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Alpinismo

L’alpinismo è la fusione tra l’uomo e la montagna, il pieno senso di libertà e la sfida con se stessi nel raggiungimento della vetta, il superamento dei propri limiti. Conquista.

Alpinismo, proprio dall’etimologia della parola Alpi rimanda ai primi tentativi della scalata delle principali e più alte vette. E la disciplina praticata in alta montagna basata sul superamento dei propri limiti e delle avversità legate alla scalata della vetta. L’ascesa può avvenire su: Roccia, ghiaccio o neve, o percorsi misti.

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ORIGINI DELL’ALPINISMO

La zona alpina è stata popolata dai tempi della preistoria e la presenza umana, è testimoniata grazie a ritrovamenti archeologici ad altitudini ben più alte rispetto al fondovalle. Si ipotizza che i primi abitanti delle alpi tramite caccia o allevamento in quota erano soliti risalire la montagna.
Le prime imprese del passato (riferendosi ai pionieri di un alpinismo arcaico) descritte da storici greci e romani come: Erodoto, Sallustio e Livio, raccontano le gesta delle prime ascese a vette come Mont Ventoux (1909m) nel 1336 o il Rocciamelone montagna alta 3538m, imprese per l’epoca formidabili.

Tra le varie imprese della “preistoria alpinistica” nel 1492 è quella del Mount Auguille (2085m) su ordine di Carlo VIII è una delle più note. Capitanata da un esperto militare dove parteciparono religiosi e maestranze locali per erigere sulla vetta 3 croci e una cappella votiva.
Fino al 1700 la scalata delle grandi vette rappresentava eventi sporadici in quanto prive di risorse di interesse. Le grandi montagne rimasero per moltissimi anni terreno ignoto.

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LA SALITA DELLE PRINCIPALI VETTE DELLE ALPI

Per tradizione la nascita dell’alpinismo è segnata l’8 Agosto 1786 giorno della prima ascensione del Monte Bianco. La spinta ad effettuare la salita fu fatta dallo scienziato di Ginevra Horace-Bénédict de Saussure ma la salita fu realizzata dal medico Michel Gabriel Paccard e dal cacciatore e cercatore di cristalli Jacques Balmat originari di Chamonix.

Le iniziali motivazioni per le quali si intendeva raggiungere la cima delle principali vette furono per scopi scientifici, infatti si voleva misurare pressione e temperatura oltre che esplorare ambienti all’epoca ancora sconosciuti.

L’ascensione sulle vette alpine venne ben presto affiancata dal gusto della scoperta come estensione del turismo alpino praticato in particolare da inglesi e tedeschi. Nella prima metà dell’ottocento vengono salite per la prima volta tutte le cime principali delle Alpi tra cui:

  • Großglockner – 1800
  • Punta Giordani (Monte Rosa)– 1801
  • Ortles – 1804
  • Jungfrau – 1811
  • Bernina – 1829
  • Pelmo – 1857
  • Monviso – 1861
  • Grandes Jorasses – 1865
  • Marmolada – 1864
  • Cervino – 1865

Il periodo della scalata delle vette per scopi scientifici si conclude idealmente il 14 luglio 1865 con la prima scalata del Cervino.

Se la salita del Monte Bianco era stata in qualche misura suscitata da un interesse scientifico e di scoperta, l’impresa dell’inglese Edward Whymper contiene gli ingredienti che caratterizzeranno l’alpinismo moderno: la sfida fine a sé stessa con una montagna di grande attrazione estetica, la competizione tra diverse cordate e nazionalità, la tragedia di un incidente mortale (durante la discesa persero la vita quattro dei sette componenti della cordata) e le successive polemiche.

alpinisti indossano occhiali da alpinismo durante spedizione in montagna

NASCITA DEI PRIMI CLUB ALPINI

Nello stesso periodo nascono le prime associazioni alpinistiche:

  • Alpine Club (inglese) nel 1857
  • Österreichischer Alpenverein (austriaco) nel 1862
  • Club Alpino Italiano (CAI) nel 1863
  • Deutscher Alpenverein (DAV) nel 1869
  • Società degli alpinisti Tridentini (S.A.T.) nel 1872
  • Club Alpino Francese nel 1874
  • Società Alpina Friulana (SAF) nel 1874

ALPINISMO MODERNO

E se gli eventi che si imprimono nella storia sono la punta di un iceberg di un più profondo substrato, non è difficile sostenere la tesi di un primato francese nella costruzione dei fondamenti dell’alpinismo moderno.

