questo non riduce il merito di Hillary e Tenzing: lo colloca nel suo contesto. Per arrivare in cima dovettero comunque affrontare l'ultimo campo, la quota estrema, il freddo, l'ossigeno limitato, la cresta e l'Hillary Step. Ma il loro successo dimostra che le grandi imprese di esplorazione sono spesso il risultato di una rete di conoscenze e persone.
Dalla “conquista” al rispetto della montagna
Il lessico dell'epoca parlava spesso di “conquista dell'Everest”. Oggi la prospettiva ambientale e culturale è più consapevole. Le grandi montagne sono ecosistemi fragili e luoghi con significati religiosi e culturali profondi. La domanda non è più soltanto “possiamo arrivare in cima?”, ma anche “come possiamo farlo con responsabilità?”.
Questa evoluzione si collega al tema più ampio dell'ecologia dello sport outdoor e della sostenibilità in montagna: pressione umana, rifiuti, infrastrutture e logistica devono essere valutati insieme al desiderio di esplorazione.
Everest oggi: altezza ufficiale, vie principali, permessi e nuove sfide
L'Everest continua ad attirare alpinisti da tutto il mondo, ma la montagna del XXI secolo è molto diversa da quella affrontata nel 1953. Esistono previsioni meteorologiche più accurate, comunicazioni satellitari, abbigliamento e calzature altamente tecnici, bombole e maschere più affidabili, corde fisse su molti tratti e servizi logistici professionali. Nessuna di queste innovazioni, però, elimina i rischi dell'altitudine estrema.
Quanto è alto realmente l'Everest?
L'altezza oggi riconosciuta è 8.848,86 metri. Il valore è stato annunciato congiuntamente da Nepal e Cina l'8 dicembre 2020 dopo nuove campagne di misurazione. Il dato si riferisce alla quota della superficie nevosa della vetta ed è diventato il riferimento ufficiale contemporaneo.
Quali sono le due vie principali?
Le due direttrici classiche restano la via meridionale dal Nepal, attraverso Khumbu Icefall, Western Cwm, Lhotse Face, Colle Sud e cresta sud-est, e la via settentrionale dal Tibet, che raggiunge il Colle Nord e segue il sistema di creste verso la cima. La maggior parte delle spedizioni commerciali si concentra in finestre meteorologiche relativamente brevi, soprattutto in primavera.
Quanto costa il permesso nepalese per l'Everest?
Il Department of Tourism del Nepal indica, nelle disposizioni entrate in vigore il 1 settembre 2025, una royalty per scalatore straniero sulla via normale dell'Everest pari a 15.000 USD in primavera, 7.500 USD in autunno e 3.750 USD in inverno o estate. La royalty è soltanto una parte del costo reale: un'ascensione richiede anche logistica, servizi di spedizione, assicurazioni, viaggio, attrezzatura, supporto in quota e altre spese.
Dato da verificare prima di pianificare: regole, tariffe e procedure possono cambiare. Per informazioni operative è necessario consultare direttamente il Department of Tourism del Nepal e gli organismi competenti sul versante scelto, anziché affidarsi a vecchie guide online.
Sovraffollamento e impatto ambientale
Le immagini delle code vicino alla cima hanno trasformato il sovraffollamento in uno dei temi più discussi dell'Everest contemporaneo. Il problema non è costante per tutta la stagione: può concentrarsi nelle poche giornate in cui vento e meteo offrono una finestra di vetta. In quelle ore molti gruppi cercano di muoversi sulle stesse corde fisse, aumentando tempi di esposizione alla quota e complessità logistica.
A questo si aggiungono rifiuti, gestione dei campi, bombole, imballaggi e deiezioni. Negli ultimi anni autorità e organizzatori hanno introdotto misure più severe, ma l'equilibrio tra accesso, economia locale, sicurezza e tutela ambientale resta complesso. L'Everest è contemporaneamente una montagna, un luogo culturale, una destinazione di spedizioni internazionali e una fonte di lavoro per molte comunità.
