I 14 Ottomila: elenco completo delle vette oltre 8.000 metri
Dall'Everest allo Shishapangma: altezze, posizione, prime ascensioni, caratteristiche, difficoltà e storia delle 14 montagne più alte della Terra, con un approfondimento sul significato di “Ottomila”, sulla zona della morte e sul dibattito moderno relativo alle vere cime.
Quali sono i 14 Ottomila?
Gli Ottomila rappresentano il vertice geografico e simbolico dell'alpinismo d'alta quota. Non sono semplicemente montagne molto alte: sopra gli 8.000 metri l'organismo umano entra nella cosiddetta zona della morte, dove la disponibilità di ossigeno è estremamente ridotta e il corpo non può acclimatarsi in modo permanente.
Le quattordici montagne appartengono a contesti molto diversi. Alcune, come Everest e Lhotse, condividono parte delle principali vie di avvicinamento. Altre, come K2, Broad Peak e i Gasherbrum, si innalzano nel remoto Karakorum. Annapurna, Nanga Parbat e Dhaulagiri sono celebri per ambienti severi e complessi, mentre Cho Oyu e Gasherbrum II vengono spesso descritti come relativamente meno tecnici lungo le vie normali: “meno tecnico”, tuttavia, non significa mai facile o sicuro a queste quote.
La loro storia comprende esplorazioni geografiche, grandi spedizioni nazionali, rivoluzioni nello stile alpinistico, salite senza ossigeno supplementare e imprese sempre più leggere e veloci. È anche una storia di errori, ritirate e tragedie: sugli Ottomila la capacità di rinunciare rimane una parte fondamentale dell'esperienza alpinistica.
Gli Ottomila in quattro dati essenziali
Elenco dei 14 Ottomila dal più alto al più basso
I 14 Ottomila classici si estendono dagli 8.848,86 metri dell'Everest agli 8.027 metri dello Shishapangma. Le quote di alcune montagne possono differire di alcuni metri tra cartografie, rilevazioni storiche e fonti geografiche; nella tabella utilizziamo i valori moderni più comunemente adottati nella letteratura alpinistica.
| # | Montagna | Quota | Area | Catena | Prima ascensione |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Everest | 8.848,86 m | Nepal / Tibet (Cina) | Himalaya | 29 maggio 1953 |
| 2 | K2 | 8.611 m | Pakistan / Cina | Karakorum | 31 luglio 1954 |
| 3 | Kangchenjunga | 8.586 m | Nepal / India | Himalaya | 25 maggio 1955 |
| 4 | Lhotse | 8.516 m | Nepal / Tibet (Cina) | Himalaya | 18 maggio 1956 |
| 5 | Makalu | 8.485 m | Nepal / Tibet (Cina) | Himalaya | 15 maggio 1955 |
| 6 | Cho Oyu | 8.188 m | Nepal / Tibet (Cina) | Himalaya | 19 ottobre 1954 |
| 7 | Dhaulagiri I | 8.167 m | Nepal | Himalaya | 13 maggio 1960 |
| 8 | Manaslu | 8.163 m | Nepal | Himalaya | 9 maggio 1956 |
| 9 | Nanga Parbat | 8.126 m | Pakistan | Himalaya occidentale | 3 luglio 1953 |
| 10 | Annapurna I | 8.091 m | Nepal | Himalaya | 3 giugno 1950 |
| 11 | Gasherbrum I | 8.080 m | Pakistan / Cina | Karakorum | 5 luglio 1958 |
| 12 | Broad Peak | 8.051 m | Pakistan / Cina | Karakorum | 9 giugno 1957 |
| 13 | Gasherbrum II | 8.035 m | Pakistan / Cina | Karakorum | 7 luglio 1956 |
| 14 | Shishapangma | 8.027 m | Tibet (Cina) | Himalaya | 2 maggio 1964 |
Perché gli Ottomila sono 14?
Il numero può sembrare evidente, ma dal punto di vista geografico la questione è più complessa. All'interno di alcuni grandi massicci esistono infatti cime secondarie che superano a loro volta quota 8.000 metri. Il problema diventa quindi stabilire quanta indipendenza topografica debba possedere una sommità per essere considerata una montagna distinta anziché una cima secondaria.
Nel corso degli anni sono state avanzate proposte per ampliare la lista, prendendo in considerazione punti come Broad Peak Central e alcune sommità del Kangchenjunga e del Lhotse. La UIAA ha analizzato il tema e nel 2023 ha ribadito che, pur riconoscendo l'interesse scientifico della discussione, la classificazione alpinistica di riferimento resta quella dei 14 Ottomila classici.
Montagna, vetta e “true summit”: non sono la stessa cosa
Un massiccio può possedere più sommità. Di conseguenza, dire che un punto supera gli 8.000 metri non significa automaticamente attribuirgli lo stesso status di Everest o K2. Entrano in gioco concetti come prominenza topografica, separazione dalle cime vicine, morfologia e tradizione alpinistica.