All’inizio degli anni 70 il nuovo movimento alpinistico prese il nome di “Nuovo Mattino”, dal titolo di un articolo di Gian Piero Motti sulla Rivista della Montagna. Si cominciarono a mettere in dubbio e contestare i metodi e gli scopi dei classici scalatori con l’idea della conquista per mezzo delle vie classiche, da ripetere con tecniche e metodologie consolidate. L’idea del movimento era quella di basare l’alpinismo sulla scoperta della libertà, il gusto per la trasgressione, rifiutando la cultura alpinistica della vetta a tutti i costi, dei rifugi, degli scarponi, del CAI, delle guide, e deprecando lo sfruttamento ambientale delle montagne.

Tramite metodi specifici di allenamento fisico e psichico, innovazioni tecniche spesso importate dagli Stati Uniti (i primi pionieri del free climbing) si rese possibile vincere difficoltà che allora sembravano insormontabili: è il periodo in cui si cominciano ad utilizzare le scarpette a suola liscia, in cui viene sviluppato il free climbing.
Passati gli anni settanta e ottanta il Nuovo Mattino tramonterà con le sue contraddizioni, lasciando nell’innovazione solo quello che poteva essere consumato e massificato.

alpinismo ed escursionismo demon

ANNI 90

Sono da ricordare le grandi discese dalle pareti nord del Monte Bianco, da parte del grande snowboarder francese Marco Siffredi, che calcando le orme di Jean-Marc Boivin è stato il primo snowboarder a scendere in solitaria la parete Nant Blanc (oltre 50º di pendenza).

ANNI 2000

L’alpinismo nel terzo millennio ha assunto una connotazione sempre più sportiva, con alpinisti-atleti capaci di grandi prestazioni fisiche (percorsi effettuati in velocità, concatenamenti di più itinerari in un solo giorno) oppure tecniche (gradi di difficoltà altissimi in arrampicata, discese estreme con gli sci) coadiuvati anche dalle più moderne ed evolute tecniche di allenamento e tecnologie alpinistiche.

Parallelamente si assiste ad una diffusione delle pratiche alpinistiche anche al di fuori dei professionisti di settore, ovvero semplici appassionati ed amatori, fino a spingere in alcuni casi l’alpinismo stesso verso vere e proprie forme di sport di massa o turismo sportivo, spesso sottovalutando rischi e limiti personali.

Maschere per scialpinismo

TECNICHE DI SALITA E DIFFICOLTA’

L’alpinismo si basa sul superamento delle difficoltà derivanti dall’ascensione.

Queste possono essere legate agli ostacoli del terreno (pareti verticali, creste strette ecc.) o dall’ambiente stesso (alta quota, condizioni di variabilità atmosferica ecc.).
Le difficoltà variano a seconda della stagione in cui si affronta la scalata e del tipo di ambiente che si decide di affrontare.
A volte si rendono necessarie tecniche di arrampicata risalendo vie d’arrampicata, altre volte si sfruttano vie completamente attrezzate come le vie ferrate.

Salita in ambiente estivo

Le difficoltà poste dall’ambiente estivo in quote non elevate sono principalmente dovute al superamento di ostacoli verticali (pareti) di roccia. Le tecniche applicate per il superamento di queste difficoltà sono quelle proprie dell’arrampicata, libera o artificiale. In particolare si va da tecniche di avanzamento in cordata, costituendo ciascuno l’assicurazione dell’altro, all’uso della catena di assicurazione, della sosta, del freno o dei punti di ancoraggio.

Salita in ambiente invernale

In inverno le basse temperature e la presenza di neve e ghiaccio pone all’alpinista difficoltà diverse da quelle poste dall’ambiente estivo (spesso in ambiente invernale le nuove difficoltà si sommano a quelle tipiche dell’ambiente estivo). Per affrontare le temperature rigide si ricorre ad un apposito abbigliamento, mentre per le difficoltà tecniche (progressione su neve e arrampicata su ghiaccio) si rende necessario l’uso di appositi attrezzi, quali una o due piccozze, ramponi e chiodi da ghiaccio. Su terreno costituito da ghiaccio verticale si applicano le tecniche usate sulle cascate di ghiaccio. Alcuni percorsi permettono in tutto o in parte l’utilizzo di tecniche proprie dello sci alpinismo.

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ALTA QUOTA

L’alpinismo comporta spesso il raggiungimento di quote elevate. Qui le temperature rigide dovute all’altitudine fanno sì che l’ambiente sia molto simile a quello invernale anche d’estate, mentre le caratteristiche invernali sono ancor più accentuate nella stagione fredda. A questo si aggiunge una maggior variabilità atmosferica e la presenza dei disturbi fisiologici dovuti all’alta quota.