La tecnologia rende l'Everest “facile”?
No. La tecnologia riduce alcuni rischi e migliora le possibilità di prendere decisioni informate, ma non modifica la fisica della quota. Sopra gli 8.000 metri il corpo continua a deteriorarsi, il freddo può provocare congelamenti, il vento può impedire il movimento e gli imprevisti possono diventare rapidamente critici. Per chi vuole capire la differenza tra una normale escursione e l'alpinismo d'alta quota è utile la guida DEMON sulle differenze tra trekking, escursionismo, alpinismo e scialpinismo.
Perché salire l'Everest resta un progetto estremo
La popolarità delle spedizioni commerciali può creare un'impressione fuorviante: vedere molte persone tentare l'Everest non significa che la montagna sia diventata una destinazione ordinaria. Per affrontarla servono esperienza progressiva in alta quota, capacità tecnica, acclimatamento, preparazione fisica, valutazione medica, gestione del freddo e familiarità con attrezzature complesse.
La via normale dal Nepal comprende il Khumbu Icefall, un ambiente glaciale attivo; la parete del Lhotse; il Colle Sud, già vicino agli 8.000 metri; e la lunga permanenza nella zona della morte durante il tentativo finale. Sul versante nord cambiano le difficoltà, ma non la severità generale dell'ambiente.
Il corpo non può acclimatarsi completamente sopra gli 8.000 metri e perde progressivamente efficienza.
Vento, freddo e precipitazioni possono chiudere una finestra di vetta molto rapidamente.
La capacità di rinunciare al momento giusto è una competenza essenziale quanto la forza per salire.
La storia di Bourdillon ed Evans nel 1953 è un esempio perfetto: arrivarono al South Summit e decisero di tornare indietro. Da una prospettiva puramente narrativa può sembrare una sconfitta; dal punto di vista alpinistico è una decisione che dimostra quanto il margine di sicurezza conti più dell'ossessione per la cima.
FAQ: chi ha scalato per primo l'Everest e altre curiosità
Le risposte seguenti raccolgono i dubbi più frequenti sulla prima ascensione e sui principali primati dell'Everest.
Chi è stato il primo a scalare l'Everest?
La prima ascensione confermata fu realizzata da Edmund Hillary e Tenzing Norgay il 29 maggio 1953. Raggiunsero la vetta alle 11:30 lungo la cresta sud-est, durante la spedizione britannica guidata da John Hunt.
Hillary o Tenzing: chi mise il piede per primo sulla vetta?
Hillary precedette Tenzing di pochi istanti nell'arrivo fisico sul punto sommitale. I due, però, considerarono sempre l'ascensione un risultato condiviso e la storia attribuisce la prima salita a entrambi.
Mallory e Irvine raggiunsero l'Everest nel 1924?
Non esiste una prova conclusiva. I due scomparvero molto in alto sulla cresta nord-est e potrebbero essere arrivati più in alto di quanto sia possibile dimostrare, ma il loro eventuale passaggio in vetta non è documentato. Il primato confermato resta quindi quello del 1953.
Hillary e Tenzing usarono l'ossigeno?
Sì. Durante il tentativo decisivo del 29 maggio 1953 utilizzarono apparecchi di ossigeno supplementare a circuito aperto. La prima salita dell'Everest senza ossigeno supplementare sarebbe arrivata nel 1978 con Reinhold Messner e Peter Habeler.
A che ora raggiunsero la cima dell'Everest?
Hillary e Tenzing raggiunsero la vetta alle 11:30 del 29 maggio 1953. Erano partiti dal Campo IX intorno alle 6:30 e avevano raggiunto il South Summit verso le 9:00.
Quanto tempo rimasero Hillary e Tenzing in vetta?
Rimasero sul punto più alto per circa quindici minuti, il tempo di fotografare Tenzing, osservare le creste, lasciare piccoli oggetti simbolici e prepararsi alla discesa.