Esiste poi un secondo problema: quello della vera cima o true summit. Su montagne con lunghe creste sommitali, anticime o cime centrali, una spedizione può raggiungere quota estremamente elevata senza toccare il punto geograficamente più alto. Broad Peak, Manaslu e Shishapangma sono diventati casi particolarmente discussi negli studi moderni sulle ascensioni storiche.
Per questo motivo oggi è utile distinguere tra due domande: “quali sono le 14 montagne classiche sopra gli 8.000 metri?” e “un determinato alpinista ha raggiunto il punto più alto esatto di ciascuna delle 14?”. Sono questioni correlate, ma non identiche.
Cosa succede al corpo oltre gli 8.000 metri?
La quota è l'elemento che accomuna tutti gli Ottomila, indipendentemente dalle difficoltà tecniche della singola montagna. Una via relativamente semplice dal punto di vista dell'arrampicata può diventare estremamente seria quando viene affrontata a 7.500, 8.000 o 8.500 metri.
L'ipossia può ridurre lucidità, coordinazione e capacità decisionale. A questo si sommano freddo, vento, disidratazione, perdita di appetito, fatica accumulata e disturbi legati all'altitudine. Le forme più gravi di malattia d'alta quota, compresi edema cerebrale ed edema polmonare, rappresentano emergenze mediche.
La cima è solo metà del percorso
Molti incidenti in alta quota avvengono durante la discesa, quando energie, concentrazione e scorte di ossigeno possono essere ridotte. Raggiungere il punto più alto non conclude una spedizione: l'obiettivo reale resta rientrare in sicurezza.
L'acclimatamento progressivo è quindi una parte centrale di qualsiasi attività in alta quota. Per approfondire il tema puoi leggere la guida DEMON sui consigli per acclimatarsi in alta montagna e l'approfondimento dedicato alla zona della morte oltre gli 8.000 metri.
Ossigeno supplementare: perché viene utilizzato?
Sulle montagne più alte molti alpinisti utilizzano ossigeno supplementare per ridurre gli effetti dell'ipossia e mantenere maggiore capacità operativa. Salire senza ossigeno resta invece uno dei riferimenti più impegnativi dell'alpinismo d'alta quota. In entrambi i casi l'ossigeno non elimina i pericoli ambientali: valanghe, crepacci, seracchi, vento e freddo restano presenti.
La conquista dei 14 Ottomila: cronologia delle prime ascensioni
L'epoca delle prime ascensioni degli Ottomila fu sorprendentemente concentrata. L'Annapurna I venne raggiunto nel 1950 e appena quattordici anni dopo, nel 1964, la prima salita dello Shishapangma completò la conquista delle quattordici montagne classiche.
Maurice Herzog e Louis Lachenal realizzano la prima ascensione della storia di una montagna superiore agli 8.000 metri.
Edmund Hillary e Tenzing Norgay raggiungono la montagna più alta della Terra.
Hermann Buhl raggiunge la vetta in una delle imprese più celebri dell'alpinismo d'alta quota.
Herbert Tichy, Joseph Jöchler e Pasang Dawa Lama completano la prima ascensione.
Achille Compagnoni e Lino Lacedelli raggiungono la cima durante la storica spedizione italiana.
Due dei giganti himalayani vengono raggiunti a pochi giorni di distanza nel maggio 1955.
Il 1956 segna tre importanti prime ascensioni nel Nepal himalayano e nel Karakorum.
I quattro membri della piccola spedizione austriaca raggiungono la cima senza ossigeno supplementare.
Pete Schoening e Andy Kauffman completano la prima salita dell'Hidden Peak.
Sei alpinisti raggiungono insieme la vetta della settima montagna più alta del mondo.
Una spedizione cinese completa la prima ascensione dell'ultimo Ottomila ancora inviolato.
Everest: 8.848,86 metri
Posizione: Nepal / Tibet (Cina) · Catena: Himalaya.
L'Everest è la montagna più alta della Terra. Nepal e Cina hanno annunciato congiuntamente nel dicembre 2020 la quota ufficiale di 8.848,86 metri. In Nepal è chiamato Sagarmatha, mentre il nome tibetano Chomolungma richiama il profondo significato culturale e spirituale della montagna.
Prima ascensione dell'Everest
Il 29 maggio 1953 il neozelandese Edmund Hillary e Tenzing Norgay raggiunsero la vetta durante la spedizione britannica guidata da John Hunt. La loro ascensione divenne immediatamente uno degli eventi simbolo dell'esplorazione del XX secolo.
Il risultato arrivò dopo decenni di tentativi. Tra questi rimane celebre la scomparsa di George Mallory e Andrew Irvine nel 1924, uno degli enigmi più duraturi della storia dell'alpinismo. Per conoscere nel dettaglio la conquista documentata puoi approfondire chi fu il primo a scalare l'Everest.
Perché l'Everest è difficile?
La via normale non è considerata tecnicamente estrema quanto alcune vie su K2, Makalu o Nanga Parbat, ma la quota cambia completamente la scala della difficoltà. Sul versante nepalese gli alpinisti affrontano la Cascata del Khumbu, il Western Cwm, la Lhotse Face, il Colle Sud e infine una lunga permanenza nella zona della morte.
Il problema non è soltanto “saper arrampicare”. Servono acclimatamento, gestione delle energie, esperienza su ghiacciaio e corde fisse, capacità di valutare meteo e condizioni della montagna e una logistica estremamente complessa.
La guida DEMON all'ascesa dell'Everest dal versante sud approfondisce campi, tappe e struttura della spedizione.
K2: 8.611 metri
Posizione: Pakistan / Cina · Catena: Karakorum.
Il K2 è la seconda montagna più alta del mondo e probabilmente il simbolo più puro dell'alpinismo tecnico sugli Ottomila. La sua piramide rocciosa si innalza nel Karakorum con linee ripide e continue, molto diverse dalla conformazione di molte grandi montagne himalayane.
La prima ascensione italiana del K2
La vetta fu raggiunta il 31 luglio 1954 da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, membri della spedizione italiana guidata da Ardito Desio. La conquista rappresentò una pietra miliare dell'alpinismo italiano e internazionale e rese il K2 indissolubilmente legato alla storia dell'alpinismo del nostro Paese.
Perché il K2 è considerato così difficile?
La via dello Sperone Abruzzi, l'itinerario più conosciuto, presenta passaggi ripidi e tecnici, terreno misto, esposizione alle valanghe e una sezione particolarmente delicata presso il Bottleneck. Sopra questo punto gli alpinisti devono transitare in un ambiente dominato da grandi masse di ghiaccio sospeso.
A ciò si aggiunge il clima del Karakorum, dove lunghe fasi di maltempo possono rendere molto limitate le finestre utili per tentare la vetta. La discesa, spesso affrontata dopo molte ore nella zona della morte, resta una delle fasi più delicate.
Definire il K2 semplicemente “la montagna più pericolosa del mondo” sarebbe riduttivo: la pericolosità cambia con condizioni, itinerario, stagione e stile di salita. È però corretto considerarlo uno degli Ottomila in cui difficoltà tecnica, quota e pericoli oggettivi si combinano in modo particolarmente severo.
Kangchenjunga: 8.586 metri
Posizione: Nepal / India · Catena: Himalaya.
Il Kangchenjunga è la terza montagna più alta della Terra e domina il confine tra Nepal e lo Stato indiano del Sikkim. Il suo nome viene comunemente interpretato come “i cinque tesori delle nevi”, richiamando le grandi sommità del massiccio e il significato sacro attribuito alla montagna dalle comunità della regione.
Prima ascensione e rispetto della vetta
Il 25 maggio 1955 gli inglesi Joe Brown e George Band completarono la prima ascensione. In accordo con l'impegno assunto nei confronti delle autorità del Sikkim, si fermarono pochi passi prima del punto sommitale, evitando di calpestare la cima considerata sacra.
Questo episodio è diventato parte integrante dell'identità alpinistica del Kangchenjunga. Va però distinto dal moderno dibattito sulla certificazione delle “true summits”: la tradizione culturale e il criterio topografico utilizzato per i record sportivi rispondono a logiche differenti.
Caratteristiche e difficoltà
Il Kangchenjunga è una montagna enorme e complessa, caratterizzata da ghiacciai, pendii esposti, terreno misto e condizioni meteorologiche severe. La sua posizione orientale nell'Himalaya la espone fortemente alle dinamiche monsoniche e rende la pianificazione della spedizione particolarmente delicata.
Rispetto all'Everest riceve un flusso molto inferiore di spedizioni. La minore frequentazione, la complessità dell'avvicinamento e il carattere remoto contribuiscono a mantenerne una forte identità esplorativa.
Lhotse: 8.516 metri
Posizione: Nepal / Tibet (Cina) · Catena: Himalaya.
Il Lhotse è la quarta montagna più alta del mondo e forma con l'Everest uno dei complessi montuosi più spettacolari dell'Himalaya. Il nome tibetano significa generalmente “Picco del Sud”, in riferimento alla sua posizione rispetto all'Everest.
Prima ascensione
La vetta principale fu raggiunta per la prima volta il 18 maggio 1956 dagli svizzeri Ernst Reiss e Fritz Luchsinger.
La via normale del Lhotse condivide buona parte dell'itinerario iniziale dell'Everest dal Nepal: Cascata del Khumbu, Western Cwm e Lhotse Face. Più in alto gli itinerari si separano e la progressione verso il Lhotse diventa indipendente.
La celebre parete sud
Quando si parla del Lhotse è impossibile ignorare la gigantesca parete sud. È una delle grandi strutture dell'alpinismo himalayano e ha attirato per decenni alcuni dei migliori scalatori del mondo. Le sue dimensioni, l'altitudine e le difficoltà tecniche la collocano in una categoria completamente diversa rispetto alla via normale.
Il fatto che una parte dell'accesso sia condivisa con l'Everest non deve quindi far considerare il Lhotse una semplice appendice della montagna più alta. Possiede una storia, una morfologia e problemi alpinistici propri, compresi Lhotse Middle e Lhotse Shar, elementi che hanno avuto un ruolo anche nel dibattito su cosa debba essere considerato una cima indipendente sopra gli 8.000 metri.
Makalu: 8.485 metri
Posizione: Nepal / Tibet (Cina) · Catena: Himalaya.
Il Makalu, quinta montagna più alta della Terra, è immediatamente riconoscibile per la sua imponente forma piramidale. Si trova a est dell'Everest e presenta un'estetica severa, fatta di grandi creste, terreno misto e una parte sommitale particolarmente esposta.
Prima ascensione
Il 15 maggio 1955 Jean Couzy e Lionel Terray, membri di una spedizione francese, raggiunsero per primi la vetta. La spedizione si distinse per l'elevato numero di membri che riuscirono successivamente a salire sul punto più alto.
Una delle grandi montagne tecniche dell'Himalaya
Il Makalu non è normalmente inserito tra gli Ottomila più accessibili. Anche lungo gli itinerari più utilizzati presenta tratti ripidi e una parte finale dove capacità alpinistiche e lucidità devono rimanere elevate nonostante la quota.
La combinazione di roccia, neve e ghiaccio, l'esposizione al vento e la lontananza dalle grandi concentrazioni di spedizioni contribuiscono a un'esperienza diversa da quella dell'Everest. La sua piramide sembra semplice vista da lontano, ma proprio la continuità delle pendenze ne costituisce uno degli elementi più impegnativi.
Per molti alpinisti il fascino del Makalu deriva da questo equilibrio: è una delle montagne più alte in assoluto, conserva un carattere relativamente remoto e richiede competenze tecniche che vanno ben oltre la semplice resistenza alla quota.
Cho Oyu: 8.188 metri
Posizione: Nepal / Tibet (Cina) · Catena: Himalaya.
Il Cho Oyu è la sesta montagna più alta del pianeta e sorge non lontano dall'Everest, nei pressi dello storico valico di Nangpa La. La sua grande massa glaciale appare meno verticale rispetto alla piramide del Makalu o alle pareti del K2.
Prima ascensione
Il 19 ottobre 1954 la cima fu raggiunta da Herbert Tichy, Joseph Jöchler e Pasang Dawa Lama. La loro fu una spedizione relativamente leggera rispetto ai grandi assedi himalayani dell'epoca.
È davvero l'Ottomila più facile?
Il Cho Oyu viene spesso definito uno degli Ottomila tecnicamente meno difficili lungo la via normale. È una descrizione relativa, non un sinonimo di sicurezza. Gli alpinisti devono comunque muoversi su ghiacciai e pendii innevati, superare crepacci, affrontare temperature estreme e trascorrere tempo nella zona della morte.
Una montagna può inoltre cambiare sensibilmente da una stagione all'altra. Quantità di neve, condizioni del ghiacciaio, vento e stabilità dei pendii incidono sul livello reale di rischio molto più di una generica etichetta di “facile” o “difficile”. Anche le condizioni di accesso al versante tibetano dipendono dalle autorizzazioni vigenti nel periodo della spedizione.
Nessun Ottomila è una montagna per principianti
Quando una via viene definita “più accessibile”, il confronto è con altri Ottomila. Restano indispensabili esperienza d'alta quota, acclimatamento, capacità tecniche e organizzazione professionale.
Dhaulagiri I: 8.167 metri
Posizione: Nepal · Catena: Himalaya.
Il Dhaulagiri I domina il Nepal centro-occidentale. Il suo nome deriva dal sanscrito e viene comunemente tradotto come “Montagna Bianca”. L'enorme dislivello rispetto alle valli circostanti, le pareti ghiacciate e l'isolamento gli conferiscono un aspetto monumentale.
La prima ascensione corretta: sei alpinisti in vetta
La prima ascensione avvenne il 13 maggio 1960. Raggiunsero la vetta Kurt Diemberger, Peter Diener, Ernst Forrer, Albin Schelbert, Nawang Dorje e Nima Dorje. Dieci giorni più tardi anche Michel Vaucher e Hugo Weber raggiunsero la cima.
Questa precisazione è importante: il Dhaulagiri non fu l'ultimo Ottomila a essere conquistato. Lo Shishapangma rimase inviolato fino al 1964.
Difficoltà e ambiente
Il Dhaulagiri è caratterizzato da grandi pendii innevati, ghiacciai, rischio di valanghe e meteo severo. La salita richiede lunghe permanenze in un ambiente isolato e una pianificazione molto attenta delle finestre meteorologiche.
La montagna mantiene un'identità diversa dalle vette dell'area dell'Everest: la sensazione di isolamento è maggiore e le dimensioni del massiccio sono difficili da comprendere finché non ci si trova nelle vallate che lo circondano.
Per l'alpinismo contemporaneo il Dhaulagiri resta un Ottomila prestigioso non per una singola difficoltà, ma per la combinazione di altitudine, terreno glaciale, esposizione e complessità generale della spedizione.

Manaslu: 8.163 metri
Posizione: Nepal · Catena: Himalaya.
Il Manaslu è l'ottava montagna più alta del mondo. Il nome è collegato al termine sanscrito manas, legato alla mente o allo spirito, e contribuisce alla forte identità culturale attribuita alla montagna.
Prima ascensione del Manaslu
Il 9 maggio 1956 Toshio Imanishi e Gyalzen Norbu raggiunsero per primi la vetta durante la terza spedizione giapponese al Manaslu, guidata dal veterano Yuko Maki.
Le spedizioni giapponesi ebbero un ruolo fondamentale nell'esplorazione del massiccio. I primi tentativi furono inoltre segnati da rapporti complessi con le comunità locali, che consideravano la montagna sacra e temevano che le ascensioni potessero turbarne l'equilibrio spirituale.
Perché il Manaslu richiede attenzione
La via normale è spesso descritta come meno tecnica di itinerari come lo Sperone Abruzzi del K2, ma presenta un importante terreno glaciale, seracchi, crepacci e pendii dove il pericolo di valanghe può diventare determinante.
Negli ultimi decenni il Manaslu è diventato un obiettivo molto conosciuto per l'alpinismo commerciale d'alta quota. La maggiore frequentazione non modifica però la natura dell'ambiente. A oltre 8.000 metri qualsiasi problema può trasformarsi rapidamente in un'emergenza complessa.
Il Manaslu è anche uno dei casi centrali del dibattito sulle vere cime: per anni numerose ascensioni si sono concluse su punti della cresta sommitale leggermente più bassi del true summit. Le moderne ricostruzioni fotografiche e topografiche hanno aumentato l'attenzione sulla posizione esatta del punto più alto.
Nanga Parbat: 8.126 metri
Posizione: Gilgit-Baltistan, Pakistan · Catena: Himalaya occidentale.
Il Nanga Parbat rappresenta l'estremo occidentale dei grandi Ottomila himalayani ed emerge con un dislivello impressionante dalle vallate circostanti. Il nome viene generalmente tradotto come “Montagna Nuda”.
Hermann Buhl e la prima ascensione del 1953
Il 3 luglio 1953 Hermann Buhl raggiunse la vetta durante la spedizione austro-tedesca. L'attacco finale, affrontato in solitaria e senza ossigeno supplementare, divenne una delle imprese simbolo dell'intera storia dell'alpinismo.
La discesa fu drammatica e costrinse Buhl a trascorrere la notte in quota senza una normale sistemazione da bivacco. La sua sopravvivenza contribuì alla leggenda della salita, ma non deve far dimenticare quanto sottile fosse il margine di sicurezza.
La parete Rupal
Uno degli elementi che rende il Nanga Parbat unico è la gigantesca parete Rupal, che sviluppa uno dei maggiori dislivelli continui tra le grandi pareti montuose del pianeta. Affrontarla significa entrare in una dimensione alpinistica molto diversa dalla via normale.
La montagna presenta una combinazione severa di quota, isolamento, terreno misto, valanghe e meteo instabile. La sua reputazione storica deriva anche dalle numerose tragedie che precedettero e seguirono la prima ascensione.
Annapurna I: 8.091 metri
Posizione: Nepal · Catena: Himalaya.
L'Annapurna I è la decima montagna più alta della Terra, ma nella storia dell'alpinismo occupa una posizione speciale: fu il primo Ottomila mai scalato.
La storica prima ascensione del 1950
Il 3 giugno 1950 Maurice Herzog e Louis Lachenal raggiunsero la vetta durante una spedizione francese. L'impresa anticipò di tre anni la conquista dell'Everest e dimostrò per la prima volta che l'uomo poteva raggiungere una cima superiore agli 8.000 metri.
Il successo ebbe però conseguenze drammatiche. Durante la discesa Herzog e Lachenal subirono gravi congelamenti; il rientro della spedizione divenne una seconda e difficilissima battaglia per la sopravvivenza.
Valanghe e terreno complesso
L'Annapurna possiede una reputazione severa soprattutto per l'esposizione a valanghe e per la complessità dei suoi versanti. È importante evitare classifiche semplicistiche basate su statistiche storiche grezze: numero di salite, stile delle spedizioni, periodi considerati e miglioramenti logistici cambiano nel tempo.
Ciò che non cambia è la natura della montagna. Grandi accumuli di neve, seracchi e pendii esposti possono rendere estremamente difficile individuare una linea che sia contemporaneamente efficace e sufficientemente protetta.
L'Annapurna rimane quindi un esempio perfetto del perché l'altitudine, da sola, non determini la difficoltà di un Ottomila. Pur essendo quasi 760 metri più basso dell'Everest, può proporre problemi oggettivi altrettanto seri o superiori in determinate condizioni.
Gasherbrum I: 8.080 metri
Posizione: Pakistan / Cina · Catena: Karakorum.
Gasherbrum I è l'undicesima montagna più alta della Terra ed è conosciuto anche come Hidden Peak. Il soprannome richiama la sua posizione remota e il fatto che la montagna rimanga a lungo nascosta alla vista durante l'avvicinamento attraverso il sistema glaciale del Baltoro.
Prima ascensione americana
Il 5 luglio 1958 Pete Schoening e Andy Kauffman raggiunsero la vetta, completando la prima ascensione durante una spedizione americana guidata da Nicholas Clinch.
Gasherbrum I è inserito in uno degli ambienti montuosi più spettacolari del pianeta, vicino a Gasherbrum II, Broad Peak e K2. L'avvicinamento stesso attraverso il Karakorum rappresenta una parte importante dell'esperienza.
Una montagna remota e tecnica
La via normale presenta terreno glaciale, pendii ripidi e sezioni dove neve e ghiaccio possono cambiare significativamente da una stagione all'altra. Il relativo isolamento rende inoltre più complessa qualsiasi gestione dell'emergenza.
È una montagna meno famosa presso il grande pubblico rispetto a Everest e K2, ma proprio questo costituisce parte del suo fascino: per gli appassionati di storia dell'alpinismo, l'Hidden Peak conserva una forte identità legata all'esplorazione e alle grandi spedizioni del Karakorum.
Broad Peak: 8.051 metri
Posizione: Pakistan / Cina · Catena: Karakorum.
Il Broad Peak prende il nome dalla sua caratteristica cresta sommitale molto estesa. Sorge a breve distanza dal K2 e domina, insieme ai Gasherbrum, il grande ambiente glaciale del Baltoro.
La prima ascensione: quattro alpinisti in vetta
Il 9 giugno 1957 Hermann Buhl, Kurt Diemberger, Marcus Schmuck e Fritz Wintersteller raggiunsero tutti la cima. La piccola spedizione austriaca operò senza ossigeno supplementare e senza il massiccio apparato logistico tipico di molte spedizioni dell'epoca.
Il nome di Fritz Wintersteller viene talvolta omesso nei riassunti più brevi, ma fu uno dei quattro protagonisti della prima ascensione.
Il problema della lunga cresta sommitale
Broad Peak è particolarmente interessante nel dibattito sulle vere cime. Durante il primo tentativo del 29 maggio 1957 alcuni membri della spedizione raggiunsero una sommità anteriore, rendendosi conto che il punto più alto si trovava ancora più lontano. Il gruppo scese e tornò successivamente per completare la salita al vero punto culminante.
Questo episodio storico mostra in modo molto concreto una delle difficoltà degli Ottomila: dopo ore di salita in condizioni di estremo affaticamento, una lunga cresta può rendere complicato stabilire visivamente quale sia il punto esatto più alto.
La via normale viene talvolta considerata meno tecnica di quella del vicino K2, ma altitudine, crepacci, pendenze nevose, vento e lunghezza dell'itinerario mantengono il Broad Peak nel pieno territorio dell'alpinismo estremo.
Gasherbrum II: 8.035 metri
Posizione: Pakistan / Cina · Catena: Karakorum.
Gasherbrum II è la tredicesima montagna più alta del pianeta e appartiene al grande massiccio dei Gasherbrum. È spesso citato, insieme al Cho Oyu, tra gli Ottomila relativamente meno tecnici lungo la via normale.
Prima ascensione
Il 7 luglio 1956 Fritz Moravec, Josef Larch e Hans Willenpart completarono la prima salita. I tre facevano parte di una spedizione austriaca e affrontarono un ambiente allora ancora scarsamente esplorato.
Perché “meno tecnico” non significa semplice
Gran parte della progressione si svolge su neve e ghiaccio e richiede esperienza nella gestione dei ghiacciai, crepacci, corde e campi d'alta quota. Una volta superati gli 8.000 metri, inoltre, la difficoltà fisiologica diventa indipendente dalla pendenza della montagna.
Il Karakorum è famoso per la rapidità con cui il meteo può cambiare. Vento forte, nevicate e scarsa visibilità possono trasformare un itinerario apparentemente lineare in una situazione estremamente complessa.
Gasherbrum II è quindi un ottimo esempio di come sia necessario interpretare correttamente la parola “accessibile” nel contesto himalayano: significa solo che alcuni passaggi sono meno tecnici rispetto a quelli presenti su altri Ottomila, non che la montagna possa essere affrontata senza un'esperienza alpinistica di alto livello.
Shishapangma: 8.027 metri
Posizione: Tibet (Cina) · Catena: Himalaya.
Lo Shishapangma è il più basso dei 14 Ottomila classici, ma supera comunque quota 8.000 metri e appartiene pienamente al mondo dell'alta quota estrema. È inoltre l'unico dei 14 situato interamente in territorio cinese.
L'ultimo Ottomila ad essere conquistato
La prima ascensione fu completata il 2 maggio 1964 da una spedizione cinese guidata da Xu Jing. Dieci membri della spedizione raggiunsero la vetta, chiudendo così il capitolo delle prime ascensioni dei 14 Ottomila classici iniziato sull'Annapurna nel 1950.
La differenza tra cima centrale e cima principale
Lo Shishapangma è uno dei casi più importanti nel dibattito sulle true summits. La cima centrale, superiore anch'essa agli 8.000 metri, è più facilmente raggiungibile lungo alcuni itinerari, mentre il vero punto culminante richiede di proseguire ulteriormente.
Per questo alcune ascensioni storicamente registrate come “Shishapangma” sono state successivamente riesaminate per stabilire se gli alpinisti avessero effettivamente toccato la cima principale.
L'accesso rappresenta un altro elemento distintivo. Essendo interamente in Tibet, ogni spedizione dipende dalle autorizzazioni delle autorità cinesi e le condizioni amministrative possono cambiare nel tempo. Prima di pianificare un'attività nella regione è quindi indispensabile verificare le disposizioni ufficiali aggiornate.
Il fatto di essere il più basso dei quattordici non deve ingannare: a 8.027 metri l'organismo si trova comunque nella zona della morte e la montagna presenta tutti i problemi tipici dell'alpinismo himalayano estremo.
Chi ha scalato per primo tutti i 14 Ottomila?
Per decenni il completamento dei 14 Ottomila da parte di Messner è stato il riferimento assoluto. Nel 2023 un riesame delle fotografie e delle ricostruzioni topografiche di numerose ascensioni storiche ha però evidenziato che, su alcune montagne, diversi alpinisti ritenuti in vetta potrebbero essersi fermati su punti leggermente inferiori al true summit.
Guinness World Records ha quindi riconosciuto retroattivamente l'americano Ed Viesturs, che completò il proprio percorso nel 2005, come primo alpinista confermato sulle vere cime di tutti i 14 Ottomila.
La UIAA ha assunto una posizione differente: continua a riconoscere il significato storico dell'impresa di Messner e ritiene che non sia corretto reinterpretare automaticamente l'alpinismo di decenni fa sulla base di criteri di certificazione sviluppati successivamente.
Due criteri, non due liste di montagne
La controversia non significa che oggi esistano due diversi elenchi principali degli Ottomila. I massicci classici restano 14. Cambia invece il criterio utilizzato per stabilire se una determinata ascensione abbia raggiunto esattamente il punto topografico più alto.
Il record di velocità sulle vere cime
Nel 2023 Kristin Harila e Tenjen Lama Sherpa completarono le vere cime dei 14 Ottomila in 92 giorni, concludendo il progetto sul K2 il 27 luglio. Il risultato mostra quanto siano cambiate logistica, conoscenza delle montagne e capacità di spostamento tra Himalaya e Karakorum rispetto alle grandi spedizioni del Novecento.
Confrontare direttamente queste imprese con quelle degli alpinisti pionieri rimane però difficile: stile di salita, ossigeno supplementare, corde fisse, supporto d'alta quota, pre-acclimatamento e infrastrutture logistiche possono essere radicalmente differenti.
Qual è l'Ottomila più difficile e quale il più facile?
Non esiste una classifica oggettiva e universale. La difficoltà di un Ottomila dipende dalla via scelta, dalle condizioni di neve e ghiaccio, dal meteo, dalla stagione, dall'esperienza della squadra, dall'utilizzo o meno di ossigeno supplementare e dallo stile della spedizione.
Cho Oyu e Gasherbrum II vengono spesso indicati come relativamente meno tecnici lungo le vie normali. Anche il Manaslu è diventato una meta molto frequentata. Tuttavia tutti superano gli 8.000 metri e presentano rischi di malattia d'alta quota, cadute, crepacci, valanghe e maltempo.
All'altro estremo, il K2 combina una via normale tecnicamente impegnativa con una quota di 8.611 metri e un ambiente particolarmente severo. Makalu richiede elevate competenze tecniche nella parte superiore; Nanga Parbat e Annapurna I sono famosi per la complessità dei loro versanti e l'esposizione a pericoli oggettivi.
Protezione degli occhi in alta montagna
L'alta montagna espone gli occhi a una combinazione particolare di luce intensa, radiazione ultravioletta e riflesso della neve. La protezione visiva diventa quindi parte dell'equipaggiamento, non un semplice accessorio estetico.
Per attività su neve, ghiacciaio e quote elevate è importante scegliere la categoria di lente in funzione delle condizioni effettive, considerando luminosità, meteo e tipo di utilizzo. In condizioni estremamente luminose possono essere utilizzate lenti ad alta protezione; le lenti di categoria 4 non sono invece indicate per la guida di veicoli.
Anche la copertura laterale può diventare importante quando la luce viene riflessa da neve e ghiaccio. Per questo gli occhiali progettati per l'ambiente montano possono differire sensibilmente dai normali occhiali da sole destinati all'uso urbano.
FAQ sui 14 Ottomila
Quanti sono gli Ottomila nel mondo?
Gli Ottomila classici riconosciuti dalla tradizione alpinistica e dalla UIAA sono 14. Tutti si trovano in Asia, nell'Himalaya o nel Karakorum.
Quali sono i nomi dei 14 Ottomila?
Everest, K2, Kangchenjunga, Lhotse, Makalu, Cho Oyu, Dhaulagiri I, Manaslu, Nanga Parbat, Annapurna I, Gasherbrum I, Broad Peak, Gasherbrum II e Shishapangma.
Qual è l'Ottomila più alto?
L'Everest è il più alto con una quota ufficiale di 8.848,86 metri, annunciata congiuntamente da Nepal e Cina nel 2020.
Qual è l'Ottomila più basso?
Lo Shishapangma, in Tibet, è il più basso dei 14 Ottomila classici con una quota di circa 8.027 metri.
Qual è stato il primo Ottomila scalato?
L'Annapurna I fu il primo. Maurice Herzog e Louis Lachenal raggiunsero la vetta il 3 giugno 1950.
Qual è stato l'ultimo Ottomila ad essere scalato?
Lo Shishapangma fu l'ultimo dei 14 a ricevere una prima ascensione, il 2 maggio 1964, da parte di una spedizione cinese.
Dove si trovano gli Ottomila?
Tutti si trovano nell'Asia centro-meridionale. Dieci appartengono geograficamente all'Himalaya, considerando anche il Nanga Parbat nell'Himalaya occidentale, mentre quattro — K2, Gasherbrum I, Broad Peak e Gasherbrum II — appartengono al Karakorum.
Esistono altre cime superiori agli 8.000 metri?
Sì. Alcuni massicci possiedono sommità secondarie superiori agli 8.000 metri. Non vengono però considerate montagne indipendenti nella lista classica dei 14 Ottomila. La loro eventuale classificazione separata è oggetto di un lungo dibattito topografico e alpinistico.
Qual è l'Ottomila più facile da scalare?
Non esiste un Ottomila facile. Cho Oyu e Gasherbrum II sono spesso considerati relativamente meno tecnici lungo le vie normali, ma altitudine, meteo, ghiacciai e rischio di malattia d'alta quota rendono comunque ogni ascensione estremamente impegnativa.
Qual è l'Ottomila più difficile?
Non esiste una graduatoria universale, ma il K2 è generalmente considerato tra i più impegnativi per la combinazione di difficoltà tecnica, quota e pericoli oggettivi. Anche Annapurna I, Nanga Parbat e Makalu presentano caratteristiche particolarmente severe.
Chi è stato il primo a scalare tutti i 14 Ottomila?
La UIAA riconosce storicamente Reinhold Messner, che completò i 14 Ottomila nel 1986 senza ossigeno supplementare. In base al più recente criterio di verifica delle “true summits”, Guinness World Records riconosce invece Ed Viesturs come primo alpinista confermato sul punto più alto esatto di tutte le 14 montagne.
Fonti utilizzate per dati e aggiornamenti
Quote, classificazione e cronologia degli Ottomila possono presentare differenze tra fonti storiche e misurazioni moderne. Per questo la guida distingue i dati geografici consolidati dalle questioni ancora dibattute.
I 14 Ottomila restano il simbolo dell'alpinismo d'alta quota

Everest, K2, Kangchenjunga, Lhotse, Makalu, Cho Oyu, Dhaulagiri I, Manaslu, Nanga Parbat, Annapurna I, Gasherbrum I, Broad Peak, Gasherbrum II e Shishapangma formano uno dei capitoli più affascinanti della geografia e della storia dell'esplorazione.
La loro importanza non deriva soltanto dall'altitudine. Ogni montagna ha una personalità diversa: la piramide tecnica del K2, la vastità dell'Everest, la sacralità del Kangchenjunga, la parete sud del Lhotse, l'isolamento del Makalu, la gigantesca Rupal del Nanga Parbat o la lunga cresta sommitale del Broad Peak raccontano problemi alpinistici profondamente differenti.
Anche il concetto stesso di conquista è cambiato. Alle grandi spedizioni nazionali degli anni Cinquanta sono seguiti lo stile alpino, le salite senza ossigeno, le traversate, le prime invernali e infine i progetti ad alta velocità. Parallelamente, cartografia, GPS e analisi fotografiche hanno aperto una nuova discussione sulla posizione delle vere cime.
La UIAA continua a riconoscere i 14 Ottomila classici, preservandone il significato storico. Le verifiche moderne delle true summits aggiungono però un livello di precisione che permette di leggere con maggiore consapevolezza risultati e record contemporanei.
Al di là delle classifiche, rimane una certezza: sopra gli 8.000 metri la montagna impone condizioni nelle quali esperienza, preparazione e capacità di rinunciare contano più di qualsiasi record. La vetta rappresenta un punto geografico; la vera impresa termina solo quando l'alpinista è tornato a valle.
Scopri la collezione completa Demon di Occhiali da Montagna per la perfetta visione e massimo comfort
Torna all'inizioRicevi il Coupon Premio 15%
Usa il codice coupon e ricevi il 15% di sconto sul tuo acquisto.
Il codice è pensato per accompagnarti nella scelta dell'attrezzatura più adatta alle tue prossime avventure in montagna.