La quota può essere classificata in base agli effetti fisiologici che si osservano sull’organismo umano:

  • 0-500 m, livello del mare (near sea level): i cambiamenti atmosferici sono impercettibili dall’uomo e non hanno alcun effetto sulla fisiologia umana.
  • 500-2000 m, bassa quota: i cambiamenti atmosferici sono avvertibili, ma non si rilevano notevoli svantaggi. Negli atleti d’élite si osserva una riduzione della prestazione al di sopra dei 1500 m.
  • 2000-3000 m, media quota: i cambiamenti ambientali diventano evidenti e si osserva la comparsa dei disturbi da altitudine dopo alcune ore di permanenza. La prestazione fisica si riduce progressivamente ma può essere ripristinata con l’acclimatamento.
  • 3000-5500 m, alta quota: un numero elevato di soggetti va incontro a disturbi da altitudine, anche gravi. La prestazione fisica è ridotta anche dopo una corretta acclimatazione.
  • >5500 m, quota estrema: a causa delle condizioni estreme e della comparsa di disturbi da alta quota, al di sopra dei 5500 metri non è possibile la presenza umana permanente.

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GRADO DI DIFFICOLTA’

Per sapere quale ascensione (via) può affrontare in base alle sue capacità tecniche e alla sua preparazione fisica, l’alpinista ha bisogno di conoscere la difficoltà della via stessa, al fine di non correre il pericolo di trovarsi su un terreno che non è in grado di superare senza poter tornare indietro. L’operazione di assegnare un grado a una via è detta quotare o gradare e viene effettuata dagli apritori e dai primi ripetitori della via. Data la difficoltà di classificare le vie per i soli dati oggettivi, le vie vengono gradate attraverso il confronto con vie note, di riferimento, per le quali c’è un largo consenso del loro grado di difficoltà Tuttavia può capitare che subentrino dati soggettivi (ad esempio l’abilità dell’alpinista o l’abitudine a muoversi in un certo ambiente) e fattori oggettivi ma variabili (ad esempio le condizioni atmosferiche o l’innevamento).

Le varie discipline dell’alpinismo e dell’arrampicata usano differenti scale di difficoltà e inoltre a seconda dei paesi (Europa, Stati Uniti) ci possono essere scale diverse:

  • difficoltà alpinistica: è una scala di difficoltà di origine francese che descrive complessivamente i valori di lunghezza, difficoltà, esposizione della via. Il grado è espresso con le lettere F, PD, AD, D, TD, ED, e ABO.
  • arrampicata libera: le scale di difficoltà più usate sono quella UIAA, espressa da un numero romano che va da I a XI e quella francese, espressa da una cifra (3 – 9) seguita da una lettera (a – c). Si usa inoltre il simbolo “+” per i gradi intermedi. Ci sono anche altre scale come quella degli Stati Uniti, dell’Inghilterra o dell’Australia.
  • arrampicata artificiale: viene utilizzata una scala di sei gradi crescenti dall’A0 all’A5 (più un settimo a parte) basata sulla difficoltà e sulla quantità di strumenti artificiali usati.
  • arrampicata su ghiaccio: si utilizza la scala canadese, che esprime sia la difficoltà d’ambiente che quella tecnica, e una chiamata WI, Water Ice, che va dal WI1 al WI7.
  • arrampicata su misto: si utilizza una scala di difficoltà chiamata M, Mixed che va dal M1 all’M13.

AVVICINAMENTO

Le ascensioni alpinistiche comprendono in genere una fase detta di “avvicinamento”, che comprende il percorso effettuato fino al primo punto in cui si incontrano difficoltà alpinistiche. Il percorso dell’avvicinamento è quindi di tipo escursionistico, e segue la medesima scala di difficoltà utilizzate nell’escursionismo:

  • T, turistico: itinerari con percorsi evidenti, su stradine, mulattiere o comodi sentieri, generalmente sotto i 2000 metri. Richiedono una certa conoscenza dell’ambiente montano e una preparazione fisica alla camminata.
  • E, escursionistico: Itinerari che si svolgono su sentiero o su tracce non sempre facili da reperire, o anche a quote più elevate. A volte esposti, su pendii erbosi o detritici, su tratti nevosi, con passaggi attrezzati non impegnativi, ecc. Richiedono senso dell’orientamento e conoscenza della montagna, oltre a calzature ed equipaggiamento adeguati.
  • EE, per escursionisti esperti: Itinerari che comportano singoli passaggi rocciosi di facile arrampicata, attraversamento di canali nevosi, tratti aerei ed esposti, passaggi su terreno infido, ecc. Richiedono equipaggiamento e preparazione adeguata, esperienza della montagna, passo sicuro e assenza di vertigini.

Il grado EE, considerato il limite dell’attività escursionistica, in alcuni casi tende a coincidere con il grado F della scala alpinistica, sebbene in genere le vie classificate come alpinistiche richiedano maggior impegno e dimestichezza nel muoversi su percorsi non segnati. Esistono tuttavia anche ascensioni a vette lungo percorsi o vie di salita giudicate con difficoltà escursionistiche e non alpinistiche, tipicamente su cime più modeste, spesso erbose senza o con ridotta presenza di roccia.

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