Perché non c'è una foto di Hillary sulla cima?
Fu Hillary a scattare le fotografie in vetta e non pensò di farsi ritrarre. Per questo la foto simbolo della prima ascensione mostra Tenzing con la piccozza e le bandiere.
Chi guidava la spedizione del 1953?
La spedizione britannica era guidata dal colonnello John Hunt. Il successo dipese da un'organizzazione complessa con alpinisti, sherpa, portatori e personale tecnico e logistico.
Chi fu la prima donna a scalare l'Everest?
La giapponese Junko Tabei raggiunse la vetta il 16 maggio 1975, diventando la prima donna a salire l'Everest.
Chi scalò per primo l'Everest senza ossigeno?
Reinhold Messner e Peter Habeler raggiunsero la vetta l'8 maggio 1978 senza utilizzare ossigeno supplementare, un'impresa che cambiò la comprensione dei limiti dell'alpinismo d'alta quota.
Quanto è alto il Monte Everest?
L'altezza ufficiale contemporanea è 8.848,86 metri, valore annunciato congiuntamente da Nepal e Cina l'8 dicembre 2020 dopo nuove misurazioni.
Dove si trova l'Everest?
Il Monte Everest si trova nell'Himalaya, sulla frontiera tra Nepal e Tibet, in Cina. Le due grandi direttrici di salita partono rispettivamente dal versante sud nepalese e dal versante nord tibetano.
Come si chiama l'Everest in Nepal e in Tibet?
In Nepal è conosciuto come Sagarmatha; in tibetano è chiamato Chomolungma/Qomolangma. Il nome “Everest” fu adottato nel XIX secolo in onore di George Everest.
Fonti storiche e dati ufficiali sull'Everest
Per date, cronologia, misurazioni e informazioni contemporanee è utile distinguere i racconti divulgativi dalle fonti istituzionali o documentarie. Queste risorse consentono di approfondire i punti principali trattati nella guida.
- NZHistory – Hillary and Tenzing reach summit of Everest, Manatū Taonga, Ministry for Culture and Heritage della Nuova Zelanda.
- Royal Geographical Society – Everest 1953, documentazione sulla spedizione e sull'assalto finale.
- Survey Department of Nepal – Measurement of Height of Mt. Sagarmatha, metodologia e valore di 8.848,86 metri.
- Department of Tourism Nepal – Mountaineering Fee, tariffe ufficiali aggiornate per i permessi di salita.
- UIAA – Reinhold Messner, contesto sui principali primati senza ossigeno e in solitaria.
Protezione visiva in montagna: un dettaglio che fa la differenza
In alta quota, riverbero, vento, neve, luce intensa e variazioni improvvise delle condizioni possono affaticare la vista. Per alpinismo, escursionismo e attività outdoor è importante scegliere una protezione adeguata all'ambiente, alla quota e alla luminosità prevista. La storia dell'Everest è estrema, ma ricorda un principio valido su ogni montagna: preparazione e attrezzatura devono essere coerenti con le condizioni reali.
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Chi ha scalato per primo l'Everest? La risposta da ricordare
Edmund Hillary e Tenzing Norgay raggiunsero insieme la vetta dell'Everest il 29 maggio 1953 e sono riconosciuti come autori della prima ascensione confermata. Hillary arrivò sul punto sommitale pochi istanti prima, ma entrambi considerarono l'impresa un risultato condiviso. La possibilità che Mallory e Irvine abbiano raggiunto la cima nel 1924 rimane una domanda storica senza prova definitiva.
Il valore dell'impresa del 1953 va oltre un nome e una data. Fu il risultato di decenni di esplorazioni, del lavoro di una grande squadra, dell'esperienza sherpa e di una collaborazione capace di funzionare nell'ambiente più estremo della Terra. È proprio questa complessità a rendere ancora oggi la storia di Hillary e Tenzing una delle vicende fondamentali dell'alpinismo mondiale.